Niente vicoli, poca gente, tanto rumore. In giro per la TOWN di Rondodasosa ci si accorge che quello che molti definiscono il gioco della musica… un gioco, proprio non lo è.
Un codice inusuale quello al quale Rondodasosa ci ha abituato da tempo, fatto di significati che si scambiano con i significanti e di significanti che si traslano sui significati, sintassi che distruggono l’ordine per crearne uno nuovo, parole che come labirinti senza uscita si perdono su beat vorticosi e chimerici.
TOWN, prodotta da Rivreck è l’estratto del nuovo album “Blue Tape” di Rondodasosa in uscita il 5 aprile per Warner Music Italy. 13 canzoni senza feat, che vedono come protagonista esclusivamente l’artista. Come ha spiegato in un recente post instagram, l’intenzione era dimostrare con le sue sole forze quanto vale. Qualsiasi risultato dell’album sarà solo il suo.
Oggi la simultaneità dell’evoluzione della musica e dell’economia è presente ovunque e gli artisti che si prostrano a questo circolo vizioso sono la stragrande maggioranza. Le hit parade, il disco d’oro a tre giorni dall’uscita, album saturi di feat, solo apparenza e niente contenuto. Rondodasosa ci annuncia da ora che “Blue Tape” significa essere diversi dalla massa.
Già da TOWN è possibile percepire il mistilinguismo caratterizzante di una prosa segmentata e ristretta all’univoco senso delle parole e delle loro personalissime accezioni.
Un manifesto spicca su tutti e dice che questa merda costa cara, non è mica cheap; ma oggi più che mai nella musica si palesano due scenari possibili: quello di rinnovarsi continuamente o quello di rimanere per tutta la carriera fedeli al proprio essere. In entrambi i casi bisogna stare attenti a non mangiare troppa merda altrimenti si finisce per farsela piacere.
Il giro nella TOWN di Rondodasosa è stato fatto, come si diceva nelle prime righe, dove passa poca gente ma dove c’è tanto rumore, sicuramente non tra i vicoli. Per addentrarci nei vicoli aspetteremo il disco.










