Senza armi, brano uscito lo scorso 23 ottobre, segna l’inizio di una nuova fase per 3D, che torna a collaborare con nayt, legato al produttore romano da un rapporto artistico iniziato nell’ormai lontano 2010. Un sodalizio cresciuto nel tempo tra sperimentazione, confronto e ricerca musicale.
Senza armi prende forma da una riflessione che dal piano personale si estende ad una dimensione più ampia. Il focus è su un mondo che vede le fragilità come qualcosa da nascondere, ma si parla anche di solitudine e la fatica di continuare a combattere anche quando si perde di vista il motivo di quello stesso scontro. A tenere insieme queste riflessioni, tanto controcorrente in un tempo che sembra premiare la performance, la violenza e la sopraffazione come strumenti per affermare sé stessi, è la penna consapevole, profonda e ricercata di Mezzanotte.
“La fragilità non è necessariamente una debolezza. E non tutte le battaglie hanno bisogno di essere combattute“
Essere Senza armi significa avere il coraggio di restare esposti. Significa accettare le proprie fragilità e imparare a convivere con le crepe che ci attraversano, senza sentire il bisogno di nasconderle. Un po’ come la falena che vola con l’ala rotta nell’artwork del pezzo, o come nel kintsugi, l’arte giapponese che ripara le ceramiche con l’oro, dando valore alle fratture anziché cancellarle. Come le ali incrinate della falena e le crepe dei vasi, anche le nostre ferite raccontano ciò che abbiamo attraversato, senza per questo impedirci di continuare ad aprirci al mondo.
nayt solleva domande che restano anche dopo l’ascolto
“Mo che le macchine si fanno umane
Chissà se gli umani si fanno più macchine
La coscienza diventa un’estranea
Quando parla, io mi chiedo: “Chi è?”
Quante immagini, mi scordo chi sono
Per quanto son preso da chi potrei essere
Ma voglio avere o voglio essere?
Lotta tra il bene e cosa crea interesse“
La seconda strofa è sicuramente uno dei passaggi più interessanti del pezzo. Nel tentativo di autodeterminarci (o costruire un alter ego ottimale per gli altri?) rischiamo di perderci per strada. Quanto di quello che vogliamo lo vogliamo davvero e quanto, invece, è il risultato delle aspettative che ci sentiamo addosso, come se avessimo sempre mille occhi puntati? E così finiamo per rincorrere una versione distorta e impossibile di noi che piace a tutti, un po’ meno a noi stessi.
Il confronto continuo, la sensazione che l’erba del vicino sia sempre più verde, tutto contribuisce a costruire un labirinto dal quale non è facile trovare l’uscita. Ma quanto siamo davvero vittime di questi meccanismi e quanto contribuiamo ad alimentarli? D’altronde, la società è fatta di individui, delle loro scelte, dei loro desideri e delle aspettative che finiscono per trasmettersi a vicenda.
Sono domande che non trovano necessariamente una risposta, e forse è proprio questo il punto. Il merito di 3D e nayt sta nel riuscire a innescare una riflessione che va oltre il brano e che continua anche dopo l’ascolto, lasciando spazio a interrogativi personali, diversi per ciascuno. Quelli di chi scrive, in questo caso, ma probabilmente anche quelli non ancora esplorati di tanti altri che, tra un ascolto e l’altro, si ritrovano a mettere in discussione qualcosa di sé.









