In un panorama televisivo pettinato, in cui molti artisti seguono filoni narrativi prestabiliti e costruiscono opere perfette e levigate, VISCARDI si presenta nella sua morbida ed esplosiva fragilità, scardinando i crismi del classico RnB in italia.
Scinneme ’a cuollo -in napoletano, “scendimi di dosso”- è una richiesta semplicissima: fammi respirare e dammi aria. Per VISCARDI, il suo singolo è un atto di liberazione, a rappresentare la necessità di liberarsi da paranoie, paure e blocchi interiori. Un conflitto che molti conoscono: restare dove è sicuro, oppure buttarsi e rischiare? VISCARDI, ha scelto di rischiare.
Questo anche perché, musicalmente, Scinneme ’a cuollo è un gioiellino.
Oltre ad essere una nota di colore in un panorama che stava dando poco spazio a questo tipo di sound, va anche a scardinare quelli che sono i cliché dell’RnB.
Scinneme ‘a cuollo costruisce ed intarsia a sé una sonorità che è tutta playful e contaminata. VISCARDI è una figura che inchioda lo sguardo perché sa restare radicato eradicando lo stereotipo. Complice la sua formazione, è stato in grado di costruire un linguaggio dove il classicismo dell’RnB americano si è fuso con il napoletano, con l’hip hop, con il neo soul.
Scinneme ’a cuollo può tranquillamente diventare un anthem non prevedibile della città di Napoli.
Non la solita stereotipia, ma un brano vivo e multiculturale, che segue le orme delle origini di una musica che affonda le radici da secoli nella cultura partenopea e porta con sé anche sonorità italo-disco e funk più contemporanee.
VISCARDI si impone, in un contesto in cui la viralità spesso premia l’effimero, come un cantautore sincero e vivo. Un artista che non ha paura di mostrarsi per quello che è.
Nessun compromesso commerciale; per carità, si strizza l’occhio a qualche sonorità contemporanea, ma con Scinneme ‘a cuollo abbiamo semplicemente capito che ci sono ottimi presupposti per coltivare delle radici che non vengono utilizzate per fossilizzarsi ma per generare nuove forme di un qualcosa già di per sé bellissimo.










