L’identità di Ele A prende forma un “Pixel” alla volta

da | Ott 11, 2025 | Recensioni album

Anni ’90, 2000 e presente si fondono nel debutto di Ele A: un biglietto da visita deciso, coerente e proiettato verso il futuro.

Rappa come se venisse direttamente dagli anni ’90, sfoggia un’estetica anni 2000, ma il suo talento e la sua schiettezza sono assolutamente contemporanei. È questo è il ritratto che si riesce a scorgere componendo il mosaico di Ele A in Pixel, il suo album d’esordio pubblicato il 10 ottobre per EMI Records/Universal.

Pixel è il biglietto da visita giusto

Scegliere il titolo di un album è difficile tanto quanto decidere quale mignon assaggiare da un vassoio di dolci, specialmente se si tratta di un primo progetto e l’intento è quello di lasciare il segno, ma dopo un primo ascolto Pixel si conferma essere la scelta più sensata. Già dopo i primi minuti ci si sente catapultati all’interno di un videogioco. Lo confermano anche i visual video su YouTube ispirati a “Super Mario” e “The Sims”, il tutto combinato con un’estetica “Frutiger Aero”. Un universo virtuale in cui Ele A si immerge completamente e ci porta con sé.

Pixel è un album che suona come un vero e proprio biglietto di presentazione, il CV giusto che ogni HR vorrebbe tra le mani; poco più di 34 minuti bastano per capire chi è Ele A e dove vuole andare. Nei suoi testi si parla di amicizia, amore, carriera, ma anche delle difficoltà del tempo in cui viviamo. Il tutto è tenuto insieme da una fusione tra radici old school e un suono contemporaneo, proiettato dritto verso il futuro.

La penna ha ancora margini di crescita e non risulta sempre costante in tutti i brani, anche se la citazione al margarita di Elodie ci ha fatto volare; inoltre, potrebbero risultare stucchevoli i continui city, quittare, king, fake bitch, junkie, ma in questo caso non stonano mai, e glieli perdoniamo. Ele A non sarebbe Ele A senza i suoi anglicismi. Insomma, sono la sua firma (digitale).

Ele A cura la tracklist nei minimi dettagli

“Ti Aspetto” apre l’album e non poteva essere altrimenti, una traccia diretta che presenta la rapper svizzera, il suo mondo e cosa aspettarsi dal resto del progetto. Da qui in poi, l’album esplora un ventaglio di produzioni, mix e temi. I featuring – Sayf, Promessa, Guè, Gaia, Colapesce e NeS – sono tutti abbastanza equilibrati: Ele A si adatta a ciascuno con naturalezza camaleontica.

Fino ad arrivare alle ultime due tracce, “Ombre di città” e “Atlantide”. Queste conducono l’ascoltatore fuori dal Matrix pixelato dell’album, un passaggio delicato dal virtuale al reale che chiude il progetto con eleganza e armonia.

L’ordine delle tracce è meticoloso e il risultato è un piccolo manifesto d’identità. Se in “Ti Aspetto” è così consapevole da affermare “non sono sul podio ma dammi un annetto”, e se perfino Sick Luke l’ha definita “una Marra donna”, diciamo che sì, Ele A è decisamente sulla strada giusta.

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