Venerdì sera i cancelli di Via del Commercio hanno aperto le porte su un Gazometro che, per l’inaugurazione di Videocittà 2026, si è tolto di dosso la classica veste di monumento statico per farsi motore visivo dello show. Intorno alle dieci, mentre la struttura del G4 prendeva vita grazie ai laser di UNDA (un’installazione site-specific capace di trasformare lo scheletro metallico in un faro urbano visibile da mezza Roma), la folla ha iniziato a convergere stabilmente verso l’area del Main Stage.
A mezzanotte in punto la console è passata nelle mani di Mace. Chi è arrivato fin sotto la struttura industriale aspettandosi i successi pop da classifica o le sfumature avvolgenti dei suoi dischi in studio ha capito in pochi minuti la reale direzione della serata. Simone Benussi ha azzerato ogni concessione radiofonica, spingendo forte su una linea sonora solida, scura, interamente focalizzata sulle basse frequenze. Una scelta radicale che ha creato una frizione interessante con il tema fluido e acquatico di questa edizione (battezzata Watercult).
Il fulcro del live report sta nella riuscita collaborazione visiva con lo studio milanese Sugo Design. I visual non sono rimasti confinati su uno schermo di sfondo, ma sono stati mappati direttamente sui piloni e sulle geometrie di ferro del Gazometro, dando vita a una gabbia di pixel, luce e fumo che reagiva in tempo reale a ogni colpo di cassa. In questo modo, la distanza tra lo spazio fisico dell’archeologia industriale e il flusso digitale si è azzerata completamente.
Il set è partito dritto, aggredendo la pista con un’elettronica pesante intrisa di psichedelia. A metà percorso è emersa la parte più interessante della ricerca di Benussi: dentro una trama ritmica serratissima si sono fatti largo quei campionamenti tribali e quelle suggestioni mistiche che il producer raccoglie nei suoi viaggi, spogliati però di ogni morbidezza da studio e rielaborati con toni decisamente acidi e distopici.
Il crescendo finale ha cambiato marcia alla piazza. Quella che era iniziata come una geometrica performance audiovisiva si è trasformata nelle dinamiche fisiche di un vero club techno all’aperto, saturando l’aria e costringendo tutti al movimento.
Mace ha inaugurato così la tre giorni di Videocittà, lasciando in eredità una programmazione che continuerà a muoversi tra sperimentazione e club culture.
Ecco i punti nevralgici dei prossimi giorni sul Main Stage:
- sabato 11 luglio: la serata si apre con lo speciale dj set di Apparat, concepito come uno spazio di totale libertà tra ambient e sperimentazione. a seguire il live di Nziria con il nuovo album Syysma, un incrocio tra neomelodico e hardcore gabber, per poi chiudere con il set audiovisivo di Populous incentrato sulle atmosfere marine di Isla Diferente.
- domenica 12 luglio: la chiusura del festival è affidata alla performance live d’improvvisazione audiovisiva FREEFALL dello studio transmediale Liminal State. il sipario calerà infine con l’atteso set di Voices From The Lake, il progetto di Donato Dozzy e Neel focalizzato su universi sonori e ipnotici che richiamano dimensioni subacquee.










