“Il 13 marzo esce… devo guardare in macchina? Il 13 marzo esce… non la so però, la devo leggere. Il 13 marzo esce il mio quarto disco dal titolo “Calcinacci””.
È con queste parole che termina un breve assaggio di un cortometraggio in cui Fulminacci discute con Pietro Sermonti e con il quale decide di presentare il suo ultimo progetto musicale, “Calcinacci” in uscita il 13 marzo (se non si fosse capito).
Risate immediate in sala, cameo totalmente inaspettato e già da questi pochi minuti sembra essere chiaro che non si sta parlando “solo” di un disco.
La direzione è quella di un progettaccio a tutto tondo che mescola musica, cinema, televisione ed anche un pizzico d’ironia. Fulminacci sembra sempre più a suo agio nel creare connessioni fuori dalla comfort zone musicale e d’altronde non è nuovo a queste contaminazioni: al suo primo Sanremo duettò con Valerio Lundini, quest’anno porterà Francesca Fagnani nella serata cover e nel mezzo ci infila pure un cortometraggio. Normale amministrazione, insomma.
Stupida sfortuna verso Sanremo, ma di sfortunato c’è ben poco
Per Fulminacci questa non è la prima volta sul palco dell’Ariston. Nel 2021 partecipò con “Santa Marinella”, in pieno Covid con la platea invasa da palloncini, alcuni passati alla storia per le loro dubbie forme, e che per lui sono un incubo dichiarato. Interviste su Zoom, clausura in hotel “Mi sentivo un bambino sperduto”, racconta. Terrorizzato anche dalle steadycam che gli arrivavano addosso.
Quest’anno la musica è differente, in tutti i sensi. In gara ci sono amici, colleghi che sente “pari” per età e percorso, e questo cambia la prospettiva. Ha capito che Sanremo è una macchina gigantesca e impegnativa, sì, ma anche incredibilmente divertente se la vivi nel modo giusto. E soprattutto, questa volta, niente palloncini a tenerlo sveglio durante le due ore di sonno che lo accompagneranno durante la settimana santa.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, Stupida sfortuna non è nata con Sanremo in testa. Il brano ha più di un anno ed è stato scritto insieme a Golden Years, che sarà anche direttore d’orchestra all’Ariston, il giorno stesso in cui si sono conosciuti. “È stata subito lei”, racconta Filippo, come si direbbe di un colpo di fulmine.
Successivamente, però, ammette che le canzoni presentate erano due e la scelta finale è spettata a Carlo Conti. L’altra traccia è comunque presente in “Calcinacci”, ma su quale sia mantiene il massimo riserbo. L’unico indizio? “Era più da premio della critica per il testo”. Segnato sul calendario, il 13 marzo siamo ufficialmente pronti a trasformarci in Sherlock Holmes.
E quando gli chiedono la sua posizione ideale in classifica risponde senza esitare: “Quinto, top five senza i problemi del podio e allo stesso tempo non sono quarto che è un quasi podio”. Strategico.
Fagnani, Mina e la Tv Vintage
Per la serata cover Fulminacci si gioca una carta inaspettata: Francesca Fagnani. Insieme porteranno “Parole parole” di Mina, con l’idea di ricreare un’atmosfera da tv anni ’60/’70.
Una chicca? Prima di decidersi definitivamente su Fagnani, il cantautore romano si era confrontato con Gazzelle che gli aveva ironicamente proposto Leonardo De Andreis. A questo giro, però, è rimasto “soltero” per davvero.
“Calcinacci” tra macerie e ricostruzione
Fulminacci non è esattamente il tipo da copertina di “Chi” ma, complice anche l’atmosfera molto intima, qualcosa lascia trapelare. Ha chiuso una relazione lunga e importante e ora si ritrova, metaforicamente, in mezzo alle macerie a fissare i calcinacci. Invece di chiamare un’impresa edile, però, ci ha fatto un disco (per nostra fortuna).
La produzione è stata quasi totalmente affidata a Golden Years, ormai suo partner in crime, tranne in “Nulla di stupefacente” dove c’è il tocco di okgiorgio.
In “Calcinacci” compaiono anche due nomi che sembrano coinquilini naturali del suo universo: Franco126 e Tutti Fenomeni. Con Franco si sono frequentati parecchio, scrivendo pezzi “per ridere” finché, tra una battuta e l’altra, non è uscito quello serio. Su Tutti Fenomeni, invece, non si trattiene: “È un artista che adoro alla follia e che voglio pubblicizzare il più possibile”. Ed è subito impero romano, nel vero senso della parola, trattandosi di due punte di diamante della Capitale.
Un cortometraggio come ciliegina sulla torta
Come se non bastasse, insieme al disco uscirà anche un cortometraggio di circa venti minuti. Un vero corto cinematografico, recitato, con Fulminacci protagonista e che racconta il disco in forma narrativa. I videoclip, dice, ormai lo annoiano. Questo progetto invece lo ha divertito tantissimo. Qualcosa di radicale, più vicino al cinema che al classico storytelling da tre minuti su YouTube.
Fulminacci, insomma, sembra aver capito come si sta dentro al caos senza lasciarsi schiacciare: guarda le macerie, le chiama “Calcinacci” e, invece di evitarle, ci costruisce sopra un disco ed un brano da presentare direttamente sul palco più temuto d’Italia.










