Junkie di Asp126: “Dare voce a quelli che stanno in fila”

da | Dic 18, 2024 | Interviste

L'artista romano Asp126 ha pubblicato il suo nuovo disco ufficiale "JUNKIE". Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il progetto e per conoscerlo meglio.

Venerdì 12 Dicembre è finalmente uscito Junkie, primo disco ufficiale da solista di Asp126 sotto Columbia Records. L’artista romano, parte del collettivo Lovegang è al suo primo disco solista ufficiale, dopo l’ep “Asper” uscito nel 2019.

Il disco esce anticipato dai singoli “Divisi” con la partecipazione di Franco126 e “Ovvio”. L’album segna un nuovo capitolo per la carriera di Asp126, da sempre una delle penne più stilisticamente ricercate e sensibili della scena romana. La sua abilità nel raccontare il suo vissuto con immagini inusuali e uno sguardo tra il cinico e l’ironico fanno di lui un unicum nel panorama musicale Italiano.

All’interno del disco numerose influenze, dalla Synthwave anni 80, alla dance, al cantautorato. Il conflitto con le dipendenze, polaroid di momenti di vita e la nostalgia degli amori finiti sono solo alcuni dei temi principali del disco, dove troviamo un Asp126 più maturo seppur sempre riconoscibile.

Noi di Cromosomi siamo riusciti a farci quattro chiacchiere, per parlare dell’uscita di Junkie e fotografare questo momento della carriera insieme a lui.

L’intervista con Asp126

Prima di tutto come stai? Come ti senti a livello mentale e di sensazioni all’uscita del
disco? Tanta ansietta o più sicurezza?

Molto bene, grazie! Sono contento dei risultati che l’album sta pian piano ottenendo, è il mio primo disco e spero che possa piacere. Diciamo che è normale provare un po’ di ansietta, ma è anche vero che il riscontro avuto finora, anche in termini di numeri, mi sta dando anche sicurezza.

Finalmente il disco solista! Prima “Asso di Guasconi” con Franco126 e il disco di
Drone, poi il joint con Ugo Borghetti “Senza Ghiaccio” e infine “Cristi e Diavoli” con
la Lovegang. Com’è stato lavorare per la prima volta ad un disco soprattutto tuo,
seppur con la presenza di featuring? Approccio differente?

Sicuramente è stato più impegnativo, lavorare a un proprio album da solista ti “costringe” a focalizzarti al 100% su cosa stai facendo. Allo stesso tempo, è stato molto stimolante perché ho avuto maggiore libertà di esprimermi.

Perché JUNKIE? Cosa vuol dire per te il titolo dell’album?

“JUNKIE” è un termine che si usa nel mondo della trap, una sorta di modo di dire. I “junkie” letteralmente sono le persone che stanno in fila per comprare sostanze stupefacenti, l’ho scelto come titolo per rappresentare quello che vuole essere una sorta di capovolgimento carnevalesco, come per dar voce a quelli che stanno in fila e non a quelli che possiedono.

All’interno del disco gli amici di sempre ma anche tante figure inedite: Wayne,
Branca e Tutti Fenomeni. Com’è stato collaborare con questi artisti e quali
esperienze ti porti a casa da ognuno di essi?

È stato sicuramente divertente e costruttivo, da ognuno dei featuring dell’album ho
imparato qualcosa. Di Franchino sicuramente ammiro il bagaglio culturale; di Branca il guizzo selvaggiamente artistico; di Ugo la capacità di dire la verità in modo semplice e immediato; di Tutti Fenomeni il suo essere pungente e ironico; di Wayne, infine, lo charme e lo swag. Ci tengo a ringraziare anche i miei due produttori: WISM, che ha curato quasi tutte le basi, per la resilienza e Fabio Grande per la passione.

La tua scrittura riesce a fotografare molto bene la quotidianità e il vissuto di
Trastevere, il tuo quartiere. Quanto senti importante l’appartenenza a casa e come
pensi ti abbia plasmato vivere lì?

Per me l’appartenenza a Trastevere è fondamentale, influisce tantissimo sulla mia musica e, in generale, sulla mia vita. Molte tematiche che affronto nei miei pezzi attingono a quella realtà, a quel sottostrato sociale e urbano. Banalmente, la vita notturna di Trastevere mi ha permesso di conoscere personalmente Tutti Fenomeni, perché frequentavamo lo stesso bar.

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