La fauna dei concerti estivi

da | Set 5, 2026 | News

Dal fan che conosce ogni parola a quello che stona irrimediabilmente nei tuoi video, passando per l’immancabile persona altissima che ti copre il palco e per chi è finito al concerto quasi per caso: ecco la nostra guida semiseria alle specie più comuni che popolano i concerti, soprattutto quelli estivi. Perché ogni live ha la sua musica, ma anche la sua fauna.

L’estate ha molte certezze: le zanzare, le code per il parcheggio, il caldo che alle 21:30 non ha ancora nessuna intenzione di andarsene e, soprattutto, i festival ed i concerti.

Che siano negli stadi, nelle arene, sulle spiagge, nelle piazze dei piccoli borghi o in location storiche che sembrano uscite da una cartolina, il rito è sempre lo stesso: si arriva, si cerca il proprio posto, si chiacchiera, si aspetta che si spengano le luci e poi si canta, si balla, ci si diverte insieme.

Ma mentre sul palco succede lo spettacolo, sotto il palco si ripete ogni estate un altro show, altrettanto magnifico.

Ed è per questo che abbiamo deciso di costruire la nostra guida semiseria alla fauna da live: perché sul palco c’è l’artista, ma sotto il palco c’è un intero ecosistema.

Le specie dei live, il documentario

Perché a ogni live esiste una fauna ben precisa, fatta di specie diverse, comportamenti riconoscibili, abitudini consolidate.

Alcune innocue. Altre decisamente meno.

E dopo mesi di concerti estivi, ma in realtà anche invernali, possiamo finalmente fare il punto.

Così, dopo la zoologia musicale, benvenuti nel documentario naturalistico definitivo sulla fauna da concerto.

Noi ne abbiamo selezionati 14, ma la lista potrebbe essere molto più luna.

Ci piacerebbe molto dedicare una serie Netflix ad ogni personaggio, ma nessuno ci ascolta al momento. Peccato.

IL GIGANTE

Impossibile non partire da lui. È la specie che tutti abbiamo incontrato almeno una volta e che soprattutto tutti temono: il gigante.

Tu sei arrivato due ore prima, hai conquistato una posizione strategica, sei perfettamente allineato con il palco e hai già immaginato mentalmente il primo video che farai.

Poi arriva lui. Alto. Molto alto. Troppo alto.

Si piazza esattamente davanti a te.

Non importa quanto tu possa spostarti: il suo corpo sembra possedere una particolare capacità di occupare l’intero campo visivo.

La cosa peggiore è che spesso non puoi neanche arrabbiarti. Perché lui non sta facendo nulla di male. È semplicemente… alto.

E così passi le due ore successive a cercare di vedere l’artista attraverso una fessura tra una spalla e una testa, sviluppando capacità di contorsionismo degne di un atleta olimpico.

Il problema diventa ancora più serio quando decidi di fare un video. Sai già che nel tuo filmato non compare il cantante.

Compare la nuca del gigante.

IL VIDEOMAKER

Qui abbiamo un animale professionista: il videomaker. È quello che non guarda praticamente mai il concerto. Lo registra. Tutto.

Dal primo accordo all’ultimo applauso, il suo smartphone è costantemente sollevato.

Video lunghi quattro minuti. Zoom improbabili. Inquadrature verticali. Inquadrature orizzontali. Slow motion. Stories. Reel. Videotelefonate, ecc.

Probabilmente a casa possiede almeno 10 hard-disk altrimenti non si spiega.

La domanda è: quando lo rivedrà?

Spoiler: Mai.

IL WIKIFAN

Qui ci troviamo di fronte ad una specie protetta. È il Wikipedia umano del concerto. Il Wiki-fan.

Decisamente la specie del fan perfetto. Le sa tutte o meglio sa tutto.

Conosce la scaletta prima ancora che inizi il concerto. Sa riconoscere l’intro dopo mezzo secondo.

Quando l’artista dice: “Questa è una canzone che…” il nostro wikifan ha già urlato il titolo.

Quello che ti spoilera ogni brano prima ancora che inizi il primo accordo.

Ad ogni brano lo sentirai urlare: “e questa la sooooo!” oppure “lo sapevo che la faceva”.

E quello sarà il suo verso per l’intera serata.

Ogni tanto ti viene anche voglia di chiedergli qualcosa.

Poi ti ricordi che probabilmente potrebbe raccontarti anche la storia del tecnico delle luci e decidi di lasciar perdere.

IL CANTANTE

È una variante della specie precedente, particolarmente temuta del pubblico da concerto: il cantante.

Conosce tutte le canzoni. Tutte. Le strofe, i ritornelli, gli incisi, i pezzi dell’ultimo album usciti tre giorni prima.

Peccato che il dono della vocalità non è il suo forte.

Le canta tutte, ma nella tonalità sbagliata. Una tonalità sopra, o sotto. O semplicemente in una tonalità tutta sua.

Il problema non sarebbe neanche così grave se non avesse la necessità di cantare urlando e coprire il concerto vero.

Magari anche quando mentre tu stai registrando il tuo video.

Tu volevi conservare per sempre quel momento in cui il tuo artista preferito cantava il ritornello più bello della serata.

E invece ora hai un video in cui, sopra la voce del cantante, si sente un altro artista, stonato.

La verità è che il pubblico voleva ascoltare un live. Lui invece ha deciso di fare numerosi featuring.

Senza essere stato invitato.

IL FOTOGRAFO

Specie assolutamente da non confondere con quella del Videomaker. Come chi crede che ghepardo e leopardo siano la stessa cosa.

No. Hanno lo stesso strumento ma a cambiare è il soggetto.

Arriva al concerto con un gruppo di amici e passa buona parte della serata a documentare il fatto che è al concerto.

Selfie. Foto di gruppo. Foto con il palco. Foto con il bicchiere. Foto con il palco e il bicchiere.

Foto con il gruppo, il palco e il bicchiere.

A un certo punto l’artista sta cantando la canzone più famosa della sua carriera, ma lui è girato verso gli amici.

Perché quella foto viene meglio così.

Lui era al concerto. l’artista conta poco.

IL VACANZIERO

Questa è la mia specie preferita. La riconosci subito.

Sicuramente la più tipica soprattutto dei concerti estivi nei piccoli paesi. Ha un habitat esclusivo.

È in vacanza. Ha affittato una casa, è arrivato da qualche giorno, ha visto le locandine della festa di paese in piazza e ha pensato:

“Ecco, facciamo subito serata!”

Il problema è che non sa minimamente chi sia l’artista.

Potrebbe essere un cantautore pluripremiato oppure il gruppo di animazione del villaggio turistico.

Per lui non cambia nulla. Ha semplicemente trovato un evento gratuito a cinquanta metri dalla casa delle vacanze. Conta solo uscire e divertirsi, e magari mangiare e bere in compagnia.

Durante il concerto guarda il palco con l’espressione di chi sta assistendo a qualcosa di molto interessante, ma dentro di sé sta ancora cercando di capire: “Ma questo chi è?” ma non può certo dirlo per non fare brutte figure.

L’ACCOMPAGNATORE

Ed eccoci a parlare di chi arriva al concerto solo perché c’era lui/lei.

Non conosce l’artista. Figuriamoci le canzoni.

Non conosce neanche il motivo per cui è lì. O forse si ma non lo ammette.

Ma la sua compagna, il suo compagno, gli amici o il gruppo di famiglia hanno deciso che quella sera si va al concerto.

E lui ha accettato.

Lo riconosci perché durante ogni canzone guarda qualcuno accanto a sé con un’espressione inequivocabile:

“Non la so, manco questa!”

“Quanto manca?”

Poi arriva il pezzo famoso. Lo riconosce, almeno quello.

Sorride. Per circa tre minuti torna a essere una persona felice.

IL NOSTALGICO/LAMENTOSO

Forse la specie più aggressiva, quella che sicuramente odio di più.

È quello che ha già deciso che il concerto che stiamo guardando è peggiore di quello dell’anno X.

Non importa cosa succeda. Il lamento è continuo.

“L’altro concerto era più bello.”

“aveva fatto più canzoni.”

“il pubblico era più caldo.”

“Ricordo quella volta in cui…”

“Ma tu non c’eri quando …”

L’artista potrebbe scendere dal palco, abbracciare personalmente ogni spettatore e regalargli un disco autografato.

Il lamentino troverebbe comunque qualcosa da criticare.

Perché avrà sempre visto/fatto qualcosa meglio di te che quella volta non c’eri.

IL CRITICO-TECNICO

Questa specie non può mancare. È quello che commenta tutto, tecnicamente.

La voce. Gli arrangiamenti. La band. Le luci. Il palco. La scaletta. La location. Il fonico.

“Il basso è troppo alto.”

“La batteria si sente poco.”

“Questa versione non è come quella dell’album.”

“Secondo me avrebbe dovuto fare quell’altro pezzo.”

Probabilmente non ha mai preso in mano un microfono in vita sua.

Ma questa sera è critico, tecnico del aplco, direttore artistico, fonico, manager e pure produttore esecutivo.

ER TRANSENNA

Qui ci troviamo di fronte ad una specie onnipresente ai live, un corridore esperto.

Ha un obiettivo preciso: arrivare davanti.

Non importa il caldo. Non importa la fila, nè tanto meno l’attesa.

Lui deve stare lì. Davanti.

Spesso è il fan d’eccellenza. Conosce il repertorio, segue l’artista da anni.

Ma soprattutto considera la transenna non una barriera, ma una destinazione.

Quando il cantante si avvicina al pubblico, lui non vive un momento emozionante. Vive il momento per cui ha organizzato tutta la sua estate.

E poi si cercherà ovviamente nelle foto di repertorio che l’artista reposterà dal palco e fiero evidenzierà un puntino (invisibile) e potrà dire:

“Eccomiiii!”

IL NARRATORE

Aiuto, se vedi un narratore scappa.

Lui è lì quando parte la canzone più emozionante del concerto. Tutti cantano.

Anche tu vorresti.

Ma lui decide che è il momento giusto per raccontare alla persona accanto a sé la storia della sua relazione sentimentale.

“Questa canzone mi ricorda quando io e Marco…”

No. Ti prego non ora. Non vogliamo sapere chi è Marco. Vogliamo ascoltare la canzone. Urlare ed emozionarci anche noi.

Ma per il brano non per la tua vita!

IL BALLERINO

Questa specie è adorabile. Tipo i lemuri. Vi ricordate “mi piace se ti muovi” di Madagascar? Ecco.

Non importa quale sia il genere musicale. Lui balla. Sempre.

Davanti a lui potrebbe esserci una ballad pianistica struggente oppure un pezzo techno.

Non cambia. Eppur si muove direbbe qualcuno. Si lascia andare.

Ma soprattutto balla con una convinzione tale da farti pensare che il concerto sia in realtà una sua audizione personale.

Ti stimo. Davvero.

IL RITARDATARIO

Non sappiamo i motivi ma sappiamo solo che è arrivato tardi.

Molto tardi. Mentre tu sei lì da ore.

Hai conquistato il tuo spazio. Hai resistito al caldo, alle spinte e a tutto il resto. Anche alla noia. Hai ascoltato il gruppo spalla.

Ma improvvisamente senti:

“Scusa, posso passare?”

No. Non puoi. Perchè dovresti?

Ma lui passa lo stesso.

E ovviamente non è solo.

Sono in sette.

Ti odio. Sappilo.

IL CONCERT GOER PERFETTO

Poi esiste anche lui. Ammettiamolo. Il perfetto vicino di spalla.

Quello che canta, ma senza urlare nell’orecchio degli altri.

Che registra qualche video, ma poi abbassa il telefono.

Che sa le canzoni, ma lascia cantare anche chi gli sta intorno.

Che balla senza travolgere nessuno. Che si emoziona.

Che applaude. Che magari non conosce ogni singolo brano, ma è lì per ascoltare.

E soprattutto che, quando finisce il concerto, pensa semplicemente:

“È stato bello.”

Senza confronti, senza recensioni, nè commenti critici.

IL BELLO DELLE BIO-DIVERSITÀ

Ma quanto è bello tutto questo?

E se la biodiversità è la ricchezza e la varietà di tutti gli organismi viventi sulla Terra, insieme agli ecosistemi di cui fanno parte, sicuramente la fauna dei live fa parte di essa.

D’altronde è proprio questo il bello dei concerti: per qualche ora migliaia di persone completamente diverse finiscono nello stesso posto, per lo stesso motivo o magari per motivi completamente diversi.

Ma tutti insieme a divertirsi.

C’è chi è lì per il proprio artista preferito. Chi per accompagnare qualcuno. Chi perché era in vacanza. Chi per fare video.

Chi per cantare. Chi per lamentarsi. Chi per ballare. Chi per scoprire qualcosa di nuovo.

E chi, semplicemente, vuole dimenticarsi per una sera di tutto il resto.

L’importante è tornare a casa con la sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale, provato emozioni e collezionato ricordi.

Perché un live non è mai soltanto quello che succede sul palco. È anche tutto quello che succede intorno.

E tu che belva ti senti? Ah no, scusate questo è un altro programma.

La Playlist di Cromosomi