Fatti travolgere dalla Tempesta: quattro chiacchiere con Giorgieness

da | Feb 9, 2021 | Interviste

In occasione dell’uscita del videoclip di Tempesta, ho avuto il piacere di scambiare due paroline – si fa per dire, che tra logorroiche ci si comprende – con Giorgieness. Giorgieness si è autodefinita un’anti-eroina con una sola missione: vivere intensamente mantenendo intatto il suo essere, tra pro e contro, tra uno sbaglio e una vittoria, […]

In occasione dell’uscita del videoclip di Tempesta, ho avuto il piacere di scambiare due paroline – si fa per dire, che tra logorroiche ci si comprende – con Giorgieness.

Giorgieness si è autodefinita un’anti-eroina con una sola missione: vivere intensamente mantenendo intatto il suo essere, tra pro e contro, tra uno sbaglio e una vittoria, sottostando solo alle sue condizioni. Chiamala, se vuoi, Tempesta.

Ciao Giorgia, innanzitutto grazie per la disponibilità! La prima domanda che sento di farti è questa: Come stai? Non è un periodo facile, tutti ci sentiamo molto spesso imprigionati dentro le nostre case. Come sta attraversando Giorgieness questi mesi altalenanti?

Parlavo con la mia ex coinquilina di Milano – che ho la fortuna di avere a Torino con me – proprio qualche giorno fa. E mi ha ricordato come io somatizzi tutto tra lo stomaco e la testa. Ecco in questo senso mi sento di dire che nonostante sia un buon periodo, sento tutto il peso del 2020 proprio lì, nel mezzo del corpo. Sto bene, perché sto lavorando tanto, è una cosa che mi tiene concentrata, mi stanca e mi fa sentire viva. Allo stesso tempo, il mio corpo credo abbia bisogno di una vacanza, di un po’ di sonno e che lo tratti meglio.
Tutto sommato, siamo nel mezzo di qualcosa a cui non eravamo preparati e di cui non conosciamo il finale quindi penso di cavarmela, navigando a vista, come tutti.

Il 2020 sarà stato un anno tosto dal punto di vista dei live, dell’umore, delle mancanze, ma sei riuscita ugualmente a donarci 3 splendidi singoli: Maledetta, Hollywoo e Successo. Nel 2021, precisamente il 3 Febbraio, ecco uscire Tempesta, l’ultimo tuo lavoro.

Grazie, davvero. Avevo una gran voglia di tornare a pubblicare musica e non nego che la pandemia inizialmente mi abbia davvero demoralizzata.
Non demotivata, perché non è nel mio carattere quando si parla di musica, però per chi come me ha la residenza sul palco più che a casa, pensare di fare ascoltare delle canzoni che non avrei potuto suonare dal vivo è stato difficile. Solo che sapevo di non poter aspettare e sulla lunga distanza, visto che l’uscita da tutto questo ancora non la vediamo, sono sicura di aver fatto la scelta giusta.
Datemi ancora qualche tempo e arrivo col disco, che amo già come solo una mamma può amare un figlio. Lo sento davvero come qualcosa che ha il mio stesso sangue e che una volta nato non sarà più mio, ma del mondo.

Tempesta è un inno alla libertà, all’essere se stessi a prescindere dalle situazioni che la vita ti pone davanti, all’amore verso la nostra persona. Quali sono le prime tre parole che ti vengono in mente pensando alla Tua “libertà”?

Per quanto sono prolissa – leggasi anche logorroica – non so se riesco a trovare tre parole.
Magari tre immagini!
Per quanto sia banale il mare, ogni volta che corro sulla passeggiata a Livorno, dalla terrazza Mascagni verso il Romito per intenderci, sento qualcosa che mi punge l’anima in modo positivo.
Poi penso ad una casa piena di luce.
E infine al guardarmi allo specchio senza che mi venga voglia di sputarmi in faccia.

In Tempesta scrivi “Ti strappo dalla memoria e poi mi tingo di viola”. Tralasciando i luoghi comuni che a volte così comuni non sono, tu di colori ne hai cambiati molti finora: ad ognuno di questi corrisponde una nuova Giorgieness? Che significato dai e hai dato in passato a questi cambiamenti?

In realtà una delle cose che sto cercando di fare è mettere nelle canzoni quante più cose che mi appartengono possibile. I film, le foto, i cambi di colore, il passato punk, il mio lato più passionale, ma anche quell’anima da diva della vecchia Hollywood, fanno tutti parte di questo processo.
Mi piace l’idea di eliminare tutti i filtri tra la mia immagine e la mia musica, vorrei si completassero a vicenda.
In questo senso per me cambiare colore di capelli non significa cambiare Giorgia, anzi è solo un modo per mettermi a fuoco ed esprimere come mi sento.
Nel tempo ho capito che non c’è casualità nella rotazione cromatica della mia testa. Quando mi innamoro li scurisco, quando sono confusa diventano blu, quando ho bisogno di certezze rossi, biondi se mi sento adolescente, quando ho bisogno di attenzione viola, quando mi sento bene con me stessa – tipo d’estate – non ci do troppo peso e lascio che scoloriscano e tornino quasi del mio cenere.
È tipo lo status di msn, te lo ricordi?
Mi fa sempre ridere come qualcuno – tendenzialmente uomini con cui spartisco in qualche modo periodi della mia vita – pensando di essere originali, mi fa notare che sono come Clementine di Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
Perché poi in effetti sono gli stessi che mi vedono come un’idea e non come una persona reale.
Ma che ci devo fare, sono ragazzi.

Rimanendo in tema Tempesta, OGGI 10 FEBBRAIO, ESCE IL VIDEO! Permettimi, in primis, di farti i complimenti in quanto proprio tu lo hai scritto, diretto e montato insieme alla tua cara amica Giulia Bartolini. Big up!
Circa due giorni prima dell’uscita hai chiesto ai tuoi fans di scrivere quale
film ricordasse loro Tempesta, scrivendo anche i tuoi preferiti. Parlaci di questa associazione video – film.

Mi prendo i complimenti – e ringrazio anche da parte di Giulia – perché questa volta davvero ci abbiamo messo un impegno folle. Personalmente ho pensato di non farcela un paio di volte, ma questo lei non lo deve sapere! Senza di lei non sarebbe stato possibile, ci completiamo. Lei ci mette la tecnica, io la trascino nelle mie idee con entusiasmo.
Fortunatamente ho potuto chiedere consiglio a due persone che questo lavoro lo fanno nella vita, Claudio di Biagio per la questione qualità delle videochiamate e Andrea Campajola – che si occupa di montaggio ad altissimi livelli – per un parere sincero. 
In più la tecnologia mi odia e ho rischiato di perdere il progetto un paio di volte, con conseguente infarto. La fase di montaggio e color è stata estenuante, come sa chi mi segue su ig e mi è stato vicino tra una pausa e l’altra.
Ho passato una settimana davanti al computer fino alle due/tre di notte – dalla mattina presto, perché dormire mi sembrava uno spreco di tempo – per scrivere lo script, cercando soluzioni per il problema enorme della distanza fisica tra me e Luca, il protagonista maschile che ci tengo a ringraziare. Mi ha seguita in questo progetto ed è stato disponibile e capace a calarsi nei panni di un attore attore, cosa che nella vita non è. Infatti suona nella band perugina Lagoona, scrive per Nopelc e ha pubblicato il suo primo libro quest’anno.

C’ho messo tutta me stessa in questo video, volevo che funzionasse, che sembrasse vero. In più ovviamente mi sono complicata la vita buttandoci dentro citazioni di film che hanno una regia pazzesca. Il video si ispira a diversi film che amo, ma tra tutti vorrei citare Eternal Sunshine of  The Spotless Mind, Candy, Gone Girl. La scena in bici è liberamente tratta da Mommy di Dolan, di cui ho anche un tatuaggio.

Però ce l’abbiamo fatta e ad oggi lo ricordo come un momento davvero divertente e bellissimo.

Siamo arrivati alla fine ed ammetto che ci stavo prendendo gusto. Tempesta tratta un tema attualissimo, che tocca il cuore e gli animi di molti giovani, in eterna lotta con una società che ci vorrebbe perfetti, portandoci a tralasciare il nostro vero Io. Cosa consigli a tutte queste persone che provano a sradicarsi da queste convenzioni e lottano ogni giorno contro qualcuno, qualcosa o addirittura contro loro stessi?

TERAPIA! Come tutte le persone che ci vanno, sono una grande fan del pagare sconosciuti per raccontargli i fatti miei.
Scherzi a parte, qualunque sia il percorso che si decida di fare, penso sia davvero tanto importante rimanere concentrati e permettersi di sbagliare o semplicemente di prendere strade diverse da quella principale, per scoprire cosa c’è e magari tornare indietro.
Smettere di giudicarsi, forse, è la cosa più importante e difficile.
Ancora non ci sono riuscita del tutto, ma specialmente negli ultimi tempi sono venuta a patti con certi lati di me che culturalmente mi avevano insegnato essere sbagliati.
Semplicemente sono miei e non è facendo finta che non esistano o che possano sparire.
“Non sono quello di cui avevi voglia? Sono quello che mi va” è davvero una cosa che mi ripeto spesso. Ogni giorno mi ripeto: Giorgia, non devi salvare nessuno, non devi convincere nessuno che vali come persona, non devi insegnare niente, non devi essere nemmeno il tuo supereroe.
Semplicemente devi vivere una vita che quando ti guardi indietro dici è la mia, nel bene e nel male.
Non cambierei una virgola del mio passato, tornerei dentro l’inferno e rivivrei tutto il paradiso per essere dove sono oggi.

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