Gli Zero Assoluto nel 2025

da | Mar 3, 2025 | #Cromosomiintour

Quanto può essere potente la nostalgia? Per gli Zero Assoluto, più di quanto immagini.

La carriera degli Zero Assoluto è, in tutta onestà, incomprensibile.

Nel 2005 “Semplicemente” sembrava arrivare come un missile sull’industria musicale italiana, piazzandosi nella top 20 dei singoli per 28 settimane di fila.

L’anno dopo ancora meglio: sia “Sei parte di me” che “Svegliarsi la mattina” arrivano al 1° posto della classifica singoli, in una scena musicale che definire strana è un eufemismo.

In Italia sono gli anni del Festivalbar, anni di classifiche segnate da una divisione quasi perfetta tra big e meteore. Da una parte Laura Pausini, Gigi D’Alessio, Tiziano Ferro, Elisa, Gianna Nannini, Eros Ramazzotti e Nek. Dall’altra Povia, i Sugarfree, Antonino e Checco Zalone. Già, Checco Zalone.

In mezzo a questa divisione netta, l’unica eccezione è rappresentata dal rap che inizia a fare capolino con Fabri Fibra e Mondo Marcio. Forse è questa una delle chiavi che permette agli Zero Assoluto di scalare le classifiche. Loro iniziano a cavallo del 2000 proprio con il rap, non quello gangsta e tagliente a cui eravamo abituati, un rap piuttosto da bravi ragazzi. Nella loro nuova forma delicata e pop, mantengono a tratti qualche elemento hip-hop che li rende difficilmente collocabili nella scena del momento.

I loro testi affondano appieno le radici nella nostalgia, nell’intimismo, in un sentimentalismo romanzato che in qualche modo funziona. 

Gli Zero Assoluto erano indie senza saperlo.

Si potrebbe dire che hanno colto le chiavi del successo dell’indie pochi anni prima che l’ondata indie arrivasse come uno tsunami a trasformare le regole del pop.

Gli Zero Assoluto sono rimasti così in questa bolla di tempo sospeso, una fotografia ingiallita di un ricordo nostalgico. Un limbo eterno da cui non sembravano poter uscire.

Thomas e Matteo decidono dunque di arredare il loro limbo nel tempo sospeso: l’ultimo album è del 2016, proprio negli anni dello scoppio dell’ondata indie. Da lì in poi solo singoli sparsi, quasi un album spalmato negli anni, compreso “Fuori Noi” insieme a Gazzelle per rivendicare la loro natura indie prima che questa avesse un nome.

Ci nutriamo di nostalgia”, Thomas e Matteo l’hanno dichiarato con orgoglio. Dopo il tour nei club nello scorso autunno, vedere un palazzetto non sold-out (ormai unico termometro del successo live in una società ubriacata dai numeri) potrebbe far pensare ad un azzardo finito male, un’operazione nostalgia non riuscita.

La realtà è che i posti liberi sono ben pochi, la risposta del pubblico è presente eccome.

Il distacco tra i pezzi pre-2009 e tutti gli altri è abissale, sia per l’entusiasmo del pubblico ma anche per la forza espressiva degli stessi Thomas e Matteo. L’impressione è che nella produzione del duo non ci sia spazio per le vie di mezzo: i brani che non scolpiscono la storia vengono divorati dall’oblio. Ma se si riempie un palazzetto 20 anni dopo i propri successi si può essere definiti meteore?

Gli Zero Assoluto hanno già annunciato altri due appuntamenti nel 2026 nei palazzetti a Roma e Milano, oltre all’intenzione di tornare a Sanremo. Arriverà un nuovo album o il potere della nostalgia riuscirà a riempire anche quelli, ancora una volta?

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