VERSO ha trovato la scusa perfetta per non chiedervi scusa

da | Set 2, 2026 | Recensioni singoli

Diciamolo: quando una storia finisce male, la tentazione di rifugiarsi in un pezzo strappalacrime al pianoforte è forte. Aspirina prende questo cliché, ci ride sopra e stacca la spina all'amplificatore.

C’è una frase, in questo brano, che riassume perfettamente tutta quella fauna umana che popola i locali dopo mezzanotte: «Con l’ego potrei farci a botte». VERSO la pronuncia quasi masticando le parole, con quel tiro spavaldo di chi sa benissimo di essere nel torto ma non ha nessuna intenzione di cedere un millimetro di terreno.

Invece di perdersi nei soliti lamenti da ex ferito, il brano parte subito forte con una dinamica di potere chiarissima. C’è chi pretende la verità («tu brami verità / d’altronde alludi a una risposta») e c’è VERSO che schiva i colpi piazzando una delle scuse più ridicole e geniali degli ultimi tempi: «non è colpa mia / è solo ipocondria». Sentire un testo che usa la paranoia medica come scudo fiscale per le proprie scorrettezze sentimentali è una ventata d’aria fresca. La metafora dell’aspirina non sta lì a fare da decorazione poetica: si sente proprio il peso di quella bugia mandata giù a secco, come un analgesico ingoiato per far tacere il mal di testa e chiudere la discussione il prima possibile.

Musicalmente, il pezzo non si adagia sul solito pop travestito da rock. Le chitarre entrano spigolose, sorrette da una batteria che viaggia dritta e senza fronzoli, regalando a tutto il brano quell’impalcatura grezza che ricorda molto da vicino i primi Arctic Monkeys o i Klaxons più tirati. Quando parte l’attacco sul «buon odore» della coscienza sporca, la voce sale di tono insieme ai riff, creando un contrasto perfetto tra il cinismo delle parole e l’energia di un arrangiamento che dal vivo farà saltare parecchia gente.

VERSO firma un pezzo che si appiccica addosso alla prima ascoltata proprio perché rifiuta la via facile della buona condotta. Aspirina va ascoltata a volume indecente, preferibilmente mentre si ignora l’ennesimo messaggio di chi vorrebbe «parlare con calma».

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