Multisala è il film di Roma cantato da Franco126

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Una pellicola a colori proiettata nel cuore di Roma, Multisala, è il connubio perfetto fra musica e cinematografia.

Sono passati due anni dall’uscita di Stanza Singola, il primo disco da solita del cantautore Romano Federico Bertollini, ed oggi, in un momento storico in cui l’intimità di quel disco è più che attuale, Franco126 ci apre le porte di Multisala, un cinema a cielo aperto dai sapori colloquiali di una Roma che si racconta e si svela in ogni suo dettaglio, vicolo e sampietrino.

Il disco, interamente prodotto da Ceri Wax, è la colonna sonora perfetta di un film che c’insegna ad osservare in maniera nitida ciò che spesso si nasconde all’occhio nei dettagli di un’immagine. Non avrei mai pensato di salire tutti e 126 i gradini della Scalea del Tamburino con Franco126, ma con l’uscita di questo disco mi sono dovuta ricredere. Premo play ed in un attimo eccomi lì, passeggio per una Roma che non mi è mai sembrata così grande e sincera, una Roma dal cuore gentile che si lascia accarezzare ed osservare senza filtri e senza vergona alcuna. E’ la Roma di Franco126.

Un disco che suscita emozioni diverse in ogni traccia, diramandosi fra intimità e spensieratezza

Multisala è un disco del quale non si finirebbe mai di parlare, di raccontare quello che ogni traccia ed ogni verso hanno suscitato in noi e molto probabilmente è così che andrà. Partendo dalla tracklist, si apre uno scenario che ai cultori già fa saltare in aria la testa, perché si sa, un vestito a fiori con Franco126 acquista una vera e propria dimensione.

Il cantautore romano infatti, si distingue proprio per la sua abilità di trasportare dentro ad ogni verso tutto il mondo sensoriale di chi lo ascolta, un po’ come se fosse una fotografia a parlare.

La scrittura per immagini, la meticolosità delle metriche, la scelta delle parole, delle sillabe, tutto ha un corpo, un volto, un odore e un profumo. Ed è questa la vera forza del disco: il poter toccare con mano. Nei versi di Multisala si vive un vero e proprio coinvolgimento sensoriale, ci troviamo quindi catapultati in una sorta di vero e proprio spettacolo teatrale dove i colpi di scena non mancano mai.

Il disco si muove in uno slalom di contrasti, trovando il suo equilibrio proprio in questo zig zag, fra quelle che sono le tracce più malinconiche a quelle più spensierate, ed un po’ come succede nel principio supremo della filosofia con Yin e Yang, si appartengono anche se opposte poiché, hanno radice uno nell’altro.

Simone ed Accidenti a te, raffigurano il lato romanesco del cantautore e conferiscono al disco una tridimensionalità a 360 gradi

Basandoci sui singoli apripista che già conosciamo a memoria come: Blue Jeans feat. Calcutta, Nessun perché e Che senso ha, si era già capito che, Multisala, sarebbe stato un album dai sapori completamente diversi di Stanza Singola. L’intimità rimane ma proprio con in un film, viene distribuita anche attraverso lati più giocosi e goliardici degni del San Calisto.

La scelta di inserire questa scissione di genere deriva forse anche dal titolo stesso. Se con Stanza Singola si percepiva un concept intimo e introspettivo, in Multisala invece, viene messo in risalto il cammino condiviso e l’occhio osservatore su quelle che sono anche le storie d’altri. Una scelta che, conferisce al disco una tridimensionalità a 360 gradi.

La produzione di Ceri Wax in questo caso non poteva essere più che azzeccata, infatti, le note di Simone si appiccicano in testa proprio come fossero una gomma da masticare sotto la suola delle scarpe.

La metrica è una fotografia costante, spazia fra le caratteristiche e le descrive in un modo così vivo, che alla fine, ci sembra di conoscerlo un po’ pure a noi questo Simone, per non dire esserlo. Una delle immagini più nitide della traccia si trova sul finale, ed è una di quelle scosse che non ti aspettavi di ricevere ma che, in realtà, conosci a memoria. Ed così che in un lampo ti trovi dentro alla scena descritta e puoi sentirne gli odori, le risate e perché no, pure la temperatura del bicchiere.

a chiederci perché abbiamo sempre un po’ paura

soffiando sulla birra per sgonfiare la schiuma 

Maledetto tempo, Lieto finee Vestito a fiori sono le tracce che meglio esprimono la maturità artistica di Franco126

Maledetto Tempo è quel brano che suona sempre nella tua testa e che stavi aspettando qualcuno mettesse in musica. E’ quella passeggiata di bisogno che ti fai la sera per tornare a casa quando hai la testa piena di domande e la vista un po’ offuscata dall’alcol. Ma poi ad un certo punto, mentre cammini per i vicoli della tua città che conosci a memoria, ti rendi conto di un dettaglio, di uno scorcio che non avevi mai visto prima e rimani li, meravigliato ed attonito allo stesso tempo con la testa che pesa un po’ meno e la vista più nitida. E così sorridi in faccia alla malinconia.

Maledetto tempo, maledetto me

Si è fatto tardi troppo presto

e un po’ paura se ci penso

La strada alle mie spalle corre via,

ma sorrido in faccia alla malinconia

Lieto Fine è il pezzo per eccellenza del disco, si descrive da solo e va a chiudere quello che è stato uno spettacolo teatrale suddiviso in dieci tracce facendoci una semplice ma altrettanto complessa domanda. Una di quelle che va a metterci difronte ad una realtà che non conosciamo, quella che non ci viene descritta nei film o nelle favole.

Infatti: cosa succede dopo un lieto fine?

Forse, lo abbiamo già capito con Multisala.

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