FRESH TALENT: Mille

da | Giu 24, 2025 | FRESH TALENT

Un po' Nada, un po' Carrà, con quel fuoco sacro da diva di altri tempi capace di accendere la luce nell'anima: ecco a voi Mille

Mille, al secolo Elisa Pucci, è una di quelle artiste che rappresentano al meglio il concetto di poliedricità. Il pubblico inizia a conoscerla come voce della band Moseek, che nel 2015 va a X Factor per divertirsi e si diverte parecchio: fino alla finale. Da bambina aveva falsificato la firma di suo padre per poter partecipare allo Zecchino d’Oro, riuscendo nel suo intento.

Nel 2020 inizia a scrivere in italiano e la sua carriera prende una piega diversa, mostrando quella diva senza tempo che ha sempre abitato l’anima di Elisa.

Una diva che appartiene ai palchi: quando non è la musica, è il teatro a tenerla davanti al pubblico dopo averla rapita «con un inganno».

Dopo un meraviglioso, ricco EP del 2023 (“Quanti me ne dai”), Mille torna ora con il suo primo vero album, che uscirà in autunno e si chiamerà “Risorgimento”.

Prima “Il tempo, le febbri, la sete”, poi “C’est fantastique”: due brani che sembrano quasi agli antipodi per dare un primo assaggio di un album che si preannuncia sorprendente. L’emotività sincera del primo, la ribellione marciante del secondo.

“Risorgimento” sarà un racconto intimo e potente, che affronta temi come rinascita personale e riscoperta di sé. Il titolo è diventato in maniera naturale il simbolo perfetto di un percorso emotivo e umano che segna un prima e un dopo nella vita di Mille.

Una filosofia che si lega molto al prossimo appuntamento che vedrà Mille protagonista: il Milano Pride, dove Mille si esibirà con 3 brani «che hanno un filo conduttore che li lega: è sempre una questione di cuore e di affermazione della propria identità».

Oltre ai due singoli sopracitati, si aggiungerà all’esibizione al Pride anche “Amare cose complesse”, «proprio perché mi sembrava la bandiera giusta da portare su quel palco».

Dopo il Pride, ci sarà occasione di vedere Mille dal vivo durante il suo tour estivo (trovate le date in fondo all’articolo) e nelle due date autunnali già annunciate, in programma l’11 novembre a Milano (Santeria Toscana 31) e il 12 novembre a Roma (Monk).

Nel frattempo, abbiamo scambiato qualche parola con Elisa per incastonare questo momento speciale della sua carriera.

Parto da una cosa un po’ vecchia: il tuo rapporto con X Factor.

Ok, pensavo allo Zecchino D’Oro, se volevi andare più indietro…

No, no, mi sono fermato lì per ora! Come vedi ora l’esperienza che hai fatto a X Factor? È un’esperienza che rifaresti? Come è cambiata la tua visione dei talent da quel momento ad adesso?

Allora, devo dire che non è cambiata l’opinione, cioè nel senso che è stata un’esperienza bellissima, che rifarei nella stessa maniera in cui l’ho fatta e… Beh, quel programma ti dà l’opportunità proprio di vivere nel paese dei balocchi, musicalmente parlando, perché comunque ti mettono a disposizione qualsiasi cosa. Cioè, come battuta gli avevo detto: ma la prossima puntata facciamo, che ne so, una mega bilancia, no? Dove andiamo a suonarci sopra. E quelli hanno costruito una bilancia che si spostava col mio peso.

La cosa che penso sempre è che ci vuole la testa per affrontare un percorso simile, nel senso che bisogna considerare quel contesto un mezzo e non il fine, bisogna considerarlo come uno strumento per farsi conoscere, e non come il lascia passare alla fama, al successo e ai milioni in banca, e viverlo come qualcosa che bisogna considerare appunto come facente parte di un percorso.

La testa, in generale, specialmente nella musica, ma lavorativamente parlando, molto spesso conta anche più del talento. Quindi l’intelligenza di affrontare le cose con una certa lucidità, con un certo ancoraggio a terra, è fondamentale per la buona riuscita.

A volte nell’opinione pubblica c’è la contrapposizione tra la gavetta e i talent, che sono visti un po’ come delle scorciatoie, no? Pensi che esista questa contrapposizione?

La gavetta è quel numero di esperienze che ti formano, indipendentemente da dove, con chi e come la fai, l’esperienza che ti porta poi a raggiungere gli obiettivi è quella. Poi, come in tanti casi, come quando, che ne so, ti compri i follower, no? Come te li sei comprati, te li dai in faccia, perché la differenza sta nell’utilizzare con intelligenza e con professionalità la cosa che fai.

Quindi può essere una scorciatoia, nel senso che si può abbreviare il tempo in cui tu passi da zero follower a un grande bacino di utenza, si può accorciare il tempo in cui da zero arrivi a cento. Chi arriva ad una grande notorietà dopo il talent, ha poi comunque la difficoltà di mantenerla quella notorietà.

Tutto sta nel farsi attraversare dalle cose e nel costruire i mattoncini dopo i mattoncini, anche se fai i talent e quindi da oggi a domani c’hai gente che ti riconosce. Però devi poi mantenere questa cosa.

Tu avevi una certa aspettativa quando l’hai fatto?

L’ho fatto proprio a cazzo de cane! (Ride) Quando mi ha fatto l’iscrizione il batterista, era l’ultimo giorno che ci si poteva iscrivere, tant’è che da Roma noi siamo andati a fare le audizioni a Bologna. Con il fatto che c’era Skin, e poi era il primo anno delle band, allora Davide mi ha detto ma sì, iscriviamoci, ma che ce frega.

Quindi proprio con faccia da culo e con zero aspettative, perché noi già suonavamo in giro, quindi quei ritmi lì non ci spaventavano, anzi per noi era “vacanza”. Eravamo abituati a guidare il furgone, caricare e scaricare, fai il soundcheck, fai il live, poi ricarica, riscarica, riparti. Lì invece è tutto pronto, quindi sì c’è fatica, perché c’è un impegno emotivo, ma la fatica vera è sul furgone.

Dal vivo, ciò che trasmetti è che sembra proprio impossibile immaginarti lontano dai palchi. Sembra che la tua vita possa essere solo quella, che sia per la musica o per il teatro: in una vita fuori dall’arte, cosa avresti fatto?

Avrei fatto la psicoterapeuta, oppure qualcosa di relativo alla grafica, cioè “lavorare con il computer” come direbbe nonna, cioè fare le grafiche delle cose, o la vagabonda. In questo ordine di scelta, sì sì sì, in ordine di scelta, oppure potrei fare tutte e tre le cose contemporaneamente facendo la vagabonda, che è comunque una cosa fattibile, volendo (ride).

Quando c’è stato il momento in cui hai deciso che la tua vita sarebbe stata sui palchi?

L’ho sempre voluto fare, e tutti i lavori che ho fatto li ho sempre fatti per poter fare musica. Io mi sono anche laureata e mentre facevo l’università lavoravo anche, insomma, ho sempre lavorato per potermi permettere inizialmente gli strumenti da comprare e le cose che servono per scrivere musica o per suonare.

Dopo X Factor è diventato effettivamente il mio lavoro perché, economicamente parlando, dopo X Factor ho fatto esclusivamente solo musica, prima facevo milioni di lavori e musica, dopo X Factor c’è stato questo upgrade, banalmente proprio un fatto economico. 

Mentre per quello che riguarda il teatro, in verità io sono stata ingaggiata dopo un inganno, perché il regista mi aveva proposto di fare questo concerto teatrale e ho detto «ma quindi non devo recitare?» «Ma sì, ma poca roba, fai serena, vai serena».

Vabbè, quando poi abbiamo fatto l’allestimento, erano dieci giorni a Bergamo, mi sono resa conto che era un monologo di ottanta minuti, quindi io sono stata ingannata, però ben felice di essere stata ingannata così.

Qual è la tua opinione più controversa? 

Io odio i formaggi, li odio, c’è proprio un’ostilità. L’unica persona che mi può toccare dopo aver mangiato e toccato il formaggio è mia nipote. Questo è proprio un grandissimo atto d’amore.

Quanto della tua vita personale raggiunge i testi delle canzoni?

Ah, guarda, proprio totalmente… Cioè ci stanno proprio tutti i cazzi miei. Proprio… è una telecronaca! Non mi invento niente, quindi si possono notare tutte le vicissitudini che vivo. Anche perché non saprei fare diversamente.

Poi ci sono anche state delle cose che ho raccontato che magari non ho vissuto io in prima persona, ma è come se l’avessi fatto. Le ho raccontate parlando di quella persona quindi usando la terza persona, però non inventando niente necessariamente si trovano tutte le cose che vivo.

Quindi parti spesso prima dai testi e poi arriva la musica?

Contestualmente. Parto da una cellula melodica con delle parole che poi magari mi appunto sul cellulare e poi quando vedo che ho fatto una buona semina mi metto, appena ho un attimo, con la chitarra o col pianoforte e butto giù quelle cose, quelle idee. Però generalmente mi suonano proprio in testa quelle frasi con quella melodia.

Poi c’è la costruzione: quando il pezzo è costituito, allora c’è quello che è il mestiere ovvero cesellare, scegliere delle parole che suonino, che ballino sulla melodia, però quello è nel secondo momento. 

Spesso hai parlato delle relazioni: a volte con ironia e strafottenza, a volte con un po’ di sofferenza. Da cosa dipende la scelta di raccontare una cosa in un modo o in un altro?

Da come sto di umore: l’ironia sicuramente è proprio il mezzo attraverso il quale vado ad affrontare generalmente le cose che mi capitano.

I momenti più intensi, musicalmente parlando, sono la fotocopia dei momenti in cui sono stata veramente male o comunque in cui ho vissuto più intensamente una cosa. Ma perché non posso scindere come sono io dallo stato d’animo in cui poi scrivo.

Raccontando la sofferenza, non hai paura di dare troppo potere a chi ti ha fatto star male?

Ma no, guarda a me non me ne frega proprio niente. Anzi, in passato ho avuto più paura di essere abbastanza diretta e quindi di fare io del male.

C’è una canzone che si intitola “146” in cui dico “sembri un rospo”: io ci stavo insieme quando l’ho scritta. La prima volta che l’ho registrata stavo in macchina con lui, stavo presentando il provino e stavo a cantare proprio a cannone. Lui mi fa «potresti cantarla con un po’ meno entusiasmo?»

Poi se una persona alla quale scrivo una canzone si lusinga, ben venga.

Speri anche di scrivere delle ballad d’amore o ti affascina di più il tormento?

Non c’è qualcosa che mi affascina di più o di meno. C’è una canzone che si intitola “Qualcosa di stupendo” che per le persone è una dichiarazione d’amore e in tante occasioni ho ricevuto messaggi in cui viene utilizzata questa canzone come ballo ai matrimoni. Quella canzone io l’ho scritta per la depressione, non per un uomo. Però quella per esempio non è una canzone tormentata, ma proprio una dichiarazione d’amore: viene percepita così quindi effettivamente quello che uno scrive non è necessariamente quello che le persone prendono.

Hai un album in arrivo in autunno: ti capita di buttare via molte canzoni prima di arrivare a essere soddisfatta?

No, ma perché non scrivo 18 milioni di canzoni: c’è una semina e poi un raccolto. Ci sono delle canzoni che lascio fuori dal disco, quello sì, per una serie di motivi… però non ho fatto un’enorme cernita. C’è una cosa che io chiamo “cimitero delle idee”: nel cimitero delle idee ci sono delle ispirazioni, degli input, delle intuizioni però nel momento in cui io non vado a chiudere un pezzo rimangono lì. Nel momento in cui io finisco un pezzo, quella cosa ha preso un posto.

Il tuo rapporto con Milano com’è?

Io ci sto da sei anni. Mi sono trasferita i primi di giugno dalla scala C alla scala B. Davanti alla scala C ci sta ancora la mia ex dolce metà, quindi noi ci salutiamo, e c’è anche il mio miglior amico che abita lì.

Noi lì siamo tutti amici, tra i più stretti siamo in dodici e quindi moltiplico questo microcosmo, questo nucleo familiare ormai per tutta la città di Milano.

Di base io non vivo cose che non mi piacciono, non vado in contesti che non mi piacciono, non presenzio per la voglia di presenziare. Quindi se vado a un concerto è perché mi piace quel concerto e non perché è giusto andarci e quindi faccio solo quello che mi fa stare bene. 

Ti piacerebbe di più essere la reincarnazione della Carrà o di Nada?

Mi piacerebbe essere la reincarnazione di Gesù Cristo a questo punto scusa, oppure della Maddalena se proprio devo dire. Che poi comunque, con la Carrà stiamo là…

Alla fine ti dico… un mix, perché mi sento vicina ad entrambe però in maniera diversa. La parte cantautorale di Nada, la parte spettacolare di Raffaella Carrà. Quindi non saprei scegliere.

Le date del tour estivo di Mille

  • 27 GIUGNO – SIENA @ VIVIFORTEZZA
  • 1 LUGLIO – COLLEGNO (TO) @ FLOWERS FESTIVAL
  • 8 LUGLIO – RIO SALICETO (RE) @ MUSICA IN CASTELLO
  • 12 LUGLIO – BRESCIA @ ARENA ESTIVA TEATRO BORSONI
  • 10 LUGLIO – MORROVALLE (AN) @ FOOL FESTIVAL
  • 18 LUGLIO – POLIGNANO A MARE (BA) @ PORTO RUBINO
  • 19 LUGLIO – AVIGNONE (FR) @ LE SON DU OFF
  • 25 LUGLIO – GOMBOLA (MO) @TRASPARENZE FEST
  • 26 LUGLIO – GENOVA @ BALENA FESTIVAL
  • 3 AGOSTO – S. BENEDETTO DEL TRONTO (AP)  @TBA
  • 5 SETTEMBRE –  MONTEBELLUNA (TV) – PALIO DEL VECCHIO MERCATO 

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