Da dove viene il temporale
‘Arrivati fino a qua’ chiedendosi se ‘forse è questa la felicità’, negli ultimi brani usciti questa estate Nuvola (Elisa Mariotti) canta verità e sconforto, restando centrata e malinconica quanto basta.
Per quasi tutta la carriera solista è sembrata impegnata in un lungo dialogo con la sua immagine riflessa, dando l’impressione di voler dimostrare che “Senza perdersi” e “Non so più dove” (2019) fossero solo l’inizio di un modo di fare musica che ancora poteva dirsi indie. Ogni nuova uscita ha rafforzato l’idea che Nuvola si stesse inserendo in un percorso sempre più riconducibile alla wave indie-pop del periodo. E così è stato. Erano gli anni di Cosmo, Willie Peyote, Margherita Vicario e Asia Ghergo su YouTube.
Ogni EP e singolo uscito in questi anni faceva parte di un disegno più grande, in cui la penna di Elisa tracciava la linea della sua evoluzione musicale (e in realtà anche della sua crescita). Fare musica a vent’anni è una cosa, ma alla soglia dei trenta dice quello che spesso noi non abbiamo il coraggio di dire
‘intorno a me fanno sul serio’ e ‘delle volte vorrei solamente non essere io’. Il senso di scollamento di cui parla non è nuovo e anzi, non può che legarsi ai precedenti progetti usciti qualche mese fa. “non può essere davvero tutto qui,” , “odiami se vuoi” fino a toccare l’album con cui è entrata nelle principali playlist in streaming, “Ottomilaore” (2024).
Chi fa da sé fa x tre
Da maggio 2026 l’approccio alla produzione e alla parte visual dei brani è cambiato. Tuttavia, è solo con l’ultimo pezzo che il materiale grezzo prodotto da Elisa viene lavorato in modo totalmente indipendente per essere masterizzato in ultimo da Dema (Fabio De Marco).
In un’intervista Nuvola descriveva Ironico (2020) come ‘una canzone d’amore finto, tipico della mia generazione espressamente social. Un amore platonico, che nasce su Instagram ma che per qualche motivo non trova mai spazio nella realtà’. I tempi erano quelli del Covid e delle notifiche batticuore in un mondo che era percepito come inospitale, non solo per le relazioni vere ma per una prospettiva positiva di futuro.
Che paura! racconta una storia diversa: quella di un’artista che ha smesso di considerare l’amore come unico tema possibile. È una differenza sostanziale, perché qui non c’è alcun cuore spezzato, né il tentativo di parlare di cose che non si sentono. C’è semmai la pace di chi ha capito che il disincanto fa parte della vita e che la mancanza di riferimenti fa sentire soli, come ‘camminare su un lago ghiacciato’. E che ci si può riconoscere attraverso gli occhi di chi ci ama (anche se lucidi).
La copertina con uno spumante che sta per essere stappato è sorprendente: c’è uno scarto tremendo tra la gioia dello stappo e la paura a tratti paralizzante del testo. L’incapacità di viversi il momento perché si sta con la testa da un’altra parte. Non godere del traguardo perché già si pensa al dopo, convinti che gli altri stiano comunque più avanti di noi. C’è una consapevolezza nuova che però non vuole essere più di questo
Con l’inizio della produzione indipendente, c’è stata anche la necessità di rendere quanto più spontaneo e coerente l’intero progetto, attraverso synth semplici ma funzionali, batterie incalzanti e una voce melodica carica di emotività che resta. E la scelta di utilizzare foto appartenenti alla sua galleria personale per tutte le copertine uscite negli ultimi mesi è venuta naturale.
Anche per questo Nuvola rimane una buona candidata ad un cantautorato femminile contemporaneo. Perché come Clairo o Ariete ha sempre fatto della voce l’intero contenuto dei brani e non ha paura (stavolta) di essere vulnerabile. Continua a portare i suoi ricordi, a volte in un modo che potrebbe apparire ridondante, certo, ma con una visione più centrata. Nuvola ha paura di essere cresciuta, ma forse è proprio la paura di dirlo che l’ha resa tale.









