Amy Winehouse: una voce impossibile da dimenticare

da | Set 14, 2026 | News

Nel giorno del suo compleanno, ricordiamo Amy Winehouse attraverso ciò che ancora oggi resta più forte di tutto il resto: la sua musica, la sua scrittura e la sua inconfondibile voce.

Alcune voci le riconosci dopo una sola nota. Ma non si tratta di una questione di grandezza, spesso sono consistenza e identità a renderle impossibili da confondere. Quella di Amy Winehouse era una di queste.

Roca, profonda, ironica, capace di sembrare d’altri tempi e sfacciata contemporaneamente. Una voce che affondava le radici nel soul e nel jazz, ma che Amy aveva trasformato in qualcosa di profondamente suo, proprio come aveva fatto con il suo modo di scrivere.

Amy Winehouse: tra talento e irriverenza

Nata a Londra il 14 settembre 1983, Amy Winehouse avrebbe oggi 43 anni. La sua carriera discografica è stata brevissima: appena due album, Frank nel 2003 e Back to Black nel 2006. Già in Frank si sentivano il sarcasmo tagliente e la vena jazz che l’avrebbero definita, anche se sarà Back to Black a farla scoprire davvero al mondo intero.

Con quel disco, Amy porta nel presente il soul degli anni Sessanta senza limitarsi a riproporlo. Insieme a Mark Ronson e Salaam Remi costruisce un album elegante e malinconico, attraversato però dalla sua ironia più tagliente. Rehab, You Know I’m No Good, Tears Dry on Their Own, Love Is a Losing Game: canzoni diverse tra loro, tenute insieme dalla stessa capacità di trasformare esperienze intime in qualcosa di diretto, memorabile e spesso sorprendentemente divertente.

Oltre il personaggio

Forse è proprio questo che rende Amy ancora così presente: dietro l’immaginario che negli anni si è costruito intorno a lei c’era prima di tutto una musicista che non aveva bisogno di rendere più elegante la propria vita per poterla raccontare.

Quella voce è diventata immediatamente distinguibile, anche grazie a quella sensazione quasi teatrale di ascoltare qualcuno che non stava semplicemente cantando una storia, ma la stava vivendo mentre la raccontava.

Nel 2008 arrivano cinque Grammy in una sola sera, tra cui Record of the Year e Song of the Year per Rehab, mentre Best New Artist e Best Pop Vocal Album per Back to Black. Riconoscimenti sicuramente importanti che rappresentano la sua bravura artistica, ma che non servono davvero a spiegare il motivo per cui, ancora oggi, basta far partire una delle sue canzoni perché quella voce riempia immediatamente la stanza. Una voce che, dopo anni, riesce a rimanere autentica.

Amy Winehouse non ha avuto il tempo di mostrarci tutto quello che avrebbe potuto diventare. Quello che ci ha lasciato basta comunque a dimostrare una cosa: nella musica, certe voci non hanno bisogno di durare a lungo per diventare eterne.

E la sua è una di quelle.

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