OBE, il viaggio mistico di MACE tra rap e natura

da | Feb 6, 2021 | Recensioni album

OBE è un viaggio al di fuori delle esperienze corporee che non ci fa perdere il contatto con la realtà. Un percorso per il quale MACE ha scelto accuratamente i suoi compagni di viaggio, un vero e proprio dream team della scena rap italiana in grado di esaltare perfettamente la sua idea di musica. Out […]

OBE è un viaggio al di fuori delle esperienze corporee che non ci fa perdere il contatto con la realtà. Un percorso per il quale MACE ha scelto accuratamente i suoi compagni di viaggio, un vero e proprio dream team della scena rap italiana in grado di esaltare perfettamente la sua idea di musica.

Out of Body Experience, ovvero al di là delle esperienze corporee. È questo il significato di OBE, acronimo che dà il titolo al nuovo disco di MACE per Island Records. Il producer milanese, che ha prestato le sue doti artistiche ad alcuni tra i più importanti progetti nella scena rap e non solo negli ultimi anni, si cimenta per la prima volta in un album che esce a suo nome e in cui è lui ad essere il vero protagonista. I ruoli si invertono dato che stavolta sono gli artisti che lo accompagnano a sposarsi con la sua idea di musica e ad esaltarne le particolarità.

Un viaggio di 17 tracce tra ritmi psichedelici e melodie soul abbinati alla veracità del linguaggio rap.

L’essenza del viaggio è tornare diversi ed è questo l’obiettivo del disco

Secondo MACE ogni viaggio lascia qualcosa dentro di noi che ci rende in qualche modo diversi. Il suo intento è quello di proiettare l’ascoltatore verso altre dimensioni e arricchire il suo mondo interiore. In ogni traccia si percepisce l’influenza dei Paesi e delle culture nei quali questo progetto ha preso vita, dal Giappone al Sudafrica, dove MACE aveva registrato un disco con artisti africani poi mai edito.

Un lavoro che, per sua stessa ammissione, ha avuto una lunga gestazione, di quasi due anni, ma che proprio per questo risulta completo in ogni sua parte. L’impronta melodica è coerente dall’inizio alla fine e sfugge alla ridondanza, nonostante l’elevato numero di tracce, grazie al personale e distintivo apporto che i vari ospiti danno ad ogni singolo brano.

L’immaginazione come forza motrice

Tutto ruota attorno all’immaginazione, vera forza motrice che ci spinge a varcare le soglie del sensibile conducendoci verso spazi altri. OBE ci stimola ad andare oltre noi stessi e la nostra corporeità in un atto di simbiosi totale con la natura.

Sento il mare addosso, il gelo dell’Alaska
Un terremoto, un viaggio in Ayahuasca

In Ayahuasca MACE affida a Colapesce l’arduo compito di descrivere le sensazioni causate dall’assunzione dell’omonimo infuso psicotropo. In generale in tutto il disco non mancano i riferimenti all’assunzione di sostanze e ai quattro elementi (aria, terra, fuoco e acqua) e all’incontro tra uomo e ambiente che ne scaturisce. Ogni traccia poi è associata ad un simbolo: “Alcuni sono simboli alchemici, altri caratteri tibetani, altri semplicemente simboli che, per associazioni di immagini, sentivo che mi rappresentavano quello che la traccia mi comunicava”, racconta MACE alzando decisamente il tasso esotico della sua opera.

Il rap a gamba tesa

Questo immaginario mistico si mescola alla perfezione con la narrativa rap/trap che ristabilisce subito un contatto con la realtà. Il risultato è un equilibrio tra due mondi, fantastico e realistico, che permette all’ascoltatore di vagare con la mente, ma con lucidità. Emblematico da questo punto di vista uno dei due singoli con i quali è stato lanciato il disco, Ragazzi della nebbia con FSK e Irama.

Nuovo flex, nuova car, nuovo Rollie
Il giorno che mi shottano morirà la trap (Pow, pow, pow)
Verso lean nella cup, la mia cup è dirty
Tremila, tre Amiri, il tuo odio non lo sento
Ah, cocaina nelle calze (Socks)
MILF nella suite (MILF), ollare the gang, gang, gang

La strofa di Sapobully degli FSK crea quasi un ossimoro con il “beat molto trippy” del brano, come lo ha definito lo stesso MACE.
Ma la vera quota rap prende prepotentemente forma a partire da Buonanotte, un inno alla romanità capitanato da Noyz Narcos con Side Baby e Franco126 al suo fianco, e si chiude con Dio non è sordo di Izi, Jake La Furia e Jake The Smoker. In mezzo gli interventi dei vari Gemitaiz, Guè Pequeno, Rkomi e Ernia, ma una menzione speciale merita Geolier che con Top boy conferma di essere uno dei talenti emergenti più interessanti del panorama rap italiano.

Sono i producer, ora, i veri fuoriclasse

È la rivincita dei beatmaker. Un movimento portato avanti dai vari Sick Luke e Charlie Charles e vivificato da dischi come Mattoni di Night Skinny e Bloody Vinyl 3 di Slait, Tha Supreme, Low Kidd e Young Miles, al quale si iscrive di diritto anche OBE.

Il producer non lavora più da dietro le quinte ma si prende la scena, diventa protagonista uscendo allo scoperto e mettendoci la faccia. Ancor di più se, come in questo caso, riesce a lasciare un’impronta inconfondibile di sé stesso grazie a sonorità uniche.

OBE è un disco che rigetta qualsiasi etichetta di genere pur inserendosi pienamente nelle logiche discografiche del mercato, risultando al passo con i tempi e forse anche una spanna oltre. Un disco dalle sonorità distese che si presta ad una fruizione notturna e casalinga ma che esprime tutta la voglia di evadere di chi è costretto in casa da una pandemia. La chiosa del disco, Hallucination, è la traccia più lunga del disco e non ha la funzione di semplice outro.

Una strumentale elettronica che racconta il viaggio appena intrapreso spianando la strada al prossimo, perché dopo una fine c’è sempre un nuovo inizio.

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