GionnyScandal, “HATERS MAKE ME FAMOUS 5” tra barre taglienti e ferite mai chiuse

da | Ott 27, 2026 | Recensioni album

Con “HATERS MAKE ME FAMOUS 5”, GionnyScandal torna a provocare e rivendicare tutto ciò che ha conquistato. Ma tra le barre più dure riaffiorano ferite che il successo non ha cancellato, ricordi che “pesano” e fragilità difficili da nascondere.

GionnyScandal ha scelto di chiudere un capitolo importante della propria carriera tornando a quella parte di sé che non ha mai avuto bisogno di essere addolcita per piacere agli altri. Con HATERS MAKE ME FAMOUS 5, pubblicato il 23 ottobre 2026, il rapper riporta al centro il suo lato più hard, fatto di barre aggressive, provocazioni, ostentazione e quella voglia di rivincita che ha accompagnato buona parte del suo percorso.

Eppure, ascoltando le dieci tracce, la sensazione è che il disco abbia molto più da raccontare di quanto suggerisca il suo atteggiamento iniziale. Perché GionnyScandal sa essere “sfacciato”, ma sa anche trovare parole che arrivano dritte, senza bisogno di grandi costruzioni. Ed è proprio questa alternanza a rendere l’album interessante.

Il ritorno alle origini, in fondo, non significa necessariamente tornare a essere quelli di prima. Significa anche riconoscere ciò che non si è mai smesso di essere, portandosi dietro tutto quello che nel frattempo è successo.

Dieci canzoni, 22 minuti e una scelta tutt’altro che casuale

HATERS MAKE ME FAMOUS 5 dura 22 minuti. Una scelta che potrebbe sembrare dettata semplicemente dalle nuove logiche del mercato musicale, ma che nasce da una riflessione precisa.

GionnyScandal ha raccontato di aver preferito concentrarsi su dieci brani perché oggi, secondo lui, le persone dedicano sempre meno attenzione all’ascolto. Meglio un disco breve, capace di arrivare subito, piuttosto che un progetto più lungo che rischi di perdere qualcosa strada facendo.

È un ragionamento che racconta bene il momento che sta attraversando la musica. Gli album devono confrontarsi con ascolti sempre più veloci, con l’abitudine di saltare da una canzone all’altra e con un pubblico che spesso decide in pochi secondi se rimanere oppure passare oltre.

Ma la brevità di questo progetto non dà la sensazione di un lavoro lasciato a metà. Ogni brano occupa uno spazio preciso, anche quando il passaggio da un’atmosfera all’altra è brusco. E, come anticipato da lui, la storia potrebbe continuare con una deluxe, alla quale sta già lavorando attraverso nuovi brani.

“Dall’inferno, con amore”, il modo migliore per iniziare


“Dall’inferno, con amore” mette immediatamente sul tavolo qualcosa di vero, scomodo, difficile da raccontare senza rischiare di sembrare retorici. Gionny ripensa alla propria infanzia, alle assenze e a quella leggerezza che crescendo sembra essersi persa. Fa male soprattutto il contrasto tra il bambino capace di sorridere e l’adulto che, nonostante tutto ciò che ha conquistato, continua a fare i conti con una parte della propria storia. Il brano tiene insieme durezza e sentimento senza trasformare tutto in una confessione melodrammatica.

Ma ciò che colpisce davvero è un’altra cosa. GionnyScandal non prova a raccontare il passato come se ormai fosse soltanto un ricordo lontano. Lo porta dentro il presente, quasi a ricordare che il successo può cambiare le circostanze, ma non riscrivere ciò che è successo. Ed è una scelta d’apertura che funziona. Prima di ascoltare quanto è diventato forte, si capisce qualcosa di ciò che lo ha costretto a diventarlo.

La forza di non dover dimostrare sempre di essere forte


Poi arriva il GionnyScandal più irriverente. Quello che non misura troppo le parole, che provoca, esagera e si diverte a farlo. “GTA 6”, “Freestyle 3” e “Flavio Cobolli” sono probabilmente i brani che raccontano meglio la direzione hard scelta per questo quinto capitolo. Il linguaggio si fa esplicito, le barre diventano più aggressive e la rivincita prende il posto delle riflessioni.

In “GTA 6” il successo viene esibito senza particolare modestia, anche attraverso il contrasto con un passato in cui le possibilità economiche erano molto diverse. E sarebbe quasi inutile cercare di leggere ogni riferimento come una metafora. Qui c’è anche il piacere di ostentare ciò che prima sembrava lontanissimo.

“Freestyle 3” è sfida pura. Le punchline si rincorrono, i riferimenti cambiano rapidamente e il tono resta volutamente sopra le righe. Alcune barre funzionano più di altre, ma il punto è proprio questo. GionnyScandal non sta cercando di diventare improvvisamente un artista impeccabile e rassicurante.

Con “Flavio Cobolli” la provocazione continua tra sport, cultura pop e autoaffermazione. L’ostentazione, a quel punto, non sembra soltanto voglia di mostrare ciò che si possiede. Diventa anche il modo di rivendicare ciò che si è riusciti a costruire partendo da una situazione completamente diversa.

È qui che il ritorno hard acquista un significato più interessante. Non è soltanto un recupero di sonorità o di atteggiamenti del passato. È la possibilità di utilizzare ancora quel linguaggio, ma con una storia diversa alle spalle.

“Abitudine”, il dolore nascosto nelle cose più semplici

“Abitudine” è uno dei momenti più belli del disco. E non perché racconti qualcosa che non sia mai stato raccontato prima, ma perché riesce a trovare dettagli nei quali è fin troppo facile riconoscersi. Un biglietto del treno conservato. Un letto rimasto com’era.

Due immagini che dicono molto più di una lunga dichiarazione d’amore. Perché quando una persona se ne va, spesso sono proprio le cose più banali a ricordare che non c’è più. Gli oggetti restano al loro posto, mentre tutto quello che rappresentavano ha cambiato significato.

Ma “Abitudine” non parla soltanto della mancanza di qualcuno. Mette in discussione qualcosa di ancora più difficile da ammettere. Quanto si continua ad amare una persona e quanto, invece, si ha paura di perdere la vita che si era costruita insieme?

La differenza è sottile e spesso scomoda. Perché riconoscere di essere rimasti legati anche a un’abitudine significa mettere in discussione la propria idea di amore.

GionnyScandal non cerca nemmeno di presentarsi come quello che ha sempre fatto la cosa giusta. Lascia emergere gli errori, le responsabilità e quella consapevolezza che arriva spesso quando ormai non c’è più molto da sistemare.

È questo a rendere la canzone così riuscita. Non cerca un colpevole da indicare, ma racconta quanto possa essere complicato accettare che due persone si siano fatte male, anche volendosi bene.

“Swarovski”, quando una metafora riesce a dire tutto

“Swarovski” merita un discorso a parte, perché contiene una delle immagini più belle dell’intero progetto. Trasformare le lacrime in cristalli preziosi. Un pensiero che, a leggerlo velocemente, potrebbe sembrare soltanto romantico. In realtà, dentro c’è molto di più.

C’è il desiderio di restituire qualcosa a una persona che ha sofferto, di rendere prezioso persino ciò che le ha fatto male. Ma c’è anche tutta l’impossibilità di quel gesto. Perché il dolore non diventa bello soltanto perché qualcuno, dopo averlo provocato, vorrebbe trasformarlo in qualcosa di diverso.

E forse è proprio questa la parte più toccante della canzone. Il pentimento arriva, ma non pretende di cancellare le conseguenze.

GionnyScandal lascia spazio all’idea che l’altra persona possa meritare una felicità diversa, anche lontano da lui. Un pensiero che richiede una consapevolezza molto più difficile di una semplice richiesta di perdono.

“Swarovski” funziona perché non forza l’emozione. La lascia arrivare attraverso un’immagine che rimane impressa e che continua ad avere senso anche dopo la fine della canzone. Ed è interessante ritrovare una delicatezza simile nello stesso album in cui il rapper rivendica con tanta decisione il proprio lato più aggressivo. Non c’è bisogno di scegliere quale dei due sia il GionnyScandal più autentico. Entrambi riescono a esserlo.

“Nella mia notte” e “Angelo & Diavolo”, quello che resta quando finiscono le certezze

“Nella mia notte” e “Angelo & Diavolo” si muovono in una zona più inquieta, dove le relazioni non sono mai raccontate come qualcosa di semplice.

In “Nella mia notte” l’assenza continua a tornare, soprattutto quando non ci sono più distrazioni capaci di tenere lontani certi pensieri. È quella sensazione per cui una storia può essere finita nella realtà, ma continuare a occupare spazio nella testa.

“Angelo & Diavolo” affronta invece la contraddizione tra il desiderio di fare la cosa giusta e la capacità, tutta umana, di sbagliare.

L’immagine delle ali sporche è particolarmente efficace. Non racconta un angelo diventato improvvisamente cattivo, ma qualcuno che porta addosso anche le conseguenze delle proprie scelte. Ed è una distinzione importante, perché riconoscere i propri errori non significa automaticamente aver imparato a non ripeterli.

Questi brani aggiungono sfumature al disco senza cambiarne la direzione. L’amore non diventa il centro del progetto, ma rimane una parte della vita che GionnyScandal sceglie di non escludere dalla propria musica.

Dopo le atmosfere più intime di “Swarovski”, “Oh My God” riporta tutto su un altro piano. La provocazione torna a essere protagonista, insieme all’ostentazione e a un linguaggio che non cerca certo di risultare elegante. Il cambio è netto, quasi spiazzante. Ma sarebbe strano aspettarsi da questo album una progressione emotiva perfettamente ordinata.

GionnyScandal non vuole necessariamente accompagnare l’ascoltatore verso una versione più tranquilla e rassicurante di sé. Vuole anche recuperare quella libertà di esagerare che ha sempre fatto parte del suo immaginario.

E non tutte le canzoni devono per forza nascondere una grande riflessione per funzionare. Alcune servono a mostrare carattere, a provocare una reazione, a ricordare che la musica può essere anche sfida e divertimento. “Oh My God” si inserisce proprio in questa dimensione e contribuisce a mantenere centrale l’identità hard del progetto.

“Tutto o nada”, avere tutto e chiedersi chi resterebbe senza niente

“Tutto o nada” chiude il disco con un contrasto che merita attenzione. Da una parte ci sono i simboli del successo, tra cui il riferimento al Richard Mille, e la soddisfazione di aver raggiunto una condizione completamente diversa rispetto al passato. Dall’altra rimane una domanda molto meno appariscente. Chi resterebbe se tutto quello che è stato conquistato sparisse?

È una domanda che cambia il modo di leggere anche l’ostentazione delle tracce precedenti. Perché possedere qualcosa e sentirsi davvero al sicuro non sono necessariamente la stessa cosa. Il successo può riempire una vita di possibilità, ma non garantisce che tutte le persone presenti siano lì per le ragioni giuste. GionnyScandal mette il valore della propria vita davanti a quello di una relazione passata. Non significa che il dolore sia scomparso, né che tutto sia stato risolto. Significa però riconoscere un limite oltre il quale nessun legame dovrebbe avere il potere di annullare una persona.

È una chiusura che acquista ancora più significato se messa accanto a “Dall’inferno, con amore”. All’inizio del disco c’è il peso di ciò che è mancato. Alla fine rimane la consapevolezza di quanto sia importante non perdere anche ciò che si è riusciti a diventare.

GionnyScandal chiude la saga tornando a fare rumore, ma sono anche i momenti in cui lascia parlare le proprie contraddizioni a rendere questo ritorno davvero interessante. Perché avere un’identità forte non significa dover mostrare sempre la stessa faccia. Significa riuscire a essere riconoscibili anche quando si decide di mostrarne un’altra.

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