“Kodak”, la fotografia analogica di Willie Peyote da cercare in radio

da | Mag 9, 2026 | Recensioni singoli

Con “Kodak”, Willie Peyote sceglie la radio e riscopre il valore dell’attesa. Un brano dal sapore analogico e nostalgico che richiama vecchie pellicole, VHS e atmosfere anni ’80, anticipando Anatomia di uno schianto prolungato. Un singolo da rincorrere, ascoltare e custodire come una fotografia sviluppata lentamente.

Per i più attenti ascoltatori, dall’8 maggio in giro nelle migliori radio italiane è arrivato Kodak, il nuovo singolo di Willie Peyote che continua a costruire l’immaginario di “Anatomia di uno schianto prolungato” come si faceva una volta: per frammenti, attese e piccole rivelazioni da “cercare”.

Con Kodak infatti nessuna uscita digitale immediata, nessun algoritmo pronto a servirti il brano in cuffia a mezzanotte. Neanche un annuncio social con post dedicato. Solo la radio, il passaparola e quella sensazione quasi dimenticata di dover rincorrere una canzone prima che svanisca nell’aria.

Kodak ha addosso quel gusto vintage, fatto di istantanee immediate, di angoli italiani di vita quotidiana “fermi agli anni 80”, cit.

Un mood nostalgico e analogico

Non un brano politico né dall’ironia tagliante, come molti ormai si aspettano da Guglielmo Bruno (aka Willie Peyote), ma un brano un po’ nostalgico e ricco di atmosfere da scoprire. Uno scorcio di vita, in un caldo pomeriggio d’estate ad osservare la vita degli altri, pensando alla propria.

Come già si intuiva nel precedente singolo, “Burrasca“, Willie ci presenta nuovi scenari, contesti narrativi più riflessivi e personali. Con Kodak però la ballad si sporca di qualcosa di più irrequieto e sfuggente, non più solo chitarra ma una linea sonora più colorata e fresca, con reference che passano da Marco Castello ai King of convenience.

Il brano sembra muoversi come una vecchia pellicola consumata: immagini continue che ci rimandano ricordi e suggestioni precise, istantanee che ci ricordano un “tempo che passa”.

E per chi fosse riuscito a scorgere già in radio qualche pillola anche visiva del video di Stefano Carena che accompagna il brano, il mood cinematografico un po’ old style è altrettanto evidente: oggetti che prendono vita come vecchi spot anni 70/80 in slow motion, 3D rendering o claymotion.

La scelta del solo passaggio radiofonico del brano rispecchia appieno questa connotazione poco digitale e molto analogica.

La scelta che privilegia un meccanismo romantico per restituire valore

Ed è proprio questo il punto più interessante dell’operazione: Kodak non si limita a evocare nostalgia, la mette in pratica. In un presente dominato dall’istantaneità digitale, Willie Peyote sceglie l’attesa.

Chi riuscirà a intercettare il pezzo in radio porterà con sé un piccolo privilegio; chi lo mancherà dovrà aspettare ancora qualche giorno, fino all’uscita dell’album. Un meccanismo semplice, quasi romantico, che restituisce valore all’ascolto e trasforma la musica in un’esperienza da rincorrere. È musica da cercare, che va vissuta, e magari registrata al volo, con quel rituale che ci obbligava da ragazzini a premere “REC” su una vecchia VHS rischiando di “cancellare” altri pezzi di vita vissuta per aggiungerne di nuovi.

Kodak, allora, diventa molto più di un semplice nuovo singolo. È una fotografia sviluppata lentamente, una memoria che si imprime con calma, un invito a tornare a quando le canzoni non erano sempre disponibili ma proprio per questo sembravano appartenere un po’ di più a chi riusciva ad afferrarle.

Un’attesa prolungata e sempre più ricca di aspettative

L’universo di “Anatomia di uno schianto prolungato”, questo il nome dell’album in arrivo, prende così sempre più forma. Quanto manca??? Direbbe qualcuno. Beh, ormai veramente poco.

Tra meno di una settimana, il 15 maggio, finalmente potremmo assaporare tutti i gusti di questo nuovo album e percepirne tutti i colori, viste le alte aspettative generate dagli spoiler così come dai featuring dichiarati e dalle altre anticipazioni uscite fuori tra talk e chiacchierate.

Qui la tracklist: In cerca di uno schianto, Burrasca, Sapore di Marsiglia, Kodak, Mi arrendo (feat. Brunori Sas), Che caldo fa a Testaccio (feat. Noemi), Luigi, Come se, Kill Tony, Air B&B(feat. Jekesa), Preferisco non sapere.

Finora, l’unico vero assaggio digitale del disco era stato “Burrasca”, mentre un altro spoiler era arrivato con “In cerca di uno schianto”, traccia d’apertura dell’album e brano scelto per i titoli di coda di Elegia sabauda, il lungometraggio di Enrico Bisi per Wanted Cinema che ha visto protagonista lo stesso Willie Peyote. Anche lì, nessuna fruizione immediata: solo gli spettatori che hanno intercettato il film in sala hanno potuto ascoltarla in anteprima, trasformando ancora una volta la musica in qualcosa di raro, quasi clandestino (semi-clandestino, cit.).

Quindi teniamoci pronti, restiamo in attesa di questo “schianto” ormai vicino.

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