È il 2013, e la scena rap milanese è in piena era di rinnovamento. Tra voci nuove e promettenti, provenienti dalla periferia e dai centri sociali dell’hinterland, si fa spazio da qualche anno anche un giovane rapper di Rozzano. Il suo nome d’arte è Fedez, e dopo due album d’esordio e qualche collaborazione coi grandi nomi del panorama, il terzo lavoro in studio “Sig. Brainwash” si dimostra una delle promesse dell’anno. Tra brani come “Cigno Nero” feat. Francesca Michielin e “Faccio Brutto”, l’lp scala le classifiche, spianando la strada del rapper, in un percorso fatto di alti e bassi e di un successo enorme, rimasto immutato per una decade intera. A circa undici anni da quel fortunato inizio, Fedez promette agli ascoltatori un comeback alle sue origini. A un rap in senso stretto, nettamente distante da tutti i singoli pop e dai tormentoni pubblicati negli ultimi anni.
Il rapper tenta l’ardua impresa in Di Caprio feat. Niky Savage, uscita su tutte le piattaforme digitali il 13 settembre. Prova ad emulare le barre sagaci e provocatorie degli inizi e di “Pop Hoolista”, mantenendo però la ricerca di numeri immediati che caratterizza i lavori più recenti.
Fedez: il Re Mida dei featuring
Per riuscire nell’intento, ancora una volta, utilizza in maniera scaltra l’elemento del featuring. Individua nel panorama le nuove leve, gli artisti più osannati o disapprovati dalla critica (insomma, basta che se ne parli) e dà loro lo spazio di una strofa o di un ritornello all’interno dei suoi brani.
Quasi come un Re Mida delle top charts, sforna collaborazioni che puntualmente, nonostante critici e detrattori, si rivelano quasi sempre hit. In questo caso scrittura Niky Savage, reduce dal successo della collaborazione con Anna in “TT LE GIRLZ”, ma prima di allora era già successo con Orietta Berti in quel 2020 un po’ nostalgico con “Mille”, con un Tananai all’apice del suo hype ne “La Dolce Vita” e ancora, nel 2023, con “Disco Paradise” feat. Annalisa, che in quell’anno è stata protagonista di tre tormentoni numero uno nel giro di neanche dodici mesi.
Racconto autobiografico o reality?
In Di Caprio Fedez ironizza su sé stesso (“Io più divento calvo più assomiglio a Britney Spears”), sulle sue ultime frequentazioni – che hanno canalizzato l’attenzione dei media italiani per tutta l’estate – e sulla rivendicazione di una vita semplice, che (apparentemente) non si serve di vizi, beni di lusso o di vacanze d’élite.
Vuoi essere il mio Papi? Io non sono Di Caprio. È tua la Maserati? Io non sono Di Caprio
E a contribuire a quella ricerca di ascolti sicuri di cui sopra, ancora una volta, barre che rimandano alla vita privata del rapper e alle vicende sentimentali e legali con l’ex moglie Chiara Ferragni. Perché se già “Sexy Shop” (tentativo di revenge song sotto forma di hit dance estiva feat. Emis Killa) aveva segnato la fine definitiva di un rapporto d’amore nato sempre a suon di musica – tra le strofe di “Vorrei ma non posto” e di quel famoso cane col papillon di Vuitton che galeotto fu – Di Caprio riprende ancora una volta il contenzioso tra i due ex coniugi e li mette in musica.
La stoccata a Chiara Ferragni
Tra confini tra reality e vita privata sempre più labili, il rapper questa volta lascia la parola al collega trapper, in un riferimento – poco comprensibile ma affatto velato – all’arci-noto Pandoro gate.
Chiavo un culo a panettone ma non è Balocco […] bella Fedez fuck alle ex
Ma se la musica per Fedez – come è giusto che sia – funge da racconto autobiografico, rancori e stenti annessi, viene comunque spontaneo chiedersi perché perpetrare in musica una situazione ormai arcinota a tutti, che vede coinvolta la madre dei propri figli (a cui il rapper aveva giurato rispetto in un’intervista proprio a inizio estate)?
Di Caprio: un tentativo di ritorno alle origini non del tutto riuscito
Insomma, Di Caprio è una canzone senza infamia e senza lode: orecchiabile e Tik Tok friendly, sfrutta tutti i trend del momento (compresa una sorta di cameo del Matador ed un coro di voci femminili che rimanda un po’ a “Miu Miu” di Tony Effe), dando vita ad un singolo che certo, ha tutte le carte in regola per fare i numeri voluti, ma risulta ancora molto distante da quel famigerato ritorno alle origini che gli ascoltatori più puristi del genere (e di Fedez) agognano da tempo.










