In occasione dell’uscita di Finta Nostalgia il nuovo Ep di Matteo Romano, abbiamo scambiato due chiacchiere con il cantautore piemontese.
La nostra intervista a Matteo Romano
Francesca Fagnani inizia sempre le sue intervista chiedendo “Che belva si sente?”, quindi te lo chiedo anch’io: che belva ti senti?
Stavo per dire una spugna, però non è una belva (ride, ndr). Ti dico una iena. Come mood mi sento una spugna, nel senso che sono carico a livello concettuale. La iena perché ho fame, sono affamato, sono pronto per nuove cose. Una iena-spugna.
Che cos’è questa Finta Nostalgia che dà il titolo all’Ep?
Finta Nostalgia è un po’ quella sensazione di guardare indietro, soprattutto perché in questo Ep ci sono brani “vecchi”, già usciti, e brani nuovi, ancora inediti. Quindi, mi piace guardare indietro e vedere tutto il percorso fatto, vedere quanto sono cambiato ma, allo stesso tempo, per quanto io possa guardare indietro e dire “Mamma, come sono cambiato”, sono sempre io. In questo senso, dunque, la Finta Nostalgia di guardare indietro, ma sentirsi sempre noi stessi, anzi, vedere il bello del percorso, con più consapevolezza. L’intento di questo Ep è quello di racchiudere gli ultimi tre anni di lavoro e dare un input per ciò che sarà dopo.
Come si colloca Finta Nostalgia all’interno della tua carriera? Quale tappa rappresenta?
Secondo me, da una parte è un punto di chiusura di tutto ciò che è stato, e per altri versi un inizio, un primo tassello che viene messo nel mio percorso musicale, un Matteo che ha avuto modo di sperimentare, di conoscersi, di capirsi, di avere un po’ più di consapevolezza, ma anche dice “Ho 22 anni, sto iniziando adesso”.
Quale pensi sia la traccia che meglio spiega il messaggio dietro a questo Ep? Diciamo, il suo manifesto?
“Tornado” sicuramente, racchiude la mia volontà di crescere, di esplorare nuovi mondi. Da un punto di vista più concettuale, ti dico “Finta Nostalgia”, che parla di me e della mia crescita.
Se Finta Nostalgia fosse un piatto, cosa sarebbe?
Sarebbe assolutamente un dolce, una seadas sarda, richiamando le mie origini. Si tratta di una frittella con dentro miele, fritta, e un formaggio fuso pazzesco. L’ho scelta perché croccante fuori e morbida dentro, come me, che da fuori faccio un po’ tutto il fighetto che mette mille maschere, poi in realtà mi si leggono le cose in faccia e non riesco a non essere autentico. La mia musica denota proprio questa cosa.
Quale pensi sia il punto di forza di questo Ep?
Spero e penso la totale autenticità, il mio essere devoto all’essere me stesso, al 100%, senza tanti fronzoli e senza la paura di cosa possano pensare le altre persone. Il bello di ciò che sento che la mia musica mi aiuta a fare è proprio tirare fuori quei sentimenti che a parole non riesco ad esprimere per paura del giudizio o di essere male interpretato. La musica è la mia dimensione per dire “Questo sono io”. Spero che la gente si ritrovi in questo, perché secondo me viviamo un po’ tutti la stessa vita, e il fatto che qualcuno mi possa dire “Mi sono ritrovato in questo tuo sentimento, non avevo mai sentito nessuno raccontarlo in questo modo”, mi riempie di orgoglio, perché lo sento quando scrivo qualcosa di autentico, di mio, quindi sentirlo ricambiato dall’altra parte è la cosa che mi dà più soddisfazione.
E il punto debole?
Forse il mio essere insicuro e perfezionista. Anche il mio dovermi mettere spesso in discussione, ma pian piano ci si lavorerà.
Ormai è passato qualche anno dalla tua partecipazione a Sanremo: c’è qualcosa di quell’esperienza che ti porti dietro nel modo di fare musica?
Sì, mi ha dato tanta consapevolezza e modo di capire come funzionano le cose a quei livelli, quindi mi ha dato un assaggio di come vorrei fosse la mia carriera.
Dove ti vedi tra dieci anni?
Dove non lo so, spero un po’ più sicuro di me, con un po’ più di musica fuori e con un tour tutto mio.
Il mondo, della musica e non, è stato recentemente colpito dalla notizia della morte di Liam Payne, soprattutto i più giovani: tu come hai reagito? Come stai vivendo questo momento?
Surreale, non riesco neanche tanto a realizzarlo in questo momento. Anch’io sono cresciuto con le canzoni dei One Direction, anche se non sono mai stato un fan sfegatato, ma fa strano soprattutto per la giovane età, è bello vedere l’impatto che la sua musica ha lasciato sulle persone, e lasciar parlare la musica penso sia la cosa più bella.
C’è qualcosa che diresti al Matteo bambino, che aveva il sogno di fare il cantautore?
Datti i tuoi tempi, non avere fretta, sciallati un attimo, e continua a fare quello che stai facendo, segui il tuo istinto. Secondo me il Matteo bambino aveva le idee più chiare di quanto le abbia il Matteo di adesso.
Qualcosa che invece diresti al Matteo più “anziano”?
Come stiamo? Come procede? Mi dai qualche aggiornamento? (ride, ndr). Spero si riesca a vivere tutto con più tranquillità. Lo stesso consiglio che ho dato al Matteo del passato lo do anche al Matteo del futuro, che riesca a sciallarsi.










