MACE si spinge “Oltre” ogni limite

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La mezzanotte di questo venerdì 27 maggio diventa, tutto d’un tratto, un po’ più magica grazie a Oltre, il nuovo album di MACE.

Lo aspettavamo da un anno e, finalmente, MACE è tornato. Dopo il successo clamoroso del primo disco, OBE, costruito intorno a featuring e a hit che non ci scorderemo così facilmente (La canzone nostra, tanto per dirne una), il producer milanese torna a stupirci.

Rolling Stone Italia lo ha definito come “il più visionario dei nostri produttori“. Niente di più vero: chi si sognerebbe, in un maggio che sa già di luglio, di pubblicare un album completamente strumentale?

Eh sì. Oltre è proprio questo: un’ora e undici minuti di suoni, di melodie, di musica. Tutto allo stato puro, nel proprio habitat naturale. Senza la contaminazione della voce umana, se non per qualche campionamento. E, messi da parte gli indugi iniziali, mai scelta fu più azzeccata. In fondo, lo dicevano anche i Depeche Mode:

Words are very unneccessary,

They can only do harm

MACE prende questo comandamento alla lettera e senza troppa paura di discostarsi del sentiero prestabilito. Questo è poco ma sicuro: l’artista ha, come tutti noi esseri umani, paura del giudizio altrui, però questo non lo ferma dal proporre la musica che vuole lui, esattamente come la vuole lui. Una strategia acerrima nemica del marketing del settore musicale, ma che funziona. Anche se, alle volte, viene proprio da pensare che MACE sia decisamente senza macchia e senza paura, oltre che (invidiabilmente) menefreghista: la prima traccia di Oltre, breakthrough suite, dura quasi 20 minuti.

Un disco per temerari, insomma. Oltre non ha la stessa immediatezza lampante di OBE, ma ne ha un altro tipo: quella sentimentale.

Per quanto il nuovo album sembri qualcosa di ben più ostico da ascoltare e comprendere (il che può essere anche vero), le emozioni arrivano dritte al cuore di chi decide di compiere questo viaggio. Perché Oltre descrive proprio l’itinerario dei sentimenti che l’autore ha provato negli ultimi tempi, dal lockdown in poi. E, dato che la situazione ha accomunato ognuno di noi, non è poi così difficile capire cosa simboleggiano i brani.

Per una volta, non analizziamo testi, ma solo flussi di note e di suoni. L’elettronica la fa da padrona in questo nuovo lavoro di MACE, che, sicuramente, non passerà inosservato.

Solitamente, non si sa mai come il pubblico possa reagire a degli album così sperimentali, soprattutto se sono strumentali: la storia ci insegna che, spesso, vengono considerati prodotti di serie B. Oltre, però, non si attesta per niente a quel livello, anzi. A parte la bellezza e la completezza di un album complessamente rivoluzionario, è, già da ora, una pietra miliare nella discografia di MACE. Si configura, infatti, come il seguito perfetto di OBE. A un ascolto più attento, lo si può considerare anche la sua altra faccia della medaglia: se li si riproducono l’uno in seguito all’altro, non si riescono a riconoscere i confini.

Ogni colonna d’Ercole presente nella musica del 2022, MACE l’ha abbattuta con Oltre, passando da brani ritmati come estasi, moto perpetuo o impeto, a quelli più zen e astratti, come volo celeste e singularity. Un’altra prova superata, un altro ottimo disco portato a casa, un altro limite oltrepassato: MACE è decisamente inarrivabile.

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