Partiamo dalle basi: un inverno nucleare sarebbe “un periodo di prolungato raffreddamento del clima che si ipotizza potrebbe venire causato da un’eventuale guerra termonucleare su larga scala”. Secondo Wikipedia, “le tempeste di fuoco causate da un simile conflitto porterebbero grandi quantità di fuliggine nella stratosfera, bloccando per un certo periodo di tempo il passaggio di parte della luce solare”.
Insomma, l’inverno nucleare in senso stretto è fin qui un’ipotesi, e sarebbe bene che resti tale.
Inverno Nucleare invece è realtà, è qui, ed è il modo in cui i Fast Animals and Slow Kids hanno scelto di tornare dopo una pausa di un paio d’anni in cui, secondo le parole di Aimone Romizi, sono stati “demmerda”.
Dopo due anni
“Hotel Esistenza” è uscito il 25 ottobre 2024 ed è un album che, riascoltato due anni dopo, lascia le stesse sensazioni: i FASK hanno ancora tanto da dire e probabilmente attraversano la fase migliore della loro carriera. La potenza e ruvidità degli esordi non è andata perduta, ma si è mescolata magistralmente ad una maturità che deriva da anni di vita e palchi.
Inverno Nucleare prosegue su questa linea e rafforza questa idea.
Due anni dall’ultimo album e una pausa dai live che dura dalla fine dell’estate 2025. Non una grande pausa, si potrebbe pensare. Ed è vero, se non fosse che per i FASK le pause sono un’anomalia: non capitava da sei anni un’estate senza palchi, trascorsa viaggiando e scrivendo canzoni. Un intervallo abbastanza lungo da spezzare una routine consolidata, ma anche per rimettere ordine dopo anni di attività quasi ininterrotta.
La pausa è servita a prendere le distanze da un meccanismo che per una band abituata a vivere in tour rischia di diventare automatico: pubblicare un disco, portarlo in giro, ricominciare.
La presentazione all’Arci Bellezza
I FASK hanno scelto di ripartire stavolta dai concerti più raccolti. Quanto raccolti? Così raccolti che bisogna dividerli in due.
«Ci siamo detti di non limitarci a tornare e suonare. Volevamo vedere se riuscivamo a suonare dal vivo, partendo dai posti piccoli dove ci sentiamo bene e che ci rappresentano».
Il doppio appuntamento del 21 ottobre all’Arci Bellezza aveva proprio questa funzione, in attesa dei sette concerti previsti nella seconda metà di aprile nei club.
Lo showcase parte subito con la novità, Inverno Nucleare, che sembra un pezzo nato per aprire i live. Suona proprio come dovrebbe suonare un pezzo dei FASK, unendo le aspettative e le speranze, la loro identità e le loro possibilità. Come preludio a nuova musica era davvero difficile fare di meglio.
Poi si torna a percorrere la storia dei Fast Animals and Slow Kids: “Vita sperduta”, “Come un animale”, “Festa”, “Cosa ci direbbe”, “Non potrei mai” e “Animali notturni”.
Canzoni che appartengono a momenti diversi, ma che restituiscono la continuità del rapporto con i fan e la coerenza di un percorso solido e convincente.
«Per far sì che tutto questo funzioni, serve che qualcuno venga. E quindi vogliamo dirvi grazie per essere qua, perché non è scontato»
La reciprocità non è banale, la partecipazione non può essere data per scontata. Aimone Romizi cerca di ricordarlo eliminando i cliché e di ringraziare il pubblico in modo genuino.
Un’altra cosa che non è cambiata è il talento puro di Aimone sul palco: potrebbe tranquillamente scrivere un libro o tenere un corso su come si incarna alla perfezione il ruolo del frontman.
Insomma, questa piccola pausa non ha intaccato di una virgola tutto ciò che ci ha fatto innamorare dei FASK. Bentornati.
Il testo di Inverno Nucleare dei FASK
non dormi da 3 giorni
sarà la cocaina
sei in cerca di ricordi
o di un’alternativa
le figlie dei dentisti non sorridono mai
quasi mai
tu scappi da te stessa come i ricchi a Dubai
ma dove vai
a farti intercettare dai missili
nei cieli di paesi fantastici
come si fa
morire per vedere dopo dove si va
chi lo sa
tu sei la neve che rimane
dopo l’inverno nucleare
non basteranno i viaggi
i milioni di messaggi
scopiamo solo per odiarci di meno
credo
che alla fine non ti basti il cielo
davvero
non serviranno i farmaci
i libri filosofici
ti prego
saliamo sopra un grattacielo
lo senti il crollo dell’impero
non dormi da 3 giorni
sarà l’adrenalina
se saltano anche i ponti non ci ritorni
com’eri prima
chissà cos’hanno fatto i dinosauri
un’ora prima dell’apocalisse
io avrei voluto solo riabbracciarti la notte in cui
mi hai reso triste
le cose più pure durano poco
come i buddisti che si danno fuoco
non basteranno i viaggi
i milioni di messaggi
scopiamo solo per odiarci di meno
credo
che alla fine non ti basti il cielo
davvero
non serviranno i farmaci
i libri filosofici
ti prego
saliamo sopra un grattacielo
lo senti il crollo dell’impero
che senso aveva
morire nell’ultima scena
però la trama mi piaceva
stasera
con tutte queste lacrime
ci riempiremo il calice
stai indietro
ci sta cadendo addosso il cielo
tu sei la neve che rimane
dopo l’inverno nucleare









