La psicoterapia come porta su una nuova musica: quando la maturità artistica passa dal lettino dell’analista

da | Dic 17, 2025 | News

Se negli ultimi anni stiamo riuscendo pian piano a scalfire il tabù che circonda la salute mentale lo dobbiamo anche alla musica e agli artisti che hanno scelto di esporsi su questo tema, spesso portando in musica il loro percorso psicoterapeutico. Cosa succede quando la terapia viene messa in musica? Ce lo raccontano artisti come Ernia, Nayt, Levante, Madame.

Cos’hanno in comune Ernia, Levante e Michele Bravi?
Nessun indovinello particolarmente complesso. E no, non c’entrano i numeri del loro successo.

Negli ultimi anni la conversazione sulla salute mentale sta finalmente riuscendo a liberarsi dei tabù che l’hanno circondata per tantissimo tempo. E questo accade anche grazie alla musica.
Ernia, Levante, Lazza, Nayt, Madame, ma anche Michele Bravi, Francesca Michielin, Fedez, Tiziano Ferro sono tutti artisti che hanno apertamente parlato del proprio percorso di psicoterapia, esprimendo anche quanto questo abbia influenzato la loro maturità artistica.

L’esperienza terapeutica diventa così materiale, lente e strumento. Fa di più del banale “trasformare il dolore in canzone”: aiuta a riorganizzare emozioni ed esperienze, vissuti, integrare ricordi, “rendere pensabile l’impensabile” (come direbbe uno psicoanalista ben noto agli addetti ai lavori).

In maniera ormai assolutamente trasversale a qualsiasi genere musicale, la psicoterapia si insinua in testi, tematiche ed evoluzioni artistiche che testimoniano il suo potere trasformativo.

Ernia: “Per Soldi e Per Amore”, ma anche per la psicoterapia

L’ultimo album di Ernia, “Per Soldi e Per Amore” ha fatto molto parlare di sé, tra chi ha accusato l’artista di essersi allontanato dal suo genere distintivo e chi ha apprezzato la sua evoluzione.

In uno dei brani che potremmo sicuramente definire “Per Amore”, Ernia esplora il rapporto con i genitori considerando le conseguenze di un’affettività mal comunicata e di un attaccamento confuso. Dalle prime righe non fa mistero di “parlarne con la psico” da anni:

Vorrei che i miei sapessero dirmi: “Siam fieri”
Lo so che ora lo sono, ma non sanno raccontarlo
Per anni io ho pensato loro fossero severi
L’amore per riceverlo ho dovuto interpretarlo
Gli altri li invidiavo, con madri pronte a dire sempre: “Bravo”
Io con la mia nemmeno mi toccavo
Lei mi diceva: “Hai fatto il tuo doverе”
È così che nasce chi vuol fare bеne e poi chi deve

La contabilità emotiva di Lazza in “Locura”

Anche “Locura”, l’ultimo album di Lazza, si muove su una dimensione decisamente più introspettiva rispetto ai suoi precedenti lavori. Tanto che la stampa l’ha descritto come una “resa dei conti” personale, scontro che probabilmente ha avuto luogo tanto nella scrittura quanto nel setting terapeutico.

L’album è ricco di riflessioni sulle conseguenze del successo, della notorietà, ma anche sui significati identitari, sulla crescita ed evoluzione tanto personale quanto artistica. Nelle interviste di quel periodo l’artista ha dichiarato di aver intrapreso un percorso di psicoterapia, elemento che gli ha permesso di arrivare a una maggiore chiarezza dal punto di vista della sua identità artistica e sonora.

La psicoterapia non cancella, ma trasforma. È chiaro nello spirito comunque impetuoso di “Locura”, un album in cui la componente della rabbia rimane centrale, perché quella rabbia non viene eliminata dall’esperienza terapeutica, ma trasformata in una narrazione capace di portare qualcun altro a rispecchiarsi in essa.

Levante: la depressione post-partum nella musica

Emblematico è il caso di Levante, che tra il 2023 e il 2024 ha affrontato pubblicamente la depressione post-partum. Mentre la scrittura ha per lei rappresentato un mezzo di sublimazione del dolore, la psicoterapia l’ha aiutata a integrare quel sentimento nella sua vita quotidiana. Lo descrive bene nel brano “Vivo”:

Ho sorriso tanto
Dentro a questo pianto
Ho voglia di credere di poter farcela
A costo di cedere parti di me
Ho voglia di cedere a questa speranza
Per poter credere a tutta la vita che

Vivo come viene
Vivo il male, vivo il bene
Vivo come piace a me

Qui la dinamica è duplice: da una parte, la terapia è il mezzo che permette all’artista di affrontare un evento catastrofico, quello della depressione. Dall’altra, la musica diventa il linguaggio con cui narrare questa crisi. La sua produzione artistica ne ha beneficiato in profondità e in autenticità.

“La geografia del buio” dove Michele Bravi si è ritrovato grazie all’EMDR

Dopo un grave evento traumatico, Michele Bravi è ricorso a una terapia molto particolare chiamata EMDR. Si tratta della desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari (in inglese eye movement desensitization and reprocessing, da cui l’acronimo EMDR).

Questa terapia ha una fortissima base somatica, poiché si basa sul mettere il cervello del paziente nella condizione di poter affrontare un ricordo traumatico senza scatenare le reazioni d’allarme che normalmente insorgono in questi casi.

Forse anche per questo l’ultimo album di Michele Bravi, “La Geografia del Buio”, fa spesso così riferimento al corpo. Pensiamo ai brani “Maneggiami con cura” o “Storia del mio corpo”. Proprio in quest’ultima canzone si può vedere chiaramente (o meglio, ascoltare) quella che è stata la dissociazione tra corpo e psiche, tipico esito del trauma, che porta a un distacco tra le emozioni provate e il corpo che le vive:

Il mio corpo ha una storia di paura addosso
E lo vedo chiaramente in ogni gesto
Come quando ho smesso di parlare
Nell’esatto modo in cui si chiude un rubinetto

Il mio corpo ha una storia che si ripresenta
E lo ascolto come guardo una finestra aperta
L’ho lasciato fermo dentro al letto, fermo dentro
Come in una una busta di una lettera

E l’ho vestito tutti i giorni in un modo diverso
E poi mi sono abituato a viverci attraverso
E l’ho sentito urlare: “Vivimi, vivimi, vivimi”
“Ti prego, bruciami come fiammiferi”

Per Nayt la Lettera Q è un ciclo che si spezza

Coazione a ripetere, uno dei concetti base della psicoanalisi freudiana, alla base del transfert.
Senza perderci in tecnicismi, la coazione a ripetere indica la tendenza a rimettere in atto le proprie dinamiche traumatiche, col tentativo cosciente o meno di padroneggiarle.

“Ho iniziato a pensare che cosa significa per me il simbolo della Q, un cerchio che viene spezzato e l’ho trovato coerente con ciò che stavo provando, sentendo. Ho cercato di costruire il disco intorno a questo concetto, all’uscire fuori dai cicli, dalle gabbie e dai loop in cui ci ritroviamo quotidianamente.”
Questa la dichiarazione di Nayt in un’intervista che ha seguito la pubblicazione di Lettera Q, il suo acclamatissimo ultimo album. L’influenza della psicoterapia è evidente, anche nella copertina che rimanda a un immaginario di scambio e comunicazione tra menti.

Ci sono cose che voglio fare
Però a volte le inizio e non le continuo
Ho una parte che mi rema contro
Dice che non siamo mai stati bambini
Per questo delle volte mi perdo
E me lo permetto (E me lo permetto)
La coscienza fa il giudice, da brava madre comprende
Alleggerisce il verdetto

Musica e psicoterapia sono un binomio che suona meglio

La convergenza tra musica e psicologia, psicoterapia in particolare, è un fenomeno che negli ultimi anni sta diventando sempre più frequente grazie agli artisti che decidono di esporsi in merito.

La psicoterapia è un mezzo di crescita personale e professionale, dunque artistica.
Il dono dell’introspezione che offre la terapia può diventare un punto di svolta fondamentale nella narrativa di un artista oggi.

Questo è particolarmente vero quando ci si pone davanti la crescente banalità del panorama musicale italiano contemporaneo. Spesso forzati a estenuanti ritmi di pubblicazione che uccidono la creatività, gli artisti oggi finiscono per perdere la capacità di una narrazione autentica in favore di uscite calendarizzate.

Proprio come la Q di Nayt, la psicoterapia può diventare anche artisticamente il mezzo per spezzare il cerchio.
Spingerà anche gli ascoltatori a diventare un pubblico più consapevole di parole ed emozioni?

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