Abbiamo fatto un salto (anzi un tuffo bello profondo) alla data milanese del Duality + Guests Tour di Dardust. Venue d’eccezione il Teatro Arcimboldi. Un viaggio nei due emisferi del producer marchigiano, accompagnato questa volta da amici e ospiti per ogni data.
Un’esperienza sinestetica e viscerale, più che un semplice concerto a teatro. Duality di Dardust è una visione ultra nitida di un progetto artistico ben preciso.
Qualche tempo fa ospite da Le Iene, durante il suo monologo Dario mi ha particolarmente colpito e ci diceva:
«Mi hanno definito il Re Mida del pop, il producer che qualsiasi cosa tocca la trasforma in oro. Mi hanno sempre ricordato i numeri: oltre 70 platini, 500 milioni di streaming, i primi posti in radio e nelle classifiche, e vado fieri di quei risultati.
Ma a un certo punto quei numeri hanno iniziato a mettermi una pressione pericolosa, un’ansia da prestazione che mi spingeva a volerli replicare, superare, come se il mio valore artistico dipendesse da quello, perché o ero il Dardust che sfornava hit o semplicemente non ero.
Ma dov’era la musica, la mia musica? Sentivo che stavo perdendo una parte di me, quella che sin da bambino mi aveva fatto amare il gesto di suonare, non per arrivare primo. Ho deciso di riportare quel bambino al pianoforte per un nuovo percorso da compositore e performer, che ho arricchito con la passione per i sintetizzatori e le mie visioni, un viaggio rischioso e non convenzionale che però mi ha portato per il globo e a pubblicare 4 dischi.
C’è il mondo dove il valore di un artista dipende dalla risposta a una domanda: “funziona?” ossia “quanto vende?” e non c’è artista che non sogna di conquistare un pubblico enorme, ma quel sogno non può prescindere da ciò che sei e vuoi comunicare, altrimenti diventa una prigione, una prigione dorata ma che ti incatena.
Disintossichiamoci dalle aspettative, dall’ossessione dei sold out, dalla foga di essere sempre vincenti e soprattutto dai numeri. Io lo sto facendo e sono sicuro che, indipendentemente da quanti mi seguiranno su questo terreno, alla fine non potrò che essere felice di essere stato un artista e non solo un prodotto da vendere, di essere stato solo me stesso e non ciò che inseguire i numeri mi avrebbe portato a essere».
Poco più di un anno fa, a ridosso dell’uscita di DUALITY, avevo anche avuto il piacere di scambiare impressioni e riflessioni con Dario. Avevo già compreso la sua natura di Artista, che si manifestava preponderante sull’immagine del producer d’oro sfornatore di hit e primi posti in classifica. Dunque, le mie aspettative riguardo al live erano già pregne di entusiasmo.
Nonostante il ritardo dovuto a un problema tecnico e la mancata presenza di uno dei tre ospiti (Mahmood rimettiti presto), alle 21.37 si comincia con il primo tempo: emerge la parte più riflessiva e meditativa del piano, si susseguono le quattro stagioni di Duality, i riferimenti alla cultura orientale e alla fioritura dei ciliegi.
Il piano è una coccola fluttuante, scioglie ogni energia negativa, ogni particella di agitazione dovuta alla frenesia e ai ritmi della città. Per un momento ogni preoccupazione sembra non essere troppo importante e va bene così.
Menzione speciale per l’ingresso sul palco del primo ospite: Giovanni Andrea Zanon incanta con il suo violino ed entra in perfetta sinergia con il piano, regalando un ulteriore momento di intensità, ma al contempo di sollievo.
Arriva il momento di Elodie, seconda ospite dello show. Fresca di tour nei palazzetti, l’artista inizia a intonare Love Is a Losing Game di Amy Winehouse in una versione inedita, per poi arrivare a Vertigine, pezzo di successo prodotto propio da Dardust. Questo brano al piano acquista un tassello di introspettività in più.
Una tormenta bianca e uno schermo improvvisamente nero segnano in maniera netta la fine della prima parte. Piccola pausetta per riprendersi emotivamente.
Arriviamo al secondo tempo: l’emisfero elettronico e futuristico di Dario prende il sopravvento. Laser, sintetizzatori e batterie invadono tutto l’Arcimboldi, per non parlare dei visual esplosivi. La platea si alza e si trasforma in una pista da ballo. Prevedibile? Senz’altro, ma che vibes, lasciatemelo dire.
Sulle note di Cenere appare sullo schermo un Samurai che corre, supera ostacoli, viaggia nello spazio. Space Samurai è di fatto uno dei picchi energici dello show. Non mancano neppure guizzi insoliti tra cui una pizzica rivisitata elettronicamente, un momento che rimanda al brano Signore del bosco con Massimo Pericolo o ancora un gong che segna l’inizio di un altro pezzo iconico di Duality: Horizon in Your Eyes.
Il gran finale è un’esplosione di gratitudine, il culmine di un turbinio onirico e caleidoscopico, la reale consapevolezza di essere nel posto giusto.










