GOSTO, il viaggio in Mozambico di Gemitaiz, Mace e Manuel Marini

da | #Cromosomiintour

T-magazine ha presentato l’album fotografico di Manuel Marini corredato da un bellissimo documentario con protagonisti Gemitaiz e Mace.

GOSTO nasce da un viaggio in Mozambico di tre amici”, recita l’incipit della presentazione del libro fotografico di Manuel Marini. È questo che sono in primis lui, Gemitaiz e Mace, i tre protagonisti del suddetto libro e del documentario Quello che resta. Il loro legame unito alla voglia di partire per fare nuove esperienze li ha portati in Africa dove i due progetti, oltre al doppio brano Bianco/Gospel uscito a luglio 2020, hanno preso vita in maniera spontanea. Il tutto è stato presentato nei giorni scorsi da t-magazine al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove ho avuto la fortuna e il piacere di presenziare, e al Germi di Milano.

In un’atmosfera intima ed esclusiva Gemitaiz, Mace e Manuel Marini hanno dato la possibilità ai presenti di assistere a tutto il processo creativo del loro lavoro. Il viaggio nel sud dell’Africa è durato 18 giorni, ma la gestazione dei prodotti finali è stata molto più lunga. Il primo tassello è stato Bianco/Gospel, brano accompagnato dal videoclip girato sul luogo uscito nell’estate del 2020. Poi è toccato al documentario Quello che resta rilasciato il 2 giugno del 2021 e ora anche al libro fotografico GOSTO. Quella che doveva essere una semplice vacanza si è trasformata da subito in qualcosa di più profondo che i tre hanno sentito il bisogno di raccontare a tutti.

“Volevamo tornare in Africa tutti e tre” – racconta Manuel – “sapevamo che sarebbe nato qualcosa”. E così è stato.

La serata si apre tra birre e spritz in un clima disteso nell’attesa dell’inizio dell’evento. Una volta arrivati tutti gli ospiti il mini bar prende la forma di una vera e propria sala cinematografica dove viene proiettato il documentario Quello che resta, girato e prodotto da Manuel Marini. Attraverso immagini e riprese di repertorio il docufilm racconta i luoghi e gli incontri che nei 18 giorni di viaggio hanno contribuito al processo creativo e alla nascita di Bianco/Gospel.

Il viaggio

Già dalla prima sera Davide, Simone e Manuel capiscono che quello appena intrapreso non sarebbe stato un semplice viaggio di vacanza. In un club di Maputo, capitale del Mozambico dove è iniziato e finito il loro percorso, conoscono Lauro e Silvestre che li aiuteranno ad entrare in contatto con uno studio di registrazione e a girare il videoclip di Bianco/Gospel. Dopo soli tre giorni lì, si recano in studio dove insieme ad altri artisti del luogo buttano giù le prime idee per il pezzo. L’armonia è totale, non c’è distanza geografica o differenza linguistica che tenga di fronte al potere della musica che riesce a mettere in connessione le anime più disparate.

A circa metà della loro avventura arriva il momento di spostarsi per fare tappa a Jangamo in una splendida villa che affaccia sull’Oceano. Un paio di giorni di relax per dedicarsi alla musica, racimolando le idee nate fino a quel momento e mettendo insieme i vari pezzi. “Si stava palesando il fatto che Bianco e Gospel fossero la stessa cosa, due lati della stessa medaglia, due volti della stessa Africa” afferma Gem. Da qui l’idea di mettere insieme i due brani e farli uscire con un unico videoclip.

L’ultima parte dell’avventura segna il ritorno al punto di partenza, Maputo, dove viene ultimato il video con dei ballerini del posto.

Conclusa la proiezione un forte applauso accoglie l’ingresso in sala dei tre protagonisti. È il momento del talk con Giovanni Ansaldo di Internazionale al quale il trio racconta ulteriori dettagli del viaggio. A partire dalla scelta del titolo del libro, GOSTO (dal portoghese “gusto” o “mi piace”), “una parola che sentivamo spesso e che ci ha accompagnato per tutto il viaggio” dice Manuel Marini. Poi gli aneddoti, come quello legato all’incontro con Silvestre e Lauro “a cui abbiamo fatto vedere subito le foto di Achille Lauro”. Infine il loro lavoro, esauriente nonostante i soli 18 giorni a disposizione per il grosso della produzione dei brani e la raccolta del materiale per libro e documentario. “Perché siamo bravi” ammette Gemitaiz senza falsa modestia.

La serata prosegue tra foto, saluti, scambi di opinioni e un dj set finale che genera un piacevole clima di festa.

A evento concluso, dopo due ore a stretto contatto con loro, me ne vado con una forte consapevolezza: Gemitaiz, Mace e Manuel Marini sono artisti a tutto tondo. La musica e la fotografia sono i campi di applicazione in cui si muovono con maggiore disinvoltura ma ciò che fa la differenza è il modo in cui si approcciano a ciò che fanno. Sono persone che non perdono occasione per dare libero sfogo ai rispettivi talenti e questo gli consente di essere più che mai produttivi. Da qui la voglia, e la capacità, di unire l’utile al dilettevole che gli ha permesso non solo di vivere un’esperienza unica ma anche di raccontarla a modo loro dando vita a un progetto originale ed esclusivo.

Il fine ultimo, come ammesso da loro stessi, è anche quello di “trasformare l’idea spesso distorta dell’Africa, un continente in difficoltà ma con un enorme potenziale, un luogo magico che tutti dovrebbero visitare almeno una volta nella vita”. Tutti i proventi derivanti dal video, dalla canzone e dal documentario, inoltre, sono destinati a COOPI, un’associazione che opera in 70 paesi per contribuire al processo di lotta alla povertà.

Arte, ispirazione e umanità. È questo quello che resta.

Articoli Correlati