RÉCLAME esce il 16 gennaio ed è il terzo album dei Réclame. Un disco che prende una parola familiare e la applica a più contesti, inserendola dentro le relazioni, il linguaggio, il modo in cui ci si racconta. Qui la réclame non è solo pubblicità: è una postura quotidiana, un adattamento continuo alle aspettative altrui, una forma di sopravvivenza che passa dall’immagine prima ancora che dalle scelte.
Il disco attraversa il presente in maniera lucida. I brani osservano un sistema in cui tutto tende a essere presentabile, spendibile, ottimizzato. Il mondo dello spettacolo diventa un punto di osservazione privilegiato, non perché separato dal resto, ma perché rende visibili dinamiche che altrove restano meno esplicite. La domanda che attraversa l’album resta aperta: quanto spazio c’è per qualcosa che non sia funzionale, performativo, utile?
I singoli che hanno anticipato l’album nel corso del 2025 funzionano come punti di accesso a questa nuova dimensione dei Réclame. Il mercato, Cosa siamo diventati? e Allegria! mettono in scena ruoli, slogan, meccanismi riconoscibili. Ma è nell’insieme che il disco trova la sua coerenza, seguendo una traiettoria che porta dalla rappresentazione alla necessità di togliere strati.
La band arriva a questo disco dopo un percorso già definito. Marco Fiore e i fratelli Edoardo, Gabriele e Riccardo Roia, hanno sempre lavorato su una scrittura attenta ai contesti e ai ruoli sociali. Dai primi passi a Sanremo Giovani fino ai dischi precedenti, il centro è rimasto lo stesso: raccontare persone e situazioni senza idealizzarle, lasciando emergere contraddizioni e limiti. In RÉCLAME questo approccio si fa più diretto e meno protetto.
Il disco segue un movimento preciso. All’inizio domina un linguaggio costruito, ironico, spesso volutamente artificiale. L’inglese usato come ornamento, lo sguardo sul mondo dello spettacolo, l’idea di successo come promessa continua. Poi qualcosa cambia. Le canzoni smettono di reggere la posa, l’ironia si assottiglia, le frasi diventano più semplici. Non perché si cerchi una soluzione, ma perché la superficie non basta più.
Il tema del falso attraversa tutto l’album: è una pratica quotidiana, un modo di stare nei rapporti, di adattarsi, di rispondere a ciò che viene richiesto. L’autenticità, quando arriva, non ha nulla di eroico. È fragile, parziale, spesso scomoda. Sta nelle crepe, non nelle dichiarazioni.
RÉCLAME si chiude lì. Ci ricorda che vivere dentro un sistema fatto di immagine e promesse è possibile, ma ha un costo. Il disco lo mostra chiaramente, seguendo un percorso che va dalla messa in scena alla necessità di togliere. È in questo passaggio, concreto e riconoscibile, che il lavoro dei Réclame trova il suo senso più netto.










