Niccolò Fabi agli Arcimboldi, una delicatezza affilata che arriva in profondità

da | Ott 13, 2025 | #Cromosomiintour

La capacità di Fabi di usare le parole come bisturi non si è ossidata nei suoi 30 anni di carriera

Ascoltare un concerto a teatro è un’esperienza diversa, non paragonabile a nessun club, stadio o qualsiasi altro luogo dove la musica può scorrere. Ci sono artisti che sembrano progettati per vivere quasi esclusivamente nei teatri, nati appositamente per riempire quello spazio profondo che connette il pubblico all’anima di chi è sul palco.

Niccolò Fabi appartiene senza ombra di dubbio a questa categoria.

Il suo ultimo album “Libertà negli occhi” non fa eccezione rispetto alla discografia del cantautore romano: nove brani costruiti attorno a un’idea di libertà interiore e consapevolezza, una lettera dedicata al proprio “io” più giovane.

Il concerto di Niccolò Fabi al Teatro Arcimboldi di Milano

Fin dalle prime note di “Alba”, brano d’apertura del nuovo disco, l’atmosfera si è fatta sospesa e ipnotica. Niccolò Fabi ha scelto arrangiamenti essenziali e un’illuminazione discreta, restando spesso ai margini del palco, come se volesse lasciare che la musica parlasse al posto suo. Non lo nasconde: “mi metto in penombra per riuscire a esprimere la mia intimità”. 

La scaletta concede molto spazio a “Libertà negli occhi”, eseguito quasi per intero, ma non manca di celebrare ed esaltare i pezzi storici che da 30 anni hanno fatto innamorare gli ascoltatori di Fabi.

La dimensione teatrale fa sì che anche i grandi classici vengano rielaborati in chiave più intima, creando nel pubblico una risposta emotiva enormemente sentita. Una vicinanza totale che parte dalla voce rotta di Fabi, sensibilmente emozionato, genuino, a tratti quasi singhiozzante, e arriva alle molteplici standing ovation del teatro.

In certi momenti sembra un po’ di trovarsi allo specchio, dove le storie degli altri diventano le storie e viceversa, come immersi in una sorta di inconscio collettivo che ci restituisce un senso di pura umanità.

Altre storie sono invece legate a doppio filo a Niccolò Fabi, ma non per questo non riescono a smuovere le masse: di fronte a “Facciamo finta”, non esiste barriera emotiva che riesca a resistere.

In un’epoca dominata dall’immagine, dalla scenografia, Fabi elimina tutto il superfluo. Sceglie la penombra, e da lì riesce sempre a illuminare.

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