C’è un confine sottile tra introspezione e smarrimento — e CARTONE ci cammina sopra con passo nudo e febbrile. Il debut EP di dentrokappa, uscito il 30 maggio per NUOVA RELIGIONE, è un’opera che travalica il formato musicale per farsi esperienza sensoriale. Non è un disco da ascoltare: è un luogo da abitare, anche solo per pochi minuti.
Il titolo è già una dichiarazione di intenti: CARTONE non è una celebrazione lisergica, ma una radiografia cruda del collasso interiore. Tra domande esistenziali e identità che si piegano sotto il peso del dubbio, ogni traccia è una fenditura nella superficie del reale. Adrenalina, FOTTUTI GUAI! e vent’anni sono più che canzoni: sono ombre che sussurrano in stanze chiuse, affreschi elettronici di una giovinezza corrosa.
Il sound, stratificato e viscerale, mescola synth liquidi, beat ipnotici e voci in dissolvenza, generando un’atmosfera sospesa tra l’incubo e la liberazione. COME OGNI VOLTA, impreziosita dalla collaborazione con golya, spalanca una finestra su un mondo emotivo che si rifrange in mille fratture.
“CARTONE” è una mappa per chi ha smesso di cercare salvezza ma non ha mai smesso di sentire. Il disco non cerca di compiacere, ma di provocare. Non offre risposte: semmai, moltiplica le domande.
Nel panorama musicale contemporaneo, dentrokappa sceglie la marginalità come gesto estetico e politico. Il suo EP è un invito a guardarsi dentro — anche quando fa male.










