Il “virtuale” diventa reale con Nicolò Carnesi

da | Recensioni singoli

Smart working.  Compleanni su Zoom. Netflix Party. Concerti in streaming. Un’esistenza virtuale quella che Nicolò Carnesi ci racconta nel suo nuovo singolo.

Fuori alla mezzanotte del 26 febbraio, “Virtuale”, il nuovo singolo di Nicolò Carnesi. Il brano, definito dall’artista l’inizio di una “creatività ritrovata”, segue il precedente album “Ho bisogno di dirti domani”, uscito nell’ottobre del 2019.

Come descrivere il nuovo singolo in due semplici mosse.

Se dovessi darvi un’idea dell’essenza di “Virtuale” senza farvi ascoltare il brano, mi avvarrei di due strumenti. Innanzitutto, vi farei leggere come Nicolò stesso descrive il singolo:

“Virtuale” rappresenta una personale chiave di lettura del periodo di pandemia, quando la clausura forzata ci ha avulsi dalla realtà, rendendoci sempre più dipendenti dalle esperienze a distanza virtuali per l’appunto. Considero la canzone uno sfogo, un modo per esorcizzare la nuova routine dei concerti in streaming, delle fake news, del cibo da asporto e dei continui numeri senza volto.
Il nostro centro di gravità è diventato astratto, destabilizzato e periferico.

Poi vi farei giocare al videogioco che ha preceduto l’uscita del brano. Era infatti, possibile ascoltare in anteprima il singolo completando un videogame ispirato al pezzo. Oltre ad essere un’ originale operazione di marketing, questa trovata è un ulteriore veicolo del messaggio dell’artista. Proponendosi come paradigma ironico, esaspera il concetto e lo rende ancor più chiaro, come affermato dal cantautore stesso.

Virtuale è l’ennesimo singolo sulla pandemia?

Si, lo è. Ma fate attenzione, quest’affermazione non vuole avere un’accezione negativa. Trovo normalissimo per gli artisti portare nelle loro opere ciò che stanno vivendo, come trovo sia piacevole per il fruitore ascoltare qualcosa strettamente connesso a questa nuova quotidianità. Riconosco però il rischio della cosa: i singoli ormai, sembrano sempre più una merce usa e getta e le canzoni sulla pandemia sono all’ordine del giorno. Risultato? Il rischio della banalità è dietro l’angolo come il rischio di produrre della “musica fast”. Nicolò invece, riesce a trovare una sua dimensione non degradabile, consegnandoci un’interpretazione arguta del periodo pandemico.

L’attualità del brano è infatti, bilanciata dal suo carattere senza tempo. Virtuale è una canzone sulla pandemia, che avrebbe funzionato anche se il coronavirus non fosse mai esistito. E questo perché il singolo parla di qualcosa che era già nell’aria, qualcosa che la pandemia ha solo esasperato. Del resto, il tema del brano è strettamente connesso a tematiche già trattate da Carnesi.

Altro che macchine volanti
Siamo sempre più distanti
Ma negli stessi istanti

E non strano che sia condividere
L’esempio più usato?
Ma nascondiamo l’orrore nelle nostre stanze
E non è strano che sia navigare
La parola più usata in questo millennio?

[Il futuro]

Virtuale racchiude un disagio che ci portiamo dietro da tempo.

Perché è vero, il coronavirus ha spostato il nostro centro di gravità, ma è da un po’ che viviamo questo dualismo tra virtuale e reale, tra essere e apparire. È da un po’ che filtriamo le emozioni e viviamo in una bolla autoreferenziale, definita da un qualche algoritmo. È da un po’ che l’enorme mare di informazione a nostra disposizione riesce solo a farci naufragare.

Che guaio se uno scienziato
Ti fa sentire scemo
Non sono d’accordo con quello che dici
E non ci morirei perché tu possa dirlo
E quanto è misera la vita negli abusi verbali
Quanto è misera la vita se non hai più una scelta
Quando sei definito da un codice binario
Un algoritmo di vita che sceglie persino
La tua canzone preferita

Il virus ha quindi, soltanto peggiorato le cose, rendendo il virtuale sempre più reale. Ed è proprio da qui che nasce lo sfogo, la consapevolezza che per “uscirne migliori” dovremo sicuramente rivedere il confine tra le due realtà. Perché la verità è che siamo stufi di vivere con gli occhi rossi e le dita in cancrena. Siamo stufi di dover stare sempre sul pezzo, di dover sempre puntare a quei quindici minuti di fama. E così fino alla fine, intrappolati in questo mancato equilibrio tra i due mondi, che terminerà innegabilmente quando le due realtà smetteranno di coesistere, e lì si che saremo virtuali sul serio.

Devi fare la storia
Devi avere un buon piano
Ma che duri una vita
Fino a quando è finita davvero
E sarai virtuale sul serio

Bentornato Nicolò, mi eri mancato.

 

 

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