È uscito il 27 Marzo Burrasca, il nuovo singolo di Willie Peyote, una produzione nata in viaggio, scrivendo liberamente su un giro di accordi di Fudasca poi ulteriormente impreziosita dalle mani di Stefano Genta, nomi che sono amici prima ancora che producer dell’artista.
Ne viene fuori sicuramente uno dei brani più intimi ed emotivi del cantautore torinese. Un brano che lavora in sottrazione di strumenti e tecnicismi vari, dove a dominare sono solo chitarra e voce.
Dopo quasi un anno dall’ultima uscita (“Next” – maggio 2025), il ritorno di Willie Peyote spiazza tutti con un brano che apparentemente è fuori dalla sua comfort zone, ma che sicuramente non vuole avere né il sapore della rivincita né quello della ripartenza programmata. Somiglia di più a un’esigenza reale.
Qualcosa che improvvisamente sente il bisogno di uscire e colpire senza freni, inaspettata, come una burrasca appunto.
Un burrasca silenziosa ma emotivamente potente e distruttiva
E se il titolo volesse lasciar poco spazio all’immaginazione, sarebbe piuttosto semplice aspettarsi un pezzo energico, roboante, burrascoso. Ma non è così, anzi come sempre Gugliemo Bruno, il buon Willie, sa stupire e ne esce fuori tutt’altro.
Un brano che non assomiglia affatto ad una Burrasca, almeno nei suoni, ma trova nella dolcezza del testo e nelle armonie degli arpeggi della chitarra la stessa profondità e la stessa forza del mare. Disarmante.
Se c’è una cosa che Willie Peyote ha sempre evitato è la retorica del rifugio facile. E allora anche questa burrasca non promette salvezza, né un approdo. Piuttosto, prova a raccontare come si resta a galla quando non ci sono istruzioni.
E per una volta la risposta non la troveremo dentro di noi (Quelo docet), ma nell’altro. Non nell’egoismo che domina, ma nei rapporti, nelle presenze che ci accompagnano, in chi ci è accanto, anche se lontano, e che spesso vive la nostra stessa tempesta.
In questo brano Willie abbandona per un po’ il suo cinismo ma non abbandona le sue riflessioni acute, e offre il suo sguardo sincero e malinconico che ci scava dentro, in un momento in cui “il mondo un po’ spaventa tra casini e guerra e l’egoismo ci governa ed ogni luce è spenta”.
La vita, una barca scomoda in cui ci troviamo tutti
“Siamo tutti sulla stessa barca in balia delle onde, spero abbiate qualcuno a cui aggrapparvi per resistere alla tempesta”, scrive lo stesso Willie attraverso i suoi social per presentare il brano.
Appare chiaro che l’intento della scrittura non è consolatorio, ma tutt’altro. Non una consolazione quanto piuttosto una constatazione scomoda. Perché la vita è una burrasca per tutti e stare sulla stessa barca non significa remare nella stessa direzione, né sbattere nelle stesse onde, né avere le stesse paure.
Sappiamo però quello che ci accomuna, quello che sicuramente ci aiuta a restare in piedi, ed è sapere di non essere soli, è avere qualcosa, ma più che altro qualcuno, a cui aggrapparci.
Non sappiamo cosa ci aspetta, non sappiamo la prossima onda che ci sorprenderà ma sappiamo che ci sarà, e possiamo prepararci INSIEME per resistere al meglio.
Stringiamoci più forte siamo in bilico
Consapevolezza ed affermazione, soprattutto se non si è soli ma c’è qualcuno con cui condividere e che diventa l’unico valido appiglio.
Se non siamo soli sulla barca è questo che deve farci riflettere sull’importanza che l’altro ha nel viaggio.
E con il mare in burrasca resisto se mi aggrappo a te. Col mare in burrasca resisti se ti aggrappi a me.
La poca forza che è rimasta tu cercala dentro di te, col mare in burrasca tu aggrappati e stringerti a me
C’è qualcosa di profondamente umano nell’immagine dell’aggrapparsi: non è eroismo, è necessità. Non rifugio solitario, sicuro e certo, non bisogno di “esistere” ma di “resistere”. Non soli, ma nel bisogno dell’altro.
Ed è proprio lì che il brano affonda le mani, in quella zona fragile dove resistere non è una scelta poetica, ma una condizione, e dove soprattutto ci si rende conto dell’importanza dei legami.
Willie Peyote non scrive per avere ragione, ma per mettere in crisi le certezze, soprattutto le sue.
E se fin qui abbiamo parlato di un Willie diverso, intanto c’è almeno una cosa che in questo brano resta fortemente riconoscibile, nelle sue canzoni Willie infatti non inserisce quasi mai un unico bersaglio facile: anche quando sembra puntare il dito, in realtà lo sta piegando in primis verso sé stesso.
E così, mentre molti raccontano cercando una posizione, lui lo fa accettando di essere una pedina, umano, fallibile. Raccontando questa volta le sue fragilità, che sono anche le nostre.
È un cantautore che non cerca la frase perfetta, ma quella vera e necessaria, anche quando è scomoda, anche quando non consola.
E forse è proprio per questo che le sue canzoni restano: non ti dicono cosa pensare, ma ti insegnano a non smettere di farlo, non ti dicono come risolvere un problema, ma ti dicono che non sei solo ad affrontarlo.
Resisteremo alla tempesta passerà anche questa, fragili ma ben saldi a terra come fili d’erba.
Chi è davvero Willie Peyote
Willie non ha mai voluto etichette, perché oggi pensare che sia cambiato? che sia diverso?
Semplicemente, qualora ce ne fosse davvero ancora bisogno, Willie Peyote con Burrasca dimostra che non è solo politico, cinico ed ironico, non è solo quella penna tagliante che lo rende unico e riconoscibile, ma sa essere altrettanto forte, poetico e accogliente, nella dolcezza di suoni e parole semplici ma assolutamente mirate e profonde.
Forse si ritrova un po’ della cifra stilistica ed emotiva già emersa con “Sempre lo stesso film”, brano che chiudeva l’album Pornostalgia e dedicato da Guglielmo all’amico scomparso Libero de Rienzo, forse la stessa profondità narrativa, il bisogno di raccontare un sentimento necessario, ma questa volta con più intimità, dolcezza e meno rabbia.
Non è decisamente scontato per tutti pensare al Guglielmo schivo, che quasi teme il contatto fisico “come se ogni carezza mi lasciasse un livido” dice, ma invece in questo brano è proprio la sua sincerità emotiva che colpisce e ci fa sentire così simili e sicuramente meno soli.
L’importanza dell’interpretazione, la forza delle parole
Ogni frase in questa traccia, trascina con se uno scenario, un mondo ricco di significati e di persone in cui identificarsi. Credo che la potenza del brano stia proprio nel fatto che arriva dove vuoi farlo arrivare tu.
Ad un primo ascolto può emergere l’immagine di una figura femminile, una relazione, ma non si limita a questo, lì dietro c’è nascosta una figura importante, e basta! Ognuno ci riconosce qualcuno. Chiudi gli occhi e immagini te e l’altro.
È l’essenza dell’amore in ogni sua forma, è la forza di un legame a cui aggrapparsi.
Quella stessa forza che cerchi dentro di te, ma che nell’altro trova il suo appiglio necessario.
Perché la burrasca passa comunque, ma da soli restare in piedi è molto più difficile.
E per non fuggire dalla metafora della burrasca, Willie ci lancia queste parole, come onde improvvise, un muro di onde altissime che si susseguono, e tu non sai se temerle o prepararti per affrontarle.
Questa volta la penna del Peyote non è una lama sottile, tagliente e scomoda, questa volta la sua penna è come un’onda, un’onda forte che ci bagna la faccia (di lacrime) e ci scuote (i pensieri e i sentimenti).
Una penna che può essere fero e può essere piuma!
Quindi aspettiamoci di tutto dal prossimo album, ma intanto partiamo da qui…










