Da sempre la musica dal vivo ha un ruolo fondamentale nel tessuto culturale, connettendo e coinvolgendo le persone e valorizzando spazi e territori di grande importanza storica e sociale. Eventi nelle aree archeologiche, come il Circo Massimo, ne sono un esempio lampante, dove la musica diventa veicolo di promozione del patrimonio e di connessione tra pubblico e territorio. Oltre a dar vita a esperienze collettive, i concerti hanno anche un forte impatto emotivo. Secondo una ricerca di Patrick Fagan – ricercatore e professore universitario nel Regno Unito – la musica live migliora l’umore delle persone contribuendo al benessere psicofisico e aumenta il senso di autostima complessivo, nonché l’appartenenza a una comunità.
Negli ultimi anni, però, assistere a performance live è diventato quasi impossibile, soprattutto se si tratta di artisti di fama internazionale. E questo ha generato non poco dissenso nel pubblico. I concerti, una volta accessibili a una fascia ampia di persone, stanno diventando appannaggio di pochi privilegiati.
Musica live troppo costosa? Qualche esempio
Non serve andare troppo indietro nel tempo per trovare esempi di come il costo della musica dal vivo stia raggiungendo cifre spropositate. Durante la recente vendita dei biglietti degli Oasis, i fan hanno espresso la loro frustrazione non solo per il prezzo – da 73 sterline a salire – ma anche per il problema del secondary ticketing e di come questa pratica stia rendendo i concerti un lusso per pochi. Per citare altri esempi, il biglietto meno costoso per il concerto di Taylor Swift a Milano ammontava a 63 euro, quello dei Coldplay allo Stadio Olimpico di Roma 74 euro per posti con visibilità ridotta.
Poco cambia per gli artisti italiani: per Vasco Rossi e Cremonini i prezzi oscillano tra i 50 e i 200 euro. Tutto ciò senza contare le spese di commissione, che aumentano solitamente il costo di una ventina di euro.
Perché i prezzi continuano ad aumentare?
Nella maggior parte dei casi, tale rincaro è dovuto a fattori che non dipendono dagli artisti: una parte del ricavato va a coprire i costi relativi agli intermediari che vendono i biglietti, ma anche a tutte quelle figure tecniche che lavorano dietro le quinte. La pandemia ha ridotto drasticamente il numero di questi professionisti, facendo lievitare i loro compensi. Inoltre, i costi di trasporto alimentati dall’aumento del carburante legato al conflitto in Ucraina incidono fortemente sul prezzo finale, senza contare le spese per gli spostamenti dell’artista, delle attrezzature e del personale.
Secondary ticketing e dynamic pricing
L’aumento di prezzi, però, non coincide con una minore partecipazione ai live, anzi. L’industria musicale può permettersi di continuare ad aumentare i prezzi, proprio perché le persone, nonostante i costi vertiginosi, sembrano essere disposte a partecipare all’evento ad ogni costo. Ed è proprio su questa domanda crescente che si fonda il fenomeno del dynamic pricing. Questo meccanismo adegua i prezzi dei biglietti in tempo reale in base alla domanda, facendo lievitare le cifre per i concerti più richiesti.
Questo modello di vendita, insieme al secondary ticketing, sta contribuendo alla trasformazione della musica dal vivo in un’esperienza elitaria e classista, non accessibile a tutti.
Conclusioni
Possiamo dunque affermare che oggi la musica dal vivo non sia più alla portata di tutti: tra prezzo del biglietto, spese di commissione, viaggio per raggiungere la venue e alloggio diventa impossibile non spendere una fortuna per un semplice concerto.
La musica e le esibizioni stanno perdendo quindi la loro essenza primaria: non più momenti di condivisione e di svago, dove potersi divertire e ascoltare della buona musica, ma eventi riservati a chi ha le risorse per affrontare costi sempre più alti.
La crescente elitizzazione della musica live è un fenomeno preoccupante, che rischia di escludere una parte ampia della popolazione da una forma artistica che dovrebbe essere invece universale. Sarebbe rilevante riflettere su come riportare l’esperienza dei concerti alla portata di tutti, preservandone il valore sociale e culturale.










