Disponibile dal 18 settembre, l’ultimo singolo di Ultimo — scritto ne “Il giorno che aspettava”, dopo il concerto di Tor Vergata del 4 luglio — esce e urla il suo pieno e il suo vuoto: qualcuno gli fa notare che piange, proprio lui che ha tutto. Ma cos’è Tutto?
Ultimo è quel ragazzo che ormai tutti conoscono: c’è chi lo ama, c’è chi lo odia. Anzi, a dirla tutta, sembrerebbe che tutti lo detestino.
Ma allora chi è che va ai suoi concerti?
Trovandomi in una discussione tra amici, ho notato come chi ama Ultimo tenda a non rivelarlo apertamente. È l’effetto della spirale del silenzio: chi crede che la propria opinione sia minoritaria preferisce tacere, lasciando che sia l’altra voce — quella critica, spesso più rumorosa nel dibattito pubblico — a sembrare maggioritaria.
Eppure i numeri raccontano un’altra storia: con 250.000 biglietti venduti, i suoi fan sono tutt’altro che pochi. Un numero che si è posizionato secondo nella classifica mondiale di vendita per un singolo concerto, primo in Italia — superando il precedente record di Vasco Rossi, che nel 2017 aveva radunato 225mila persone al Modena Park.
Cosa si prova quando hai davanti “Tutto”?
Il post di Ultimo dopo il concerto aveva già anticipato la notizia: il brano è nato all’alba, appena tornato a casa dopo la storica notte di Tor Vergata. Firmato da Niccolò Moriconi, è prodotto a quattro mani con Davide Simonetta. Chi lo conosce sa che non è una novità che, dopo grandi emozioni, shock e soddisfazioni, la penna, come sempre, sia la sua salvezza.
A innescare tutto, un momento che il cantautore ha raccontato per intero: seduto sul divano, senza più scuse per sentire alcun tipo di mancanza, si è sentito dire da una persona a lui cara: «stai a piange te che hai tutto!?». Da lì, la domanda che dà il titolo al brano.
Come ci si sente quando hai raggiunto — probabilmente, e finora — il momento più alto della tua carriera? Come ci si sente, a poco più di trent’anni, ad avere gli occhi puntati addosso?
Quella notte è stata criticata da molti, apprezzata da tanti altri, del settore e non. La verità è che il popolo di Ultimo — più allegro e sano di quanto lo si faccia sembrare — si riunisce in quella “inquietudine speranzosa” che il Peter Pan romano sta coltivando da più di 10 anni.
Piangi proprio te che hai tutto
E poi arriva il momento di guardarsi dentro. Qui Niccolò casca.
Vi è mai capitato di avere la consapevolezza di aver raggiunto ciò che avete costantemente desiderato? Non è di certo una novità: in tanti parlano del “percorso”, del “viaggio” prima della meta.
“E mi manca il letto e il comodino accanto
Scrivevo “Dio, vorrei un mio concerto
La gente sotto e la mia voce al centro”
E adesso qui c’è tutto, ma continua il freddoIl freddo
Lo so che adesso puoi trovarlo assurdo
Ma io sento freddo anche se per te ho tutto”
Un marciapiede “lercio”, la leggerezza di non essere portavoce di un grido. Ma questo è anche quello che ha sempre voluto.
Siamo tutti così, ammettiamolo. Vogliamo raggiungere i nostri sogni, il lavoro immaginato; poi vogliamo il tempo. Poi abbiamo il tempo e ci manca il lavoro. Vogliamo lasciare “casa” — quella che ti protegge, ti stringe ma a volte soffoca — e poi sei via, fuori, e vuoi tornare. Ma tornare a cosa?
Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata
Non è un caso che il singolo arrivi proprio ora: dal 22 al 30 settembre, nelle sale c’è anche “Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata”, il film-evento diretto da Giorgio Testi che racconta quella notte, vista dal palco di Tor Vergata: 140 metri di lunghezza, 60 di altezza.
Ultimo ci insegna, ancora una volta, che tutti proviamo le stesse dannate emozioni, la stesso turbamento d’essere e di vivere.
Ma forse va bene così. Forse è giusto così: piangiamo, anche se abbiamo tutto.









