Ieri sera la Sala Santa Cecilia ha proiettato le stanze di un palazzo goriziano prima di materializzare i suoi dieci inquilini direttamente sul palco. I musicisti hanno occupato lo spazio fisico con i propri strumenti solo dopo aver abitato per settantacinque minuti lo schermo.
Il film
L’innesco di Tutta Vita appartiene allo sguardo della regista Valentina Cenni. La sua richiesta a Stefano Bollani partiva da una necessità pratica: usare l’improvvisazione jazz come spazio di relazione e di ascolto reale, lontano dalle logiche delle tournée. Nel febbraio 2025 ha riunito maestri storici del jazz italiano e tre giovani ventenni dentro un palazzo storico di Gorizia. Li ha isolati per una settimana in una città di confine. Hanno convissuto e suonato escludendo la presenza di scalette o pressioni esterne, tenendo come unico traguardo il concerto finale al Politeama Rossetti di Trieste. La macchina da presa ha documentato questa convivenza registrando la nascita fisica della musica, fino a diventare il film presentato in anteprima lo scorso novembre alla Festa del Cinema di Roma. La proiezione del film funziona come una lunga anticamera per il live vero e proprio. Lo spettatore decodifica la grammatica del processo creativo guardando le esitazioni, le risate e gli accordi presi a mezza voce, capendo come nasce fisicamente una traccia. La distanza temporale tra l’istante in cui un’idea prende forma nella testa di chi suona e l’istante in cui diventa un’esecuzione compiuta davanti a un pubblico si annulla in un taglio netto.
Il live
L’esibizione dal vivo prende il materiale fissato nel disco omonimo registrato al Politeama Rossetti di Trieste e lo riapre completamente, smontando le strutture originali. Il nucleo storico composto da Stefano Bollani, Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi e Roberto Gatto possiede un’abitudine all’ascolto reciproco che annulla la necessità di darsi segnali visivi per gestire le entrate. A questo blocco consolidato da decenni di collaborazioni incrociate si aggiungono le chitarre di Matteo Mancuso e Christian Mascetta, insieme alla voce e alle tastiere di Frida. L’integrazione tra musicisti con mezzo secolo di differenza all’anagrafe avviene sul piano puramente tecnico e materiale dell’esecuzione.
Il concerto all’Auditorium ha proceduto senza pause teatrali, spingendo le tracce verso direzioni diverse da quelle registrate sull’album edito da Ponderosa. I repertori tradizionali si confondono con la composizione istantanea perché le dieci persone sul palco attingono ad archivi musicali enormi e li riversano negli strumenti appena la struttura del brano lo concede. Il tour TUTTA VITA LIVE ALL STARS proseguirà con lo stesso formato, che unisce la visione del film al concerto, il 6 luglio all’Anfiteatro del Vittoriale, il 9 a Umbria Jazz e il 13 al Teatro Arcimboldi di Milano.










