“Inverno Nucleare”, il ritorno dei FASK è ben più di un’ipotesi

da | Ott 30, 2026 | Recensioni singoli

Loro sono i Fast Animals and Slow Kids, vengono da Perugia, e dopo vent'anni continuano a pubblicare canzoni pazzesche. Anche meglio delle prime? Forse sì.

Partiamo dalle basi: un inverno nucleare sarebbe “un periodo di prolungato raffreddamento del clima che si ipotizza potrebbe venire causato da un’eventuale guerra termonucleare su larga scala”. Secondo Wikipedia, “le tempeste di fuoco causate da un simile conflitto porterebbero grandi quantità di fuliggine nella stratosfera, bloccando per un certo periodo di tempo il passaggio di parte della luce solare”.

Insomma, l’inverno nucleare in senso stretto è fin qui un’ipotesi, e sarebbe bene che resti tale.

Inverno Nucleare invece è realtà, è qui, ed è il modo in cui i Fast Animals and Slow Kids hanno scelto di tornare dopo una pausa di un paio d’anni in cui, secondo le parole di Aimone Romizi, sono stati “demmerda”.

Dopo due anni

“Hotel Esistenza” è uscito il 25 ottobre 2024 ed è un album che, riascoltato due anni dopo, lascia le stesse sensazioni: i FASK hanno ancora tanto da dire e probabilmente attraversano la fase migliore della loro carriera. La potenza e ruvidità degli esordi non è andata perduta, ma si è mescolata magistralmente ad una maturità che deriva da anni di vita e palchi.

Inverno Nucleare prosegue su questa linea e rafforza questa idea.

Due anni dall’ultimo album e una pausa dai live che dura dalla fine dell’estate 2025. Non una grande pausa, si potrebbe pensare. Ed è vero, se non fosse che per i FASK le pause sono un’anomalia: non capitava da sei anni un’estate senza palchi, trascorsa viaggiando e scrivendo canzoni. Un intervallo abbastanza lungo da spezzare una routine consolidata, ma anche per rimettere ordine dopo anni di attività quasi ininterrotta.

La pausa è servita a prendere le distanze da un meccanismo che per una band abituata a vivere in tour rischia di diventare automatico: pubblicare un disco, portarlo in giro, ricominciare.

La presentazione all’Arci Bellezza

I FASK hanno scelto di ripartire stavolta dai concerti più raccolti. Quanto raccolti? Così raccolti che bisogna dividerli in due.

«Ci siamo detti di non limitarci a tornare e suonare. Volevamo vedere se riuscivamo a suonare dal vivo, partendo dai posti piccoli dove ci sentiamo bene e che ci rappresentano».

Il doppio appuntamento del 21 ottobre all’Arci Bellezza aveva proprio questa funzione, in attesa dei sette concerti previsti nella seconda metà di aprile nei club.

Lo showcase parte subito con la novità, Inverno Nucleare, che sembra un pezzo nato per aprire i live. Suona proprio come dovrebbe suonare un pezzo dei FASK, unendo le aspettative e le speranze, la loro identità e le loro possibilità. Come preludio a nuova musica era davvero difficile fare di meglio.

Poi si torna a percorrere la storia dei Fast Animals and Slow Kids: “Vita sperduta”, “Come un animale”, “Festa”, “Cosa ci direbbe”, “Non potrei mai” e “Animali notturni”. 

Canzoni che appartengono a momenti diversi, ma che restituiscono la continuità del rapporto con i fan e la coerenza di un percorso solido e convincente.

«Per far sì che tutto questo funzioni, serve che qualcuno venga. E quindi vogliamo dirvi grazie per essere qua, perché non è scontato»

La reciprocità non è banale, la partecipazione non può essere data per scontata. Aimone Romizi cerca di ricordarlo eliminando i cliché e di ringraziare il pubblico in modo genuino.

Un’altra cosa che non è cambiata è il talento puro di Aimone sul palco: potrebbe tranquillamente scrivere un libro o tenere un corso su come si incarna alla perfezione il ruolo del frontman.

Insomma, questa piccola pausa non ha intaccato di una virgola tutto ciò che ci ha fatto innamorare dei FASK. Bentornati.

Il testo di Inverno Nucleare dei FASK

non dormi da 3 giorni

sarà la cocaina

sei in cerca di ricordi

o di un’alternativa

le figlie dei dentisti non sorridono mai

quasi mai

tu scappi da te stessa come i ricchi a Dubai

ma dove vai

a farti intercettare dai missili

nei cieli di paesi fantastici

come si fa

morire per vedere dopo dove si va

chi lo sa

tu sei la neve che rimane

dopo l’inverno nucleare

non basteranno i viaggi

i milioni di messaggi

scopiamo solo per odiarci di meno

credo

che alla fine non ti basti il cielo

davvero

non serviranno i farmaci

i libri filosofici

ti prego

saliamo sopra un grattacielo

lo senti il crollo dell’impero

non dormi da 3 giorni

sarà l’adrenalina

se saltano anche i ponti non ci ritorni

com’eri prima

chissà cos’hanno fatto i dinosauri

un’ora prima dell’apocalisse

io avrei voluto solo riabbracciarti la notte in cui

mi hai reso triste

le cose più pure durano poco

come i buddisti che si danno fuoco

non basteranno i viaggi

i milioni di messaggi

scopiamo solo per odiarci di meno

credo

che alla fine non ti basti il cielo

davvero

non serviranno i farmaci

i libri filosofici

ti prego

saliamo sopra un grattacielo

lo senti il crollo dell’impero

che senso aveva

morire nell’ultima scena

però la trama mi piaceva

stasera

con tutte queste lacrime

ci riempiremo il calice

stai indietro

ci sta cadendo addosso il cielo

tu sei la neve che rimane

dopo l’inverno nucleare

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