Il MI AMI 2025, un nuovo festival con lo stesso carattere

da | Mag 26, 2025 | #Cromosomiintour

Un racconto molto lungo di un festival troppo breve.

Articolo a cura di Benedetta Casella e Alex Giorgi. Foto in copertina di Renato Anelli ©

MI AMI 2025

La fine di Maggio a Milano porta con sé diversi tipi di febbre: spesso febbre da sfide Scudetto, talvolta febbre da finale. A volte con più fortuna, a volte meno. C’è una febbre che però non cambia mai: quella per il MI AMI Festival, che dal 2005 scalda la primavera milanese (eccezion fatta per il 2020, in cui la febbre collettiva era un’altra).

La grande tradizione del MI AMI prevede anche che almeno un giorno del festival sia travolto da un roboante diluvio. Quest’anno è toccato al giorno Ø, giovedì, ma guardando la lineup si capisce in fretta come la pioggia non faccia altro che aggiungere un tocco di esoterismo e spiritualità agli artisti. Con un nome su tutti: Emma (no, non lei, lui).

L’idroscalo

Proprio la pioggia ci sussurra il primo motivo che rende l’Idroscalo una location migliore del Circolo Magnolia. L’acqua c’è, è molta di più, ma se ne sta al posto giusto. L’affetto e la nostalgia per il teatro dei ricordi degli ultimi 20 anni è inoppugnabile ma, guardando al futuro, l’Idroscalo concede al MI AMI un ventaglio di occasioni per trasformarsi in qualcosa di enorme.

Qui abbiamo una prova fotografica, altrettanto inoppugnabile, che ritrae le condizioni dopo la prima giornata (ma bastarono 5 minuti) di festival dello scorso anno. Non era scesa una goccia, ma i residui della pioggia dei giorni precedenti avevano lasciato un pantano più simile alle sabbie mobili che a un parco infangato. Quest’anno, le Superga bianche che hanno affrontato la serata di venerdì sono uscite dall’Idroscalo non più sporche di quando sono entrate.

Inoltre, è facile dire “Idroscalo”: la superficie utilizzata per il MI AMI 2025 è una minima parte dell’enorme parco. Questo comporta opportunità di crescita pressoché infinite per i MI AMI futuri, con prospettive che si avvicinano vertiginosamente ai più importanti appuntamenti europei. La sfida adesso si sposta su un altro campo: quello della difesa della propria filosofia a prescindere da dimensioni, numeri e fama degli artisti in scaletta. Ma su questo aspetto, guardando alla storia del MI AMI, non possiamo che essere fiduciosi nel lavoro di Carlo Pastore e della sua gang.

I palchi del MI AMI 2025

I palchi di tutti i festival del mondo, nel corso di tutta la storia musicale umana passata, presente e futura, avranno sempre qualcosa di migliorabile. Trovare un equilibrio tra posizionamento e volume adeguato, che sia godibile per il pubblico senza accavallarsi ad altri palchi, è una formula che forse non troverebbe neppure Keplero.

Il MI AMI non poteva essere esente da questo terreno scivoloso, peraltro nell’anno di esordio in una nuova location. Il risultato è comunque più che sufficiente, anche se in alcuni punti, sotto i palchi, il volume sembra un po’ troppo basso. Questa sensazione è anche viziata dall’abitudine di ascoltare musica da un palco unico, in cui le casse sparano decibel davvero a palla (talvolta anche troppo). Qui, magari, la cultura dei festival internazionali potrebbe venirci in soccorso negli anni a venire.

Succede così che, passata la mezzanotte, i Fast Animals and Slow Kids (palco Champion) invitano ad alzare il volume prima di un brano. Volume che, a onor del vero, fino a quel momento risultava un po’ limitato. Sul poco lontano palco Idealista, nel frattempo, c’erano i Fuckyourclique che, con l’eleganza che li contraddistingue, gridano “si sente solo quella merda dei FASK”, prima di aizzare il pubblico con il coro “FASK, FASK, vaffanculo”.

Vabbé, la risolveranno tra loro.

Il racconto di venerdì del MI AMI Festival 2025, a cura di Benedetta Casella

Ritorna il MI AMI Festival a Milano, ma in una nuova location: migliaia di persone si ritrovano sulla riva dell’Idroscalo per vivere quattro giorni di musica, energia e condivisione. Nemmeno la pioggia del giovedì, durante la data zero, è riuscita a fermare l’entusiasmo del pubblico.

Tra metal, elettronica, pop e il meglio del rap in circolazione, il venerdì — Day 1 di questa nuova edizione del festival — si apre con grande partecipazione. Quattro palchi spettacolari, un boulevard che costeggia il “mare di Milano” tra chioschi dove puoi mangiare, bere o comprare il merch del tuo artista preferito.

La magia del MI AMI è palpabile, puoi passare da un palco all’altro e cambiare genere musicale senza mai uscire dal mood del festival.

Il primo palco ad accendersi è l’Idealista, il più vicino all’ingresso, con una vera e propria maratona musicale fino all’una di notte. Suoni e progetti molto diversi si alternano senza sosta. Intanto, il Palco Champion, enorme e affascinante, si inaugura con Giuse The Lizia. A sorpresa, lo raggiunge l’amico Centomilacarie, che poco prima si era esibito al Palco Lago.

A seguire i BNKR44 con un seguito fedelissimo, e lo stesso vale per gli Psicologi, durante i loro set l’area è gremita, uno spazio enorme riempito fino all’ultimo angolo. Il gran finale sul main stage è affidato a una leggenda come Noyz Narcos e al ritorno rock dei Fast Animals and Slow Kids.

Nel frattempo, sotto la ruota panoramica, i Patagarri regalano uno show circense, presentando a sorpresa il loro nuovo album. E dal palco in riva al Lago, i Pop X fanno saltare e ballare tutti. A seguire Ele A che si conferma una regina del rap italiano, con il pubblico che canta ogni suo pezzo. Sul palco con lei anche Sayf e Promessa, giovane talento milanese.

Il racconto di sabato del MI AMI Festival 2025, a cura di Alex Giorgi

La sensazione che aleggiava da mesi, guardando la lineup, è che ci fosse una grossa disparità tra i due giorni principali del festival. Certo, molti nomi interessanti popolavano il programma del Day 1, ma l’abbondanza di sabato era difficilmente pareggiabile, a partire dagli ospiti internazionali come Alice Phoebe Lou e The Pains of Being Pure at Heart.

Sensazioni confermate appena varcato il caratteristico ingresso del MI AMI: la quota di pubblico si è allargata parecchio, arricchendosi anche di generazioni più avvezze a Facebook e meno a TikTok.

Lo spazio sembra all’improvviso molto più piccolo e non distribuito in maniera ottimale in alcuni punti; dettagli che andranno affinati nel tempo.

Se le prime due giornate hanno lasciato i palchi soprattutto a promesse che caratterizzeranno il futuro della scena musicale, sabato concede ampio spazio a chi ha già il proprio nome inciso su pietre miliari.

C’è chi la storia musicale italiana l’ha scritta anni fa, come gli Offlaga Disco Pax, Il Teatro degli Orrori o i Casino Royale, appena tornati con roba nuova.

Ci sono simboli del presente che stanno già caratterizzando (in modi diversi) un’epoca musicale, come Emma Nolde e Joan Thiele.

Non mancano nemmeno artisti che, con percorsi differenti, portano avanti culture musicali eterne e immortali, come Giorgio Poi e Diodato.

Nemmeno chi vuole ballare resta deluso: Dov’è Liana e okgiorgio sono ad oggi portatori di un hype con vette altissime.

La contemporaneità di quest’ultimo con Emma Nolde è infatti sanguinosa, per molti è come scegliere tra mamma e papà, con un orario (mezzanotte) che favorisce più il ballo spensierato che lo struggimento emotivo.

Sorprese e conferme

Un dato oggettivo è quello che certifica il palco dei Dov’è Liana come troppo piccolo. Nonostante la contemporaneità con Joan Thiele, l’area è davvero intasata e da lontano si fa fatica a vedere e sentire. Forse è stata sottovalutata la loro aura e la quantità di persone che si presentano con un foulard in testa per la più facile delle emulazioni. Con il loro italiano stentato e l’ossessione per ballare, ridere e fare l’amore è impossibile non amarli. Se questo non bastasse, dal palco decidono di leggere alcune parole di Goliarda Sapienza: adorabili.

La voce e le parole di Diodato sono molto potenti. Soprattutto quando dice che “essere qui fisicamente è un atto di resistenza, in qualche modo, davanti al disumano che siamo costretti a vedere ogni giorno, davanti ai genocidi in diretta”, prima di salutare il pubblico con una gigantesca bandiera della Palestina alle spalle. Un artista fenomenale e un uomo che cammina a testa alta.

Sabato regala anche qualche sorpresa, oltre a quelle già svelate in lineup:

  • Dente insieme ad Anna Carol
  • Calcutta insieme ai Fitness Forever
  • Fulminacci insieme a Golden Years
  • Frah Quintale insieme a Joan Thiele

Dopo aver visto Calcutta in giro, la speranza di tutti era di vederlo insieme a Giorgio Poi per “La musica italiana”. Speranza svanita senza ragione: ci stiamo ancora chiedendo perché?

Ecco, a proposito di Giorgio Poi, parliamo di un artista che quando è salito sul palco ha quasi monopolizzato il pubblico. L’ultimo album è strepitoso, è entrato in fretta nei cuori degli ascoltatori e, insieme ai vecchi brani, ha regalato quasi un’ora di emozione pura. Probabilmente abbiamo assistito al momento in cui Giorgio Poi è diventato qualcosa in più.

Alla fine di queste giornate ognuno conserverà qualche immagine del MI AMI 2025, immagini che resteranno fisse a ricordare il senso di quel che ha vissuto. La mia sarà quella di un signore sulla settantina, con lo stereotipico cappello e gli occhi lucidi, mentre filma emozionato l’esibizione di Emma Nolde dalle retrovie.

Ci vediamo l’anno prossimo.

(Prendiamoci l’Idroscalo. Tutto. Mettiamo una piattaforma con un palco in acqua.)

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