È la notte del 30 luglio 2025 quando Lucio Corsi, Tommaso Ottomano e altri 16 musicisti suonano i più famosi (e non) dischi del cantautore grossetano presso le suggestive rovine dell’Abbazia di San Galgano a Chiusdino, in provincia di Siena.
La Chitarra Nella Roccia (Live) è il sogno di Lucio Corsi
“Sono passati più di dieci anni da quando io e Tommaso Ottomano ci siamo detti che avremmo voluto fare un concerto dentro l’Abbazia di San Galgano. Alla fine ce l’abbiamo fatta, suonarci dentro è stata un’esperienza unica che era obbligatorio immortalare con una cinepresa”.
I volti, le mani, gli strumenti e la voce vengono catturati nel bel mezzo della campagna senese, non lontano dall’amata Maremma di Lucio. Nasce, così, “La Chitarra Nella Roccia – Lucio Corsi dal vivo all’Abbazia di San Galgano”, un film diretto da Tommaso Ottomano e prodotto da Sugar Music che, dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma il 25 ottobre, è approdato nelle sale dal 2 al 5 novembre.
È da questa esperienza che prende vita il suo primo album La Chitarra Nella Roccia (Live): “nonostante la mancanza di un tetto nell’Abbazia, cosa che consentirebbe alla musica una facile via di fuga nel cielo, anche le canzoni sono state intrappolate in un disco. Uscirà il 14 novembre”.
“Altalena Boy / Vetulonia Dakar”
“Altalena Boy / Vetulonia Dakar” è il primo disco di Lucio Corsi, pubblicato nel 2015; l’unico brano proveniente da questo è “Altalena Boy”, sicuramente il più emblematico.
“Fu il solo sulla Terra a fare il giro della morte
Sparì oltre la cima degli alberi
Come una stella cadente nella notte”
“Bestiario Musicale”
Nel 2017 arriva, invece, “Bestiario Musicale”, un progetto tanto particolare quanto interessante, incentrato su otto animali della Maremma. Tra queste “canzoni notturne” – così chiamate dallo stesso Lucio perché “gli animali selvatici escono prevalentemente la notte” – solo “La lepre” è stata inclusa ne La Chitarra Nella Roccia (Live). Forse perché è arrivata per prima.
“Houston, che sfortuna
Siamo arrivati secondi, c’è una lepre sulla luna
E c’è arrivata prima di noi, prima dei russi
Senza tutti questi calcoli, senza discorsi”
“Cosa Faremo Da Grandi?”
“Freccia Bianca”, “Amico Vola Via”, “Trieste”, “La Ragazza Trasparente”, “Senza Titolo” e, ultima ma non per importanza, “Che Cosa Faremo Da Grandi?”: sono queste le canzoni tratte da “Che Cosa Faremo Da Grandi?” (2020), il suo terzo album, probabilmente il più completo, il più riuscito. Di 9 brani – o poesie, lo possiamo dire – totali, ben 6 sono compresi nel progetto live.
“Buttando nel vento il lavoro di anni
Perché nemmeno da vecchi si sa cosa faremo da grandi”
“La Gente che Sogna”
Da qui vengono estrapolate, invece, “Magia Nera”, “Orme” e “La Bocca della Verità”. Certo, sarebbe stato bello ascoltare “Astronave Giradisco” (2023), ma ci accontentiamo.
“Certe orme sono ferite sulla riva
Che non spariscono con le onde
Ma restano stampate sulla pelle a vita”
“Volevo essere un duro”
“Volevo essere un duro” è un disco che non ha bisogno di presentazioni e che, ormai, conoscono quasi tutti. L’omonimo singolo si è classificato secondo a Sanremo 2025 e ha permesso a Lucio Corsi di farsi conoscere dal grande pubblico. Eppure, chi lo segue da tempo, non è del tutto entusiasta né dell’album né della fama.
La Chitarra Nella Roccia riprende ben 8 dei 9 brani di “Volevo essere un duro”, lasciando fuori “Let There Be Rocko” – peccato.
La più bella è sicuramente “Tu sei il mattino”:
“Tu sei il mattino, una porta su Marte
Sei il mio cuscino dalla giusta parte
Fu amore per la prima volta
Io e te tra la gente che non sogna”
“Canzone Senza Musica – Gli Alberi” e “Maremma Amara”
“È vero che gli alberi sanno scappare
In fin dei conti tutti lo sanno
Per questo i giardini sono recintati
E chiudono a chiave i cancelli del parco
Ulivi costretti a marciare sul posto
Muovendo col vento soltanto le fronde
Gli alberi scappano meglio di notte
Senza portarsi dietro le ombre”
È questa la “Canzone Senza Musica” che Corsi “recita” al pubblico dell’Abbazia di San Galgano, spiegando: “perché quando arrivai a Milano dalla Maremma, mi accorsi che chiudevano i parchi a chiave. E che senso ci sarebbe nel chiudere un parco a chiave se non avessimo questa consapevolezza di fondo della possibilità di fuga degli alberi. Se no non ci sarebbe motivo di chiudere a chiave i parchi di notte”.
“Maremma Amara”, invece, è un canto sociale e politico, risalente ai primi dell’Ottocento. Parla di chi lasciava tutto per andare a lavorare nella paludosa e selvaggia Maremma.
Questo canto, inoltre, è stato reso celebre da Caterina Bueno e poi ripreso da artiste come Nada e Gianna Nannini.
Lucio, il vento è una spinta, non solo a Trieste.










