Ieri è uscito nelle sale Michael, il film sul compianto Re Del Pop. Un’operazione ormai molto usuale nel panorama cinematografico, quella dei biopic. Ma stavolta, forse, doveva essere diverso.
In questo caso, più che negli altri, un film su una vita vissuta sotto gli occhi di tutti, come The Truman Show però senza una componente dichiaratamente metafilmica, sembra paradossale. Come la pellicola mostra, infatti, la vita di Michael Jackson è stata esposta in ogni minimo dettaglio dalla più tenera età. Le persone che lo seguono dagli albori conoscono ogni dettaglio della sua vita. Ha riscritto, anzi, ampliato – suo malgrado – la definizione di divismo, dopo Rodolfo Valentino e i Beatles. Ogni passo controllato, ogni luogo preso d’assalto. Una vita di cui si sa già tutto, che viene proiettata sul maxischermo, fa saltare facilmente all’occhio punti “strani“. E non solo ai fan più accaniti.
Ad esempio, manca l’evoluzione del suo stile leggendario. Come l’utilizzo del guanto dal Motown 25 in poi…
Poi, c’è quasi la “banalizzazione” della figura di Michael, relegata a eterno Peter Pan (con tanto di libro che fa da guideline in tutto il film) quando ci sono invece tante altre sfumature. Sembra un’operazione per santificare la figura di Michael, un San Francesco che parla agli animali e resta a casa con la madre il sabato sera. La verità è ANCHE questa, si.
Ma dov’è finito l’episodio di Michael che si apparta (rovinosamente) con la sua prima fidanzatina, Tatum O’Neal? Raccontato da lui stesso nella sua biografia, Moonwalk. O, la cotta per Diana Ross. Lo avrebbe reso troppo umano? Paris e Janet Jackson (rispettivamente figlia e sorella di Michael) hanno preso le distanze dal progetto, mostrando da subito il loro disaccordo su questa pellicola. Per Paris molte criticità non sono state messe in luce, anche quelle caratteriali del padre. Tra l’altro il film è molto simile ad una serie degli anni 90: “The Jacksons: An American Dream“. La storia ovviamente è una, ma non si sono molto allontanati da quella trasposizione, soprattutto durante il periodo dell’infanzia. Manca anche il coraggio di fare una vera scelta narrativa, ci sono tanti momenti messi insieme senza mai rompere la superficie.
Molto presente qui la figura del suo legale, John Branca, che guarda caso è anche uno dei produttori del film nonché presidente dell’estate di Michael Jackson. Avremmo dato più spazio ad esempio al rapporto col fratello Jermaine. Ma essendoci anche lui dietro al film, sarebbe stato alquanto improbabile.
Il film non ha raggiunto (per ora) un buon punteggio su Rottentomatoes, anzi, e ci sono molte cose che lasciano dei quesiti aperti
Il film arriva fino al 1988 (il finale è stato girato da capo, in realtà copriva anche l’era post “Bad” originariamente, ma ne parleremo dopo) e ci sarà una seconda parte al cinema. Ora, contando che la maggior parte degli spettatori sono fan di Michael Jackson o amanti della musica, non tutte le persone guardano un biopic al cinema. Quindi, quando hai la fortuna di intercettare spettatori che non rientrano in quei due target sarà difficile portarli al cinema per la seconda parte, intercettarli di nuovo dopo qualche anno e dopo l’entusiasmo iniziale. A meno che non si appassionino. E proprio qui sta la nota positiva del film Michael.
Jafaar Jackson, l’attore che lo interpreta nonché suo nipote, è spettacolare, il modo di muoversi e la sua voce nella versione originale fanno davvero la differenza. Anche il suo acting non è per nulla male, anzi, riesce a diventare senza imitare. Anche Juliano Valdi, il “piccolo” Michael è incredibile e riesce ad emozionare in modo impressionante. Il doppiaggio italiano, invece, sembra un po’ “forzato“, ma ovviamente capiamo che non sia semplice imitare la voce con cui Michael parlava. Un film iconico, tecnicamente ben fatto, che almeno mostra come quella di Michael fosse solitudine, voglia di libertà e non stranezza.
C’era davvero una scelta più giusta di un’altra?
Ma ciò non toglie la difficoltà dell’operazione, anche se concordiamo sul fatto che sia impossibile raccontare una carriera così in un solo film. La scelta più giusta sarebbe stata una miniserie? Forse. Ma qui ci sarebbero stati costi più alti, e soprattutto di serie e film/documentari sulle piattaforme ce ne sono già su Michael Jackson. Tra l’altro, come dicevamo, simili. Quindi avrebbe fatto meno notizia, e forse meno spettatori. Il film è stato pensato come “evento“, basti pensare anche ai menù a tema e gadget disponibili durante le proiezioni in tutto il mondo in determinate catene.
Anche perché, tornando alla constatazione di prima, il biopic ormai è un genere molto diffuso e perché privarne proprio Michael Jackson? Diventa anche una questione morale, per mandare avanti la sua legacy e far conoscere (nel caso qualcuno non sapesse chi è Michael Jackson…) l’artista anche ai più giovani.
Ma il film Michael sarebbe potuto essere molto di più
Un’ operazione utile sarebbe stata quella che è stata fatta con Enzo Tortora in “Portobello“, serie recente diretta da Marco Bellocchio. Visto che – come dicevamo – tutti sanno chi è il Michael artista, sarebbe stato opportuno raccontare e chiarire una volta per tutte le vicende controverse sulle quali molte persone, che ignorano i fatti, hanno ancora dei dubbi. Il biopic inizialmente copriva anche lo spazio temporale delle prime accuse di pedofilia, nel 1993. Ma sono serviti soldi e tempi aggiuntivi per girare nuove scene, fare tagli e modifiche. Durante le riprese è emerso un vecchio accordo di riservatezza sul caso Jordan Chandler (primo accusatore di Michael) e dunque per evitare una causa milionaria, l’estate di Michael Jackson ha pagato le modifiche al film sborsando i 15 milioni necessari.
La vera parte interessante però, su cui incentrare un intero film o serie, sarebbe stata il processo del 2005. Finalmente assolto da tutti i capi d’accusa, magari prendendo preziosi spunti anche dal libro “Il complotto” della giornalista Aphrodite Jones. Avrebbero portato sullo schermo il Michael uomo, ripristinandone la figura. I rischi legali, però, sarebbero stati molto alti, ma avrebbero potuto trovare escamotage o espedienti narrativi interessanti. Difficile, ma non impossibile se hai lo sceneggiatore de Il Gladiatore e il regista di Training Day a lavorare sul progetto. Non è un atto dovuto, certo, ma quasi necessario: molti nemmeno sanno che c’è stato un processo, la maggior parte delle persone è convinta che “abbia pagato” gli accusatori per chiudere la questione. Purtroppo è accaduto nel 1993, poiché era nel bel mezzo del Dangerous tour ed era stato consigliato dal suo team di legali e dalle persone a lui intorno, nonostante fosse intenzionato inizialmente ad approfondire la questione in tribunale.
Cosa ci aspettiamo dalla seconda parte di Michael?
Sarebbe bello e soprattutto giusto, trovare nella seconda parte del biopic dei riferimenti alla vicenda giudiziaria che lo ha poi visto assolto e trionfante. Qui è davvero importante raggiungere un ampio numero di spettatori, magari lo stesso della parte uno del film vista la tematica importante da chiarire. Per la seconda parte probabilmente sarà anche necessario cambiare attore, sarà il periodo di un Michael più adulto e con addosso gli effetti definitivi della vitiligine. Probabilmente si opterà per un’impersonator al posto di Jafaar Jackson?
Sarà in grado, la seconda parte, di rendere davvero giustizia a tutti i lati di Michael Jackson?
Questa se non altro è stata una bella occasione per riascoltare brani iconici e per mettere al corrente la gente di cose come la vitiligine di Michael, malattia autoimmune che gli ha distrutto la pigmentazione e quindi il colore della pelle, del disagio dietro la voglia di rifarsi il naso (anche se la dismorfia non è stata trattata sufficientemente, Michael aveva un grosso problema di acne e le persone lo additavano man mano che cresceva e, inevitabilmente, cambiava), dell’incidente sul set dello spot della Pepsi che gli ha causato una severa dipendenza da antidolorifici. E, del suo animo innocuo e gentile.
In sostanza ottimo film per avvicinare le persone a Michael e per far crollare qualcuno dei tanti pregiudizi. Perché pare si sia tralasciato il percorso artistico solista e la creazione viva della musica per dar più spazio ad altre questioni, quindi l’intenzione probabilmente era fare un focus su una parte di Michael persona. I fan sanno bene, ma chi si approccia per la prima volta alla sua vita riconosce le canzoni, ma non il processo che va da “tu non sei come gli altri” ad essere il numero uno al mondo. Abbiamo alte aspettative per il prossimo capitolo, speriamo di non restarne delusi. Intanto questo film per noi è promosso, è difficile raccontare bene una storia così lunga e complessa. Non sarà perfetto, ma ci ha comunque emozionati.










