FRESH TALENT: NICO AREZZO

da | Gen 27, 2026 | FRESH TALENT

Con "Non c'è fretta", Nico Arezzo trasforma il tempo lento in una scelta artistica.

Sono passati dieci giorni dall’uscita di “Non c’è fretta” (fuori dallo scorso 16 gennaio per Take Away Studios) e il verdetto è abbastanza chiaro: Nico Arezzo ha deciso di non giocare al gioco di chi urla più forte. Dopo un 2025 trascorso a fare il “ragazzo di bottega” della musica (tra cavi montati, soundcheck infiniti e l’onore di aprire i teatri di Carmen Consoli) Nico avrebbe potuto piazzare il pilota automatico. Invece ha tirato il freno a mano.

Il nuovo album, realizzato con il supporto di Nuovo Imaie, arriva dopo il bagno di folla del “Non c’è tour” e sembra quasi un atto di espiazione. Se Non c’è mare era la sua bussola geografica, questo nuovo capitolo è un cronometro rotto. È un disco che puzza di verità, quella scomoda, che emerge solo quando smetti di preoccuparti di essere “leggibile” per l’algoritmo o abbastanza produttivo per il mercato.

Nico ci ha portato dentro una sospensione siciliana fatta di elettronica, dialetto e fragilità esibite senza pudore. In un’epoca in cui un disco dopo due settimane è già “vecchio”, lui ci sfida a restare, ad ascoltare i silenzi tra i feat. di spessore (da Anna Castiglia a Lauryyn) e a capire che la paura di essere dimenticati è solo un’altra forma di libertà.

Lo abbiamo intercettato proprio ora che l’album ha iniziato a respirare nelle cuffie di chi non ha fretta, poco prima che si rimetta a montare fari e caricare furgoni per il suo “MINCHIA CHE TOUR 2026” (si parte a marzo, e il nome è già tutto un programma).

Ecco cosa ci ha raccontato Nico Arezzo: tra resistenza umana, ironia usata come scudo e quel vizio bellissimo di non cercare risposte definitive.

L’intervista a Nico Arezzo

Quali sono i luoghi che hanno ispirato l’album? Com’è stata l’esperienza di registrazione in Calabria e Sila e perché hai scelto proprio questi luoghi?

“Ti dico la verità: abbiamo vinto un bando che ci imponeva tempi molto stretti. Avevamo un mese e mezzo per fare tutto, così la soluzione è stata isolarci completamente, vivere quasi da eremiti. Cercavamo un posto senza stimoli esterni, solo quelli più veri della solitudine, e la foresta è stata la scelta naturale. Dovevano essere sette giorni, sono diventati dieci, intensissimi dal punto di vista emotivo: lì ogni sentimento è amplificato. Non era la prima volta che lo facevo, ma era la prima con così poco tempo e così tante cose da fare. Mi sono organizzato con una parete di legno piena di post-it e in quei dieci giorni ho scritto tutto l’album. Fuori tutto correva, lì ero senza tempo, non c’era fretta. Poi ci siamo spostati in campagna, in una casetta, e abbiamo registrato anche lì, sempre lontani dalla percezione di quanto il mondo andasse veloce. Ha fatto bene al disco, a me, ai miei occhi e alle tematiche.”

“Non c’è fretta” è un elogio al tempo, al non farsi travolgere dalla velocità, al ‘Festina Lente’: in un mondo come quello della musica, quanto è importante ‘Agire senza fretta, ma con cautela’?

“È fondamentale. Questo album è stato un esperimento, le cose vanno fatte con calma. Era un paradosso perché io ne avevo, perciò è stata proprio una sfida. Nonostante tutto avevo tanto da dire: ho vissuto un anno incredibilmente intenso, mi è venuto facile scrivere ma avevo poco tempo. Sono estremamente soddisfatto e contento di ciò che è uscito fuori perché prendere fiato e fermarsi è l’unica cosa che ti fa andare avanti. Agli emergenti, quando mi viene chiesto, consiglio sempre di non uscire con pezzi solo perché devi far vedere che ci sei, devi prenderti il tuo tempo e non devi buttare fuori roba come ho fatto io in passato solo perché devi dimostrare di essere migliore di un altro.”

Nel disco sono presenti anche brani in dialetto siciliano, tra cui una cover di Modugno: quanto sono importanti per te le tue origini siciliane, anche da un punto di vista prettamente musicale?

“Fondamentale. Ho sempre ascoltato canzoni tradizionali, folkloristiche o moderne di artisti siciliani. Non avevo mai troppo provato: con il primo album era venuto per gioco e mi era piaciuto molto scrivere in dialetto perché è come cambiare tutto, anche il modo di ragionare, perciò in questo album l’ho fatto di nuovo. A fine concerto, l’anno scorso, il pubblico parlava moltissimo di “Nicareddu”, non me lo aspettavo e da lì ho cominciato a sperimentare di nuovo. Mi sono accorta che anche chi non parlava siciliano lo ascoltava e quindi volevo che in questo album fosse più presente, sempre rispettandolo. La cover di Modugno, “U piscispada“, è nata per far capire al pubblico quanto ci tenessi realmente: mi piace da morire essere accostato alla mia terra ed è curioso come ci sia poco siciliano nel primo album ed è molto presente qui in cui la distanza e la nostalgia della mia terra sono molto meno presenti. Ho fatto pace con la distanza dalla Sicilia e quindi l’ho integrata di più anche nei brani.”

Il disco include moltissime collaborazioni, tutte estremamente raffinate: Anna Castiglia, Lauryyn, Bologna Bridge Band, AINE’, Ugo Crepa, Laurino, Bonzo & Belmonte… Com’è stato lavorare con personalità tutte diverse tra loro?

“Sono tutti miei amici. Non c’è stata una scelta strategica o funzionale: sono persone a cui voglio bene anche fuori dalla musica. Mi venivano in mente ascoltando le sonorità del disco. Pensavo ‘sarebbe curiosissimo sentirci un rap, qui un punto di vista siciliano, qui più tradizionale…‘, pensavo a personalità a cui potevo associare le strofe. Alcuni feat sono nati a distanza, aspettando una strofa, altri passando un’intera giornata insieme a casa di amici. Ho avuto l’occasione di conoscere le persone con cui ho collaborato ai miei concerti, quando li ho invitati. Per me è il modo più semplice e sincero per far nascere musica autentica. Li stimo tutti e quindi è venuto tutto spontaneo, non c’è nulla di artefatto.”

A marzo partirà il “Minchia che tour”: cosa ci dobbiamo aspettare dalla versione live di questo disco? Puoi svelarci qualche chicca che avete preparato?

“Abbiamo girato tutta l’Italia in van l’anno scorso, vivendo esperienze che non posso raccontare: è una dimensione più che familiare. Quest’anno si aggiungono due figure importanti, un fonico e una ragazza che entreranno a far parte della nostra vita in tour.
Per il live sto per iniziare a pensare all’allestimento: il concept resta lo stesso, voglio restituire al pubblico tutte le emozioni e le sfumature che ho provato scrivendo questi brani. Non vedo l’ora di suonare “Non c’è fretta” e “Sancu”: ho in mente un paio di idee divertenti da far succedere sul palco… vediamo se saranno fattibili.”

La Playlist di Cromosomi