Ieri sera George Kusunoki Miller, meglio conosciuto come Joji, ha portato in scena il suo SOLARIS Tour all’Unipol Forum.
Nato artisticamente tra il mondo del web e quello della musica, Joji ha costruito negli anni un’identità musicale sempre più riconoscibile, trasformando le sue atmosfere malinconiche e introspettive in un linguaggio capace di raggiungere un pubblico internazionale. Il suo live alterna i brani più recenti alle canzoni che hanno fatto il giro del mondo, attraversando diverse fasi della sua discografia. Un live pensato come un vero jukebox emozionale, capace di evocare atmosfere sospese, ma deliziarci anche di momenti di maggiore intensità, tra chitarre e batterie taglienti, senza perdere il filo del racconto.
Visuals: voto 10+
A definire gran parte dell’identità dello show ci pensa anche la costruzione dei visual sullo stage. Una grande struttura video incornicia Joji e la band e cambia assetto nel corso della set list, tra distorsioni e giochi caleidoscopici. Seguono il ritmo del live e ne accompagnano i cambi di registro, passando da elementi più essenziali nei momenti raccolti a composizioni più elaborate e accese quando il ritmo cambia.
L’apertura è affidata a “PIXELATED KISSES”, brano tratto da “Piss In The Wind”, il progetto più recente con cui Joji torna a esplorare il suo lato più intimo, ma anche nuove direzioni sonore. Così facendo mette subito in chiaro la direzione dello spettacolo: il nuovo progetto non è un semplice intermezzo rispetto alle hit del passato, ma parte integrante di un tessuto artistico ben più ricco.
Al “tessere” il tutto con cura la voce di Joji. Dal vivo il suo timbro, spesso fragile e raccolto nelle tracce registrate, acquista una dimensione più profonda e vibrata. Gli arrangiamenti della sua band rimangono riconoscibili, ma grazie alla dimensione live acquistano senz’altro più intensità e umanità.
Joji non è sicuramente un artista dalla presenza scenica tradizionale, nè interagisce continuamente con il pubblico. Lascia che siano la musica, la voce e le immagini a parlare più forte. Qualche cenno alla platea, un rapido scambio di sguardi e la premura di assicurarsi che tutti stiano vivendo il concerto fino in fondo, prima di tornare a immergersi nella scaletta serratissima.
Joji a Milano tra presente e passato
Quando arrivano “Sanctuary”, “Glimpse of Us”, “YEAH RIGHT”, “Like You Do” e “Die for You”, la sala si accende sulle note dei brani più conosciuti di Joji. Una sequenza che trova il suo punto culminante nel finale, quando parte “Slow Dancing in the Dark”: le prime note sono sufficienti per far esplodere il pubblico.
È un finale che riassume bene la natura del live: Joji lascia che siano le canzoni a prendersi la scena, sostenute da una produzione visiva curata e da arrangiamenti che dal vivo acquistano nuova intensità.
Il SOLARIS Tour si chiude così senza effetti facili né grandi momenti costruiti a tavolino. Una produzione ambiziosa, una scaletta che pesca diverse fotografie della sua discografia e una presenza scenica volutamente misurata: Joji porta a Milano uno spettacolo che riesce a essere grande senza mai perdere la propria dimensione intima.









