Con From the Rooftop 3, pubblicato il 22 maggio 2026 per Warner Music, Coez riporta in vita uno dei suoi progetti più identitari, a 10 anni dalla sua prima “edizione”, scegliendo ancora una volta la dimensione dell’essenziale.
Registrato interamente in presa diretta sul tetto del Grand Hotel Baglioni di Firenze, anche il terzo capitolo della serie Rooftop ci riporta un set acustico in cui il cantautore romano rinuncia a qualsiasi artificio tecnico: lavora in sottrazione strumentale, privilegiando al contrario esclusivamente la dimensione emotiva. Niente autotune, nessuna correzione in post-produzione, nessuna sovraincisione. Solo voce, strumenti e atmosfera.
È una scelta precisa, quasi programmatica, che restituisce al progetto la sua natura originaria: quella di uno spazio sospeso, dove la musica smette di inseguire la perfezione formale per tornare a cercare verità e intimità.
Coez, una musica suonata fuori dallo spazio e dal tempo
Il progetto del Rooftop per Coez è una scelta che negli anni segue regole precise, in primis quella di privilegiare un ascolto intimo, fuori dalle logiche degli schemi radiofonici, fuori anche dai soliti “spazi”. Lo spazio scelto questa volta, è lo skyline di Firenze. Una città che diventa una cornice silenziosa e necessaria, una presenza discreta che accompagna l’ascolto senza invaderlo.
La scelta iniziale di questo progetto fu infatti proprio quella di riportare al pubblico la dimensione ovattata che si crea tra strumento e voce, quasi quella della sala prove, ma rompendo le pareti fisiche e arrivando così al rooftop.
Registrare lassù, sopra Firenze, significa sottrarre la musica al rumore del mondo per restituirla a una dimensione quasi privata. Da questo punto di vista il progetto continua a rappresentare una sorta di controcampo rispetto alla produzione mainstream contemporanea: dove fuori c’è saturazione, qui c’è respiro; dove c’è correzione ossessiva, qui resta l’errore umano.
Il tutto viene poi restituito attraverso semplici sessioni di video-recording per arrivare fino all’ascoltatore, ma in maniera estremamente autentica. In questo terzo episodio quindi l’intento resta lo stesso, così come la modalità di diffusione con registrazioni live pubblicate poi sulle principali piattaforme video-digital.
Ed il risultato è ormai assicurato.
Una musica che premia il fascino analogico
Oltre alle sonorità, allo spazio intimo del dialogo, e alla dimensione ovattata e privilegiata della musica en plein air, a rafforzare questa tensione nostalgica questa volta si aggiunge un elemento “fisco” legato alla scelta distributiva: oltre che con pillole video e in digitale, From the Rooftop 3 arriva a sorpresa anche in musicassetta, riportando in circolo un formato che sa di anni novanta, ascolti consumati e piccoli rituali domestici.
Non è semplice estetica rétro, ma un gesto coerente con l’anima del disco. La cassetta porta con sé un’idea di ascolto lento, quasi fisico, distante dalla frenesia dello streaming e perfettamente in linea con un lavoro che chiede presenza, attenzione, silenzio.
Coez sembra ricordarci che la musica può ancora essere materia viva, che privilegia spazio e tempo individuali, e non soltanto un flusso da attraversare distrattamente.
From the Rooftop 3: la tracklist tra inediti cover e conferme
Questo lavoro si compone come sempre di pezzi cult dell’autore, conferme intramontabili del repertorio di Coez, reinventate per l’occasione, ma anche di cover e di qualche inedito.
In particolare tra gli inediti troviamo Niente da nascondere, brano fortemente identitario che è forse il manifesto più chiaro di questo momento compositivo: una scrittura diretta, disillusa ma mai cinica, che conferma la capacità di Coez di trasformare la quotidianità in racconto collettivo.
Lo stesso Coez ha presentato sui suoi profil social questo brano così:
“Questa canzone la conservo da tanto, si è vista passare davanti due dischi ufficiali e un joint album, probabilmente il suo posto è sempre stato questo.”
Il secondo inedito è Ci vuole una laurea, brano già presentato a pochi giorni dalla pubblicazione dell’intero lavoro, in quanto presente nella soundtrack di “Due Spicci” la nuova serie di Zerocalcare. Anche questo brano si inserisce perfettamente in questo percorso: ha il tono leggero e malinconico delle canzoni generazionali, con quel retrogusto agrodolce che richiama certa scuola pop anni Novanta e primi Duemila. Non a caso lo stesso Coez ha raccontato che Zerocalcare ne è rimasto colpito proprio per questa sua anima sospesa tra nostalgia e immediatezza. Questo brano è stato tra l’altro presentato per la prima volta live proprio l’altra sera, per l’anteprima della serie al Circo Massimo “addobato” per l’evento come una vecchia sala giochi a “gettoni”, ennesimo richiamo che ci riporta ad un passato analogico non troppo lontano.
I grandi classici rivisitati
Oltre ai 2 inediti, a completare la tracklist troviamo canzoni che nel tempo erano state assorbite dall’impatto radiofonico ma che ritrovano qui la loro nudità originaria.
Faccio un casino, (2017) privata della sua stratificazione pop, torna a essere una confessione sospesa, quasi trattenuta; Le parole più grandi (2019) e Cielo di Sabbia (2015)acquistano qui un’intimità nuova, autentica e profonda, mentre Quelli come me (2026) mostra una fragilità che nella versione originale restava più sfumata.
Questi sono i segni di un artista che conosce così bene il proprio repertorio da potersi permettere di smontarlo e ricostruire, senza perdere né identità né forza comunicativa.
Le collaborazioni che ampliano l’orizzonte
Tra gli elementi più interessanti del disco ci sono le collaborazioni, inserite senza mai rompere l’equilibrio raccolto del progetto.
La presenza di Colombre, che è anche in Blatte (2017) porta una delicatezza quasi cinematografica, capace di amplificare il senso di smarrimento emotivo del brano.
Allo stesso modo l’intervento di California in Parla Piano, cover del celebre brano del 1998 di Giuliano Palma feat. La Pina, definisce un nuovo contesto narrativo. Il brano rap che non può mancare e che, anche grazie alla voce femminile, aggiunge una sfumatura più eterea e rarefatta, meno terrena e più evocativa.
Non sono featuring pensati per sorprendere o inseguire logiche di mercato: funzionano perché entrano nella poetica del disco con naturalezza, come estensioni organiche di una stessa sensibilità.
Per Coez un terzo capitolo, un ritorno non solo nostalgico ma che guarda avanti
Con From the Rooftop 3, Coez non si limita quindi a riprendere un format amato dal pubblico, ma gli restituisce significato e forza comunicativa. In un momento storico in cui la musica sembra spesso inseguire l’urgenza del consumo rapido, questo disco sceglie invece il tempo dell’ascolto, della sottrazione, dell’imperfezione autentica.
Tra riletture che riscoprono il peso delle parole, inediti che aprono nuove traiettorie e un’estetica volutamente analogica che profuma di memoria, il progetto si trasforma in qualcosa di più di una semplice raccolta live: è una fotografia nitida di dove si trovi oggi Coez, artista capace di guardarsi indietro senza nostalgia sterile e avanti senza il bisogno di rincorrere mode.
Così ci lasciamo guardando Firenze dai tetti per ritrovarci presto proprio qui, scendendo dal terrazzo ma restando in città; partirà infatti proprio da qui il tour estivo “From the Rooftop”










