Simpatico, solare, in cerca di amicizie è l’album d’esordio da solista di Vipra, nome d’arte di Giovanni Cerrati. Giovane, brillante e versatile si sta facendo strada nel panorama musicale dimostrando a sé stesso e agli altri di saper fare il suo e di saperlo fare bene.
Abbiamo fatto una chiacchierata, senza troppe formalità e con una base di sincerità e onestà Vipra si è raccontato e ci ha portato nel suo mondo.
Cominciamo con la domanda alla quale forse ti trovi a dover rispondere più spesso: perché Vipra?
È il soprannome che ho dalle scuole elementari, mi piaceva come suonavano le lettere insieme. Mi ricordava tipo “viper”, una roba anni ’90 che in quel periodo era super cool. Poi ho scoperto che Vipra è una parola che viene dal sanscrito, indica il “saggio” nel senso di persona che ha letto i testi sacri. Tra l’altro ormai alcuni pensano che sia il mio vero cognome o addirittura il mio nome.
Oggi sei qui come Vipra, ma dove è iniziato tutto? E soprattutto, c’è stato un momento in cui hai capito che la tua strada poteva essere questa?
Un momento non c’è ancora stato. In realtà lo sto facendo perché mi va, chiaramente con un’attenzione e un lavoro mio e di altri. A me è sempre piaciuto fare musica, sin da bambino quando suonavo la batteria insieme ai miei amici nel garage. È stato un modo di approcciarmi alla musica molto naturale. Ho fatto tantissime cose proprio perché mi andava di farle. Anni fa con un amico abbiamo fatto synth pop, poi con i ragazzi di Sorrowland avant-pop, se così possiamo definirlo. Poi ancora ho fatto l’autore per altri. Tutto questo perché mi veniva naturale. Ho fatto diversi lavori, dal magazziniere all’assistente di produzione però la musica mi ha sempre attratto in maniera irresistibile. Ho cominciato perché per me era la cosa più naturale da fare.
Ad oggi, guardandoti indietro e considerando dove sei arrivato, sei contento e sei dove volevi essere?
Per come sono fatto, non sono mai contento. Ma più che altro perché è una cosa ti spinge sempre a fare meglio e a cercare di non sederti mai sul tuo successo, piccolo o grande che sia. Non posso dire però di aver fatto male. Probabilmente sarò soddisfatto quando farò le mille altre cose che ho in mente di fare. Quindi forse non sono contento ma sono consapevole di aver iniziato un percorso nella maniera in cui volevo iniziarlo.
Anticipato dall’uscita di tre singoli, Ragazzino, Bene dai e Siamo Seri, il 28 maggio è uscito l’album Simpatico, solare, in cerca di amicizie. Un titolo molto curioso e prima di parlarcene, toglici subito una curiosità. Ma con una descrizione del genere quindi si acchiappa su Tinder?
No. Ma considera che circa due anni fa mi sono scaricato Tinder e ho trovato queste persone che per descriversi usavano aggettivi simili. Però ecco, simpatico, solare e in cerca di amicizie sono proprio le tre cose che non scriverei mai nella mia bio e che non userei mai per definirmi. Per onestà ovviamente, anche perché non sono nessuna di queste tre cose. Nell’album cerco di palesarlo, ovviamente nella maniera più ironica possibile.
Cosa succede adesso? L’album è uscito e ora?
Penso che farò dei live e credo che il disco andrà bene. Mi auguro che questo sia un album che performerà bene grazie alle persone che mi seguono da tempo e magari mi farà crescere in maniera esponenziale rispetto a quello che ho fatto prima, che comunque è stata una parte importante del mio lavoro. Credo che sia un disco onesto e che si merita un risultato onesto.
Nel pezzo Bene dai, tu scrivi “e dei miei amici che lavorano, ma non avranno mai il loro cognome sul citofono”. E tu, hai il tuo cognome sul citofono?
No no, c’è quello del proprietario di casa. Però è così, siamo una generazione che sarà più povera rispetto a quella precedente, è evidente. Quindi siamo una generazione che non si potrà permettere una serie di comodità che per esempio i nostri genitori si sono potuti permettere. Noi sogniamo questo cognome sul citofono ma siamo consapevoli che probabilmente non avremo una casa solo nostra.
In questo album hai collaborato con diversi artisti, vedi Margherita Vicario, Fulminacci, cmqmartina. C’è un aneddoto divertente (o di disagio) con uno di loro che vuoi raccontarci?
Considera che io sono una persona che fa continuamente figuracce con le persone perché dico cose che non devo dire ma proprio perché non ci penso, non per cattiveria. Con Margherita è successo che dovevamo sentirci per il pezzo e tra l’altro io non la conoscevo. Quindi prima volta in chiamata e io inizio con “bella amò” da lì il panico perché per riprendermi ho proseguito con “no zì scusa se ti ho chiamata amò” poi però “scusami se ti ho chiamato zì” quindi niente, io ero nel panico più totale. Però per fortuna lei l’ha presa bene e poi è andato tutto benissimo, siamo diventati amici!
E invece cosa è che ti ispira per scrivere? C’è qualcosa o qualcuno?
In genere, anche se adesso di meno perché esco meno di casa, quando sto in giro e cammino e c’è qualcosa che mi colpisce, una frase o anche un’immagine, me la segno. Quella poi diventa la chiave di una strofa, di un concept o di un pezzo intero. Poi in studio, insieme al produttore lavoriamo per far sì che la musica segua il testo. Però ecco, cerco di trovare cose quotidiane che sono interessanti e che capitano a tutti.
Ma secondo te, funziona di più scrivere e parlare a pochi o scrivere qualcosa di banale per arrivare a tanti?
Io scrivo anche per altri artisti che magari fanno roba con più successo delle mie. So quali sono le cose che funzionano ma poi considero sempre le cose che piacciono a me. Sono passato dal pensare che le cose più difficili siano quelle più belle, al rendermi conto che se sei bravo riesci a comunicare con efficacia anche quelle cose che coinvolgono tutti e che spesso non tutti riescono a spiegare. In questo album ho cercato di essere il più possibile diretto. Io credo che non ci sia una via giusta ma piuttosto una via che sia più o meno personale.
In questo album c’è una canzone a cui tieni particolarmente? Qual è la canzone invece che non vedi l’ora di fare live?
Considera che tutte le volte che penso di una canzone che non sia giusta per un album o che semplicemente non mi piace, poi puntualmente è la canzone più apprezzata. Quindi secondo me non ho proprio capito niente di quello che faccio! Per esempio, in questo album Nike non mi convinceva per niente, quindi forse sarà quella che verrà apprezzata di più. Invece Tram è quella che mi gasa di più, tra l’altro prima di registrarla l’abbiamo fatta live in un salotto quindi non vedo l’ora. E comunque è un album tutto da suonare live!










