Salmo è tutto meno che un Flop

da | Recensioni album

Prego, sedetevi comodi/Sta cominciando lo show“. Se tre anni fa Playlist (2018) lo consacrava definitivamente come uno degli artisti di punta della scena hip-hop/rap, oggi Salmo è finalmente tornato con un nuovo capitolo della sua storia in musica: FLOP (Columbia Records Italy/Sony Music Italy), che racconta in maniera candida e senza troppi giri di parole la sua mateforica “caduta” dal Paradiso.

Perso nell’ignoto/dormo sopra un’altalena sospesa nel vuoto/hai
Visto un angelo nel mare ma, eh/Devi scolpirlo se vuoi liberarlo

Non è un caso che sulla copertina del suo nuovo progetto l’artista sardo scelga di omaggiare la pittura dell’Ottocento, rappresentandosi proprio come L’Ange Dechu del ritrattista francese Alexandre Cabanel.

Il suo sguardo fiero e tagliente rappresenta il perfetto preambolo per addentrarsi nel disco e nel racconto degli ultimi tre anni di vita di Maurizio Pisciottu, dove le sue molteplici anime convivono e si accarezzano, creando un’interessante commistione di generi.

La dimensione rap si unisce a quella rock, pop ed elettronica; dimostrando ancora una volta la capacità di Salmo di guardare oltre e di non mettersi alcun paletto.

In questo viaggio attraverso il fallimento in tutte le sue declinazioni, lungo ben 17 tracce, figurano alcuni nomi di spicco del rap italiano: Marracash (in La chiave), Noyz Narcos (nell’aggressiva Ghigliottina) e Guè Pequeno (in YHWH). Ne L’angelo caduto, invece, Salmo si fa accompagnare dall’eterea voce della giovane promessa Shari.

Sacro e profano diventano quindi due facce della stessa medaglia, poichè piovono i riferimenti a Gesù e a Dio (A Dio), anche nella sua connotazione ebraica (YHWH altri non è che che uno dei nomi che vengono dati a D-o, poichè il Suo più autentico non può essere pronunciato da ben 5782 anni).

Quando entro nel club, tutti dicono/ “Jesus” 
Il messia del rap, fra’/Jesus 
Quando parte il mic check/tutti verso di me/Sono il nuovo YHWH, ah, Jesus 

Ci viene da chiederci se sia Maurizio o Salmo a guardrsi allo specchio, ad interrogarsi e a raccontarsi a cuore aperto con il suo pubblico.

Ascoltando FLOP emergono in maniera consapevole le paure, le insicurezze e soprattutto tutte le incertezze che definiscono l’identità di un musicista nel 2021: il timore di fallire, la ricerca della perfezione metodica a tutti i costi, il numero e il lavoro dei like di una foto su Facebook o Instagram, “apparire” e “sembrare” invece di “essere, esistere e vivere”.

In un mondo dominato dal materialismo e dalla ricerca della perfezione assoluta, Salmo ci spiega che floppare ed essere imperfetti va benissimo, che la convivenza di più anime (magari anche contrastanti) dentro di noi è cosa buona e giusta e che spostare gli equilibri fa bene al cuore e all’anima.

Significa saper andare controcorrente, disorientando e confondendo chi ci ascolta, perchè è solo quando si cade o ci si perde, che ci si può ritrovare.

Non dirmi che è tutto ok, per me non lo è stato mai
Cerco sempre un buon motivo per complicare tutto
E se penso a quanto ho speso per fare un disco brutto
È ok, è ok
È ok che ti ho deluso, è ok, ti faccio pena
È ok, sono un venduto, è ok, chi se ne frega

Salmo se ne frega di deludere o di non rientrare nelle aspettative degli altri. Ciò che conta è lasciare una nitida impronta in ciò che facciamo, perchè in fondo non siamo su questa terra per compiacere gli altri.

Siamo qui per vivere, per inseguire i nostri sogni e seguire il nostro destino, ma anche i nostri fallimenti personali e professionali, quindi il nostro FLOP. Errare humanum est.

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