Domenica 28 giugno Nico Arezzo è arrivato allo Spaghetti Festival di Roma con una delle prime date del suo Minchia Che Tour Caldo. Ha suonato sul Koro Stage, secondo palco del festival, dopo Angelica Bove, altra artista molto brava passata dalla stessa serata.
Il suo live è durato circa quaranta minuti. Pochi, soprattutto quando il concerto inizia a funzionare subito e lascia la sensazione che avrebbe avuto bisogno di più spazio. È uno dei limiti inevitabili dei festival, dove i tempi si stringono e le scalette devono correre. Ma proprio per questo, per chi magari vedeva Nico Arezzo per la prima volta, il concerto dello Spaghetti Festival potrebbe essere sembrato più un assaggio che un punto d’arrivo.
Nico Arezzo e una scaletta che entra subito nel vivo
Il concerto si è aperto con “intro”, brano che apre anche il suo ultimo album, “non c’è fretta”, uscito il 16 gennaio per Take Away Studios con distribuzione Artist First. Da lì, Nico Arezzo è passato subito a “Teste di nicchia”, dall’album “Non c’è mare”, una di quelle canzoni che dal vivo arrivano dritte, anche a chi magari fino a quel momento non conosceva bene il suo mondo. La scaletta ha guardato soprattutto all’ultimo album, con brani come “terapia d’urlo”, “sancu” e la cover di Domenico Modugno, “’u pisci spada”. Canzoni che su disco suonano già benissimo, ma che dal vivo prendono un’altra temperatura, diventano più larghe, più fisiche, più immediate, senza perdere quella cura negli arrangiamenti che rende riconoscibile il mondo di Nico Arezzo.
Una band che fa respirare i brani
A far funzionare davvero il live è stata anche la band: Vincenzo Messina alla batteria, Davide Paulis al basso, Edoardo Vilella alle tastiere e Ilaria “Boba” Ciampolini a synth, cori e percussioni. Erano tutti dentro i pezzi, tutti accesissimi, si sentiva e si vedeva. Edoardo Vilella sembrava quasi posseduto dalla sua tastiera ed è esattamente il tipo di energia che rende un live difficile da guardare restando fermi. Non una band messa lì ad accompagnare, ma una parte fondamentale del concerto.
Il concerto si è chiuso con “sempre ’a stissa”, brano originariamente cantato con Anna Castiglia. Allo Spaghetti Festival, quella parte l’ha presa Boba, e l’ha fatta sua senza alcun tipo di problema, voce, presenza e una naturalezza che hanno chiuso il live nel modo giusto.
Alla fine il pensiero è stato abbastanza semplice, quaranta minuti sono pochi per capire tutto, ma abbastanza per voler sentire di più.










