Atmosfera intima e consapevolezza artistica: Assurdo di Matteo Romano

da | Gen 25, 2024 | Interviste

Il 5 gennaio è stato il giorno del debutto di Assurdo, il nuovissimo singolo di Matteo Romano, uscito per Capitol Records e Universal Music Italia, ora disponibile su tutte le piattaforme digitali e in onda radiofonica, affiancato da un videoclip ufficiale di grande impatto.

Per inaugurare il 2024, Matteo Romano presenta un brano che richiama l’atmosfera intima e riflessiva dei suoi primi lavori, ma con una forza e una universalità amplificate grazie alla consapevolezza artistica maturata e all’apporto creativo di Federica Abbate, coautrice del brano insieme a Matteo, e alla produzione di JVLI.

Con Assurdo, Matteo continua a esplorare la sua vena creativa, regalando ai suoi fan un brano che non solo si distingue per la sua melodia avvolgente, ma anche per il suo significato profondamente personale e autentico. Il videoclip accompagna gli spettatori attraverso la nascita e la costruzione del brano, dalle prime note provate a casa di Matteo, trasformando un pensiero ricorrente nella mente dell’artista in melodia e testo. Le sessioni in studio con Federica e JVLI sono ritratte insieme agli spoiler sui social che hanno anticipato l’uscita del brano, suscitando l’interesse della sempre attenta community di fan, che è stata la prima ad ascoltare gli sfoghi musicali di Matteo sulle piattaforme.

Il singolo Assurdo è un viaggio profondo nelle relazioni, narrando le sfide di vivere un legame senza farsi intrappolare dalla paura e dalle costrizioni. Esprime l’incapacità di raggiungere un compromesso nella comunicazione e nel benessere condiviso. Il paradosso evidenziato è che la paura di soffrire può trasformare un grido d’amore inespresso in una reciproca distruzione.

La canzone offre una profonda riflessione su relazioni complesse e il conflitto interiore che può accompagnare l’amore. L’uso di metafore e immagini evocative contribuisce a creare un’atmosfera carica di emozioni e tensioni. Il ritornello riflette un senso di assurdità nella dinamica della relazione. Il protagonista suggerisce che stavolta potrebbe non scomparire, ma allo stesso tempo sembra accettare l’insensatezza di certi comportamenti e dichiarazioni.

Dopo le collaborazioni con l’artista internazionale Cian Ducrot in “Part of me” e con il cantautore Luigi Strangis in “Tulipani Blu”, Matteo Romano ritorna alla ribalta come solista. “Assurdo” si aggiunge ai successi precedenti, come “Concedimi”, doppio disco di platino, e “Virale”, disco di platino, presentati con successo sul palco dell’Ariston durante il Festival di Sanremo 2022.

In occasione dell’uscita di Assurdo, noi di Cromosomi abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere con Matteo Romano negli studi di Capitol Records di Milano.

Dopo le ultime collaborazioni torni con un singolo. Puoi approfondire il processo creativo di Assurdo? Come hai tradotto il tuo vissuto in note e testo, specialmente considerando la tua ammissione di fatica nell’esprimere emozioni al di fuori della musica.

È iniziato tutto in realtà da una melodia che mi girava in testa e che avevo un po’ abbozzato, a me capita ogni tanto che mentre stiro o faccio le cose di casa, mi metto a pensare. Sono poi andato in studio con Federica Abbate e Jvli e li ho fatto sentire questa melodia, ed è piaciuta. Avevo in testa la parola “assurdo” e da lì è partito tutto il concetto. E poi l’ho spiegato nei video su TikTok. Ho cercato di rappresentare come mi sento io nei confronti delle relazioni. Nonostante sia la mia visione autobiografica, penso sia super attuale per tutta la mia generazione. Il non riuscire più a sentire con la pancia ma ragionare con la testa, io lo faccio tantissimo e sto imparando di non doverlo fare, perché si parla di sentimenti. I social ci mettono davanti delle immagini e ci mettono in testa l’idea di dover seguire un’aspettativa sulle emozioni.

In Assurdo hai parlato della difficoltà di vivere una relazione senza paura o sovrastrutture. Come hai trasformato queste emozioni complesse in musica e quali sfide hai affrontato nel comunicare tali sentimenti?

La musica per me è proprio la chiave. Non devo affrontarle in musica ma è la musica la mia chiave per capire quello che provo, perché di solito è il modo più diretto e coinciso per dire ciò che sento senza dover passare dal ragionamento. È questo che vorrei nella mia vita di tutti i giorni, nelle relazioni; metto in luce e do senso a cose che sento senza rendermene conto. Poi con Federica Abbate è semplicissimo perché tu le dici una cosa e lei subito ti capisce, sembra di stare in seduta psicologica con lei.

Nella canzone, viene menzionato il fatto che non sopporti se non rispondono subito. Questa è una riflessione personale o riflette un aspetto più ampio della comunicazione moderna?

Sicuramente in generale, io poi l’ho inteso su di me perché sono una di quelle persone che soprattutto nelle relazioni, se mi trovo in un rapporto romantico, vado in difficoltà nel rispondere. Sono quella persona che ha sempre il telefono accanto e se arriva una notifica la vedo subito. Se potessi risponderei immediatamente a qualsiasi persona. Quando invece sono in una relazione romantica vado in difficoltà perché non riesco a rispondere, quasi come se ci fosse un orgoglio o io dovessi seguire un’aspettativa per non mostrare le mie emozioni e non far vedere che rispondo subito.

Una frase che mi piace molto è “uccidimi come Medusa, poetici come Neruda.” Qual è il significato di questa immagine e in che modo l’hai inserita nella canzone?

Anche a me, grazie! Mi è venuta proprio con la Fede perché stavo pensando a delle immagini. Le raccontavo che mi sento immobilizzato quando mi arrivano certi messaggi e non riesco neanche a pensare a cosa vorrei rispondere, quindi chiedo a tutti i miei amici cosa devo rispondere e di aiutarmi, anche se dovrei farlo da solo. Quindi mi è venuta l’immagine di Medusa che pietrifica, ma poi alla fine anche se mi trovo con una persona metto sempre le mani avanti e tingo tutto con un po’ di ironia, di scherzo, un po’ come per sdrammatizzare un sentimento o una vulnerabilità che ho. Non sono una persona dolce e romantica perché non mi concedo di esserlo. Io non mi voglio aprire con te, è quello il paradosso.

Il verso “non ti offendere se compro sempre l’andata ma mai il ritorno” suggerisce una sorta di evasione. Mi ha colpita perché anche io faccio sempre così, per me è una sorta di lasciare sempre qualcosa aperto. Vorrei sapere cosa rappresenta per te e perché lo fai.

L’ho vissuta come non organizzare e non mettersi mai paletti perché io ho paura di finire in una situazione in cui poi mi sento obbligato e costretto in qualcosa che non voglio e quindi pur di non mettermi in difficoltà da solo, preferisco tirarmi indietro. Oppure pur di non mettermi a nudo ed essere vulnerabile, mi tiro indietro e questo è una cosa che faccio spessissimo ed è proprio il punto in cui dico dopo che se mi sale l’ansia lo sai che poi non ritorno. Secondo me, è una cosa in cui un po’ tutti ci possiamo ritrovare perché adesso siamo arrivati a questo livello qua.

Come descriveresti la tua crescita artistica nel corso degli anni e in che modo questa consapevolezza artistica si riflette in Assurdo?

La mia crescita artistica sta andando di pari passo con la mia crescita personale, come penso sia normale. Sono passato da avere 18 anni e a vivere a Cuneo, ad averne quasi 22 e ho una vita completamente diversa a Milano: le prospettive sono cambiate tantissimo, io sono cambiato molto. Da un lato mi piace mantenere sempre me stesso e la mia emotività all’interno delle mie canzoni, quindi sono contento che nonostante sia cambiato, sia cambiata anche la mia percezione sulle cose e non sia cambiata la mia visione e il modo di approcciarmici che è la cosa che più mi premeva. Ho imparato a non prendere mai per scontato quello che faccio e tutte le volte ricordarmi che sono fortunato e sono grato di aver iniziato il mio percorso così giovane. Alcune volte penso: “se solo avessi iniziato adesso a 21 anni, sarei sicuramente più a fuoco, più pronto e più giusto”; ma se non avessi avuto quello che c’è stato prima, non sarei arrivato dove sono adesso. Sono fiero di aver potuto costruire così tanto in così poco.

Hai debuttato al Festival di Sanremo nel 2022. Come questa esperienza ha influenzato la tua crescita artistica e cosa hai imparato da quella esperienza?

Ho imparato tantissimo, sento che Sanremo mi ha svoltato e mi ha fatto aprire gli occhi su tante cose. Mi ha dato modo di vedere dove posso arrivare lavorando tanto, iniziando a vedere la musica come un lavoro, in un’ottica di non dover raggiungere tutto subito. Andare avanti perché si è convinti di quello che si fa.

Quali sono i tuoi obiettivi e le tue ambizioni nel campo musicale per il resto del 2024? Ci sono progetti futuri di cui vorresti parlare?

Sicuramente mi piacerebbe parlare di album anche se per il momento non mi esprimo e il sogno sarebbe anche quello di fare un bel tour. Sul lato umano sto cercando di sentire tanto di pancia, questo è l’obiettivo che mi dò.

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