Color Fest suona la nona: il racconto della due giorni di musica in terra calabra

da | #Cromosomiintour

Non è mai semplice organizzare qualcosa nel sud d’Italia: parola di calabrese. Onore quindi a chi, come i ragazzi di Color Fest e delle altre realtà calabresi e meridionali, riescono a dar vita a momenti che regalano svago e sorrisi alle centinaia di presenti.

Tra varianti e variabili impazzite, come gli incendi che imperversano in Calabria, portare a casa il lavoro di un anno non era del tutto scontato. La nona edizione di Color Fest è andata via liscia, tra mascherine che nascondevano sorrisi così belli da trapelare dagli occhi, green pass esibiti all’ingresso e distanziamento durante le esibizioni dei molteplici artisti che hanno calcato i due palchi messi in piedi per l’ccasione.

Mirko Perri, Armando Canzonieri, Salvo Bilotti e Armando Bevilacqua, sono solo la punta di quell’iceberg chiamato Color Fest, quest’anno tenutosi presso l’agriturismo Costantino, a Maida di Catanzaro.

La macchina ha funzionato perché la squadra ha funzionato con cortesia e gentilezza, perché non è semplice ricordare costantemente le norme e i comportamenti corretti da seguire in questo interminabile periodo, eppure le buone manierie pagano sempre.

La musica torna protagonista, tornano al centro gli artisti, anche quelli che rispettano le regole (con buona pace di Salmo). Una due giorni quasi necessaria per levarsi di dosso le scorie del periodo, con i microfoni accesi già intorno alle 17:00.

Foto di Paolo Ascioti

DAY 1

Tocca a Marat aprire le danze del primo giorno di Color Fest. Per chi non lo sapesse,Marat è una delle più interessanti proposte musicali della scena romana. Quello che più mi ha sorpreso di Marat è la sua maturità, nonostante la giovane età. Cantare per comunicare un punto di vista, dare voce a quello che ci abita, senza imporlo, ma con la delicatezza di una donna matura, priva di irruenza ma elegante.

Ecco i  Mckenzie salire sul palco, band locale che ha presentato esattamente il 12 agosto la sua ultima fatica. Zooloft. Il desiderio dei tre ragazzi di suonare è tangibile, la voglia di toccare il palco, sentirsi un mezzo per propagare emozioni, questo è il bello della musica e i Mckenzie sono riusciti a trasmetterlo. Degna di nota è Murena, traccia che chiude il nuovo album.

Cambio palco ed ecco i Post Nebbia apprestarsi a calcare lo stage. La prima impressione non sempre vale, infatti i quattro ragazzi sembrano degli scappati di casa a cui non daresti manco un euro, ma qui viene il bello. Per chi non lo conoscesse, il sound è interessantissimo, Carlo Corbellini è un giovane Kurt Kobain in versione liceale, senza il grunge ma molto pop. Un sano folle che ha bilanciato tutto ciò che è uscito dal palco e si è diretto verso di noi e i nostri teli.

È quasi sera quando tocca a Generic AnimalUna leggera brezza accompagna i brani, finalmente si respira dopo le ore sotto il sole. Bastano però una chitarra e una voce a scaldarci nuovamente. L’amore muove Generic Animal, parole e musica vanno dritte verso l’obiettivo e chi ascolta può scegliere da quale lato stare, vittima o carnefice. Presto è un ascolto che consiglio a tutti di recuperare, in quanto si tratta di una terapia d’urto per chi ha il cuore fracassato e, qualora ancora non lo fosse, può ascoltarla per fracassarlo definitivamente per poi raccoglierne i cocci prima di non andare via, per non sporcare il prato. Il kintsugi non servirà, lasciate i cocci e andate via.

Serviva un sorriso, serve Valerio Lundini accompagnato da i Vazzanikki.

Una giusta dose di disagio, sarcasmo, ironia per chiudere la prima parte del primo giorno, prima di spostarsi verso il palco A. Pubblico in visibio, con la band sul palco capace di osciallare tra la musica e sketch irriverenti, con cori da stadio per quei grandi classici ascoltati durante le messe in onda di Una pezza di Lundini: Sgrava questo miracolo, Lei è Sister Act, Sergio Castellitto e per chiudere la hit lundiniana, La droga no!

Zaino in spalla, telo in mano, mascherina e file ordinate per recarsi al palco A, quello che ha ospitato Cimini e Iosonouncane.

Federico Cimini gioca in casa, il pubblico lo ama e lui lo sa. Calabria state of mind, Gelosia lancia il live e i ragazzi cantano a squarciagola. Cimini canta, le sigaretta e le chiacchiere notturne fanno da contorno alla sua esibione. Apprezzati il breve discorso “politico” per introdurre Scuse, hit del cantante calabrese, e l’omaggio a Mirko dei Camillas. Per chiudere un piccolo inno generazionale, quella Legge di Murphy che spesso è più forte di noi.

Il DAY 1 lo chiude Iosonouncane: che chiusura!

Poca luce, ci sono le stelle a fare compagnia ai presenti. Iosonouncane porta in Calabria la sua Ira, i teli trasudano di emozioni tra le più disparate. Un viaggio ultradimensionale tra le Luna e le stelle, un biglietto per entrare in un universo parallelo. Disteso, viso rivolto al cielo, occhi chiusi, Iosonouncane è un mare e ci ha trasportato per più di un’ora. Qualcosa di completamente differente rispetto ai lavori precedenti, resta l’identità forte che contraddistingue quest’artista straordinario. Qualcuno ha pronunciato la parola tortura, probabilmente non sapeva di essere nel posto giusto al momento giusto, forse una delle poche volte delle sua vita.

Foto di Paolo Ascioti

DAY 2

LaPara apre il secondo giorno del Color Fest.

Rebecca ti avvolge con la sua voce, LaPara è una piacevole sorpresa che da Bologna arriva in Calabria per portare Tutti gli animali del mondo, ep nato durante il primo lockdown. Da Bologna arrivo anche Praino, ma solo come adozione, visto che si tratta di un calabrese doc. Tocca a lui salire per secondo sul palco, mentre il sole è ancora alto e siamo pronti a bruciare il mondo, come lo stesso artista suggerisce in un suo testo. Un nuovo Praino quello che si siamo trovati davanti, diverso rispetto a quello di Gelo polare. La svolta c’è, il pubblico se ne accorge e aprezza.

Sarebbe toccato a Emma Nolde esibirsi, se il maledetto virus che ci blocca da oltre un anno non avesse bloccato l’artista, risultata positiva al Covid-19 prima di partire per la Calabria.

Chi ha detto che Nicolò Carnesi abbia solo una galassia nell’armadio? La dimostrazione è quello che riesce a dare in ogni suo live, capace di trasportarti in quella galassia tascabile ed estraibile durante ogni esibizione lontano da casa. Un live costellato da momenti dolci e tristi, come lui stesso li ha definiti, che arriva al tripudio di felicità quando Zanzibar ci ha investito.

L’ormai consueto trasferimento da palco B a palco A ci riporta in fila, seguento le consuete regole, diventate pressoché abitudini.

A chiudere la nona edizione del Color Fest ci hanno pensato Ariete e Venerus.

Non ricordavo l’ordine temporale di esibizione, i dubbi si sono dissolti nel momento della fila. Ariete è una calamita naturale di adolescenti e, attenzione, questo non è assolutamente scritto in modo dispreggiativo. La giovane artista romana è un idolo generazionale, la sua dolcezza è disarmante, ma al tempo stesso trasuda maturità, dimostrando come non sia importante quanto si è grandi, ma come si vivono le giornate. Emerge una sana ingenuità di Ariete, tipica dei suoi anni, ed è bello che riesca ancora a conservarla. L’ultima notte chiude la sua esibizione e, forse, qualche estate dei presenti.

Un nodo in gola sale, credo sia perché Venerus sarà l’ultimo artista a esibirsi in questa nona edizione del Color Fest.

Venerus sale sul palco con la sua squadra, una sorta di PSG dei tempi moderni. Cori da stadio, urla singole si elevano tra le ombre, l’hype si taglia a fette. Inizia il live, la brezza aumenta, ma la voce di Venerus copre come seta pregiata e delicata. La leggerezza che l’artista riesce a trasmettere genera un mood di relax collettivo, come se i presenti fossero diventati dei contenitori di ossitocina. Sono solo sorrisi rilassati e sigarette, mentre si canta a squarciagola Magica Musica. Venerus “fatica” a star fermo, sale e scende dal palco, suona chitarra e pianoforte, una molla piacevole da seguire con lo sguardo. Il contributo di Arya è fondamentale, la sua voce ben si sposa con quella del frontman, un connubio perfetto.

Una certa solitudine si propaga nell’aria, Color Fest sta per volgere al termine.

Compaiono sul monitor le date della decima edizione, mentre Fabio Nirta ci ricorda che mancano circa 130 giorni a Natale.

Termina così la nona edizione di Color Fest, tra sorrisi con gli sguardi, tocchi di gomito e risate.

Ad maiora ragazzi!

 

 

 

 

 

 

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