OneRepublic live al Rock in Roma: segno che il pop da classifica può reggersi ancora solo sulle canzoni

da | Lug 13, 2026 | #Cromosomiintour

Due ore di concerto, una scaletta piena di successi e una band che mette ancora (solamente) la musica al centro dello spettacolo. Al Rock in Roma gli OneRepublic convincono grazie alla solidità dell'esecuzione, al carisma di Ryan Tedder e a un repertorio intramontabile, che attraversa vent'anni di pop internazionale.

Quando si assiste a un concerto pop, la domanda è sempre la stessa: ci si troverà davanti a uno spettacolo pre-confezionato e costruito alla perfezione o ad una band che mette davvero la musica al centro? Al concerto degli OneRepublic il dubbio si estingue subito, dopo nappena una manciata di minuti: è praticamente impossibile rimanere impassibili davanti al talento di Ryan Tedder e di una band che, dopo quasi vent’anni di attività, affronta il palco con la curiosità e l’entusiasmo degli esordi. In un mercato discografico che cambia continuamente, dove il successo spesso dura il tempo di una stagione o poco meno, sarebbe facile vivere di rendita. Le quasi due ore di concerto solo voce e strumenti del Rock in Roma testimoniano invece il contrario: il gruppo continua a puntare tutto sulle canzoni e sul piacere di suonare insieme.

La tappa a Rock in Roma del 12 luglio, è iniziata puntuale, alle 21:45 spaccate, sotto il cielo torrido dell’estate più calda degli ultimi anni. Eppure, bastano le prime due o tre canzoni iniziali per rendere il caldo solo un mero dettaglio di contorno. Una folla di oltre diecimila persone balla, batte le mani all’unisono e intona parola per parola tutti i successi del gruppo. E – miracolo più unico che raro nei grandi eventi live attuali – molti telefoni rimangono nelle tasche.

È il segnale più bello ed evidente di un concerto che riesce a canalizzare l’attenzione solo sulla musica. A garantirlo è Tedder, frontman catalizzatore, che tra manierismi (mai di troppo) e fronzoli vocali, interagisce spesso col pubblico, sfoggiando anche una buona conoscenza della lingua italiana. “Non lo dico in ogni posto in cui vado, potete controllare tutte le esibizioni che volete su YouTube, ma voi italiani avete qualcosa in più”, dice in una delle varie lodi a Roma e all’Italia, e poco dopo scherza anche sulla comune esclusione di Italia e Stati Uniti dai prossimi Mondiali di calcio.

I grandi brani celebri dei OneRepublic ed i successi di Tedder come autore

Nelle due ore di concerto si è assistito a una sfilata di capisaldi del pop mondiale: la scaletta ha saputo dosare perfettamente la nostalgia e l’energia contemporanea. Da un lato i primi struggenti successi degli OneRepublic come “Stop and Stare” o la celeberrima “Apologize” (singolo di debutto del gruppo, cantato nell’originale versione acustica, precedente a quella ancora più celebre con Timbaland), dall’altro, una sessione d’ascolto dei più grandi successi planetari degli ultimi vent’anni, di produzione del gruppo e non solo.

Tedder, infatti, è scrittore di centinaia di successi per altri artisti (“Turning Tables” e “Rumour Has It” di Adele, “Maps” dei Maroon5, “Burn” di Ellie Goulding o “Welcome to New York” di Taylor Swift) ed ha aperto lo scrigno delle sue collaborazioni come autore per altri giganti della musica, regalando la versione intima di “Bleeding Love” (portata al successo nel 2007 da Leona Lewis, vincitrice di X Factor UK dell’anno precedente) e dell’inno d’amore “Halo”, scritta per Beyoncé. Il pubblico ha cantato ogni singola parola, a dimostrazione di come la penna del frontman sia radicata nella cultura pop globale.

L’esecuzione al centro di tutto

La forza della band sta nella musica: l’intera formazione ha suonato instancabile anche sui pezzi più dance o elettronici come “I Don’t Wanna Wait” (nata dalla collaborazione del 2024 con David Guetta) o “If I Lose Myself” (nella sua veste remixata da Alesso), fino alla finezza degli archi emozionanti e drammatici di “Secrets”.

Addirittura, un intermezzo di flamenco eseguito magistralmente alla chitarra acustica, che ha fatto da introduzione e da rampa di lancio per l’attesissima “Counting Stars”, che ha reso la terra dell’Ippodromo delle Capannelle un’enorme pista da ballo.

In un’epoca in cui ci si aspetta live pop fatti di produzioni mastodontiche ed effetti speciali per coprire le carenze esecutive, gli OneRepublic dimostrano l’esatto contrario. Senza chissà quali orpelli estetici fini a se stessi, Tedder e i suoi si poggiano interamente sulla qualità delle canzoni e dell’esecuzione musicale, oltre che su una tenuta vocale impressionante dall’inizio alla fine. Quella di un concerto degli OneRepublic è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita per riprendere fiducia in un pop che pur nel mainstream, sa ancora essere qualitativamente impeccabile allo stesso tempo.

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