Ainé ha scelto una formula da concept album, ma ha voluto insegnarci anche un po’ di pazienza: è da quando ad aprile abbiamo ascoltato “BUIO”, la prima metà di “BUIO LEGGERO”, che attendevamo un seguito. Se le cinque tracce di aprile raccontavano la separazione e la perdita, LEGGERO fa da contrappeso: sono sette tracce che raccontano di Ainé che ritrova il suo entusiasmo. Secondo il concept, ad ogni brano è associato un mese e, pur essendo un Ep che si ascolta nel tempo di cucinare un piatto di pasta, racchiude 7 mesi di vita emozionale, da settembre a marzo.
Un breve e fluttuante viaggio
Con le radici saldamente piantate nella musica r&b e soul – le specialità con cui abbiamo imparato a conoscerlo – Ainé arricchisce la ricetta inserendo elementi di deep house e crea un mix che ricorda parti della discografia di KAYTRANADA. Le carte in tavola sono chiare fin dai primi secondi di “Blu – Settembre”: si capisce che stiamo ascoltando un disco fatto per star bene. Nell’interludio “Blu (Outro)” risuonano gli echi di un passato più angosciato, prontamente spazzato via dall’invitante beat di “Liberami – Ottobre”, che promette di “maledire settembre” e lasciarsi il buio alle spalle.
Passando per il poco riuscito esperimento drumless di “Trasparente – Novembre”, il suono ritrova sé stesso in “Occhi” e “Specchi”, tra linee di basso soddisfacenti e semplici vibrazioni positive. Il momento più coinvolgente arriva quasi a sorpresa, mentre l’Ep volge al termine. Il ritmo trascinato e sensuale di “Brame (Outro)” è il tocco che serviva a “Gennaio”, e “Mai-Febbraio” può sembrare velleitario, ma a ben vedere funziona benissimo come preludio all’house allegra di “Ombre – Marzo“. Il tono primaverile dell’outro conclusiva ci lascia in bocca un gusto di speranza, a chiudere il cerchio di un percorso di ritrovamento di sé lungo un anno.
L’insostenibile leggerezza di AINÈ
Accettare di prestarsi a un ascolto leggero, di passaggio, significa anche accettarne le condizioni. È su questo nodo che emergono le criticità del progetto. Se il forte di “BUIO” era l’intimità che si creava tra musica e ascoltatore, LEGGERO ha dalla sua la duttilità dell’ascolto. Nel tentativo di essere adatto a tante situazioni e stati d’animo, finisce per mantenersi stabile senza creare veri momenti topici. Il risultato è un ascolto certamente piacevole, ma che forse avrebbe bisogno di qualche momento memorabile in più. Dopo svariati ascolti, ciò che rimane è un progetto musicalmente coeso e ben curato che manca di un po’ di movimento.
Il fattore di continuità è la qualità di suoni, arrangiamenti e scrittura, una riconferma del talento di Ainé, ormai un eccellenza della musica black nostrana. Ugualmente ben riuscito è l’esperimento delle outro, ossia gli interludi che guidano dolcemente le transizioni fra le canzoni. Le canzoni scivolano l’una nell’altra, garantendo un ascolto scorrevole.
Il disco – ora completo – è dunque da considerarsi un progetto positivo, anche se parzialmente limitato. Ainé ci ha di fatto ricordato chi è, e vale la pena che ve ne ricordiate anche voi lettori buttando un orecchio sul suo ultimo lavoro al link qui sotto.










