American Heart di Benson Boone ci ha lasciato qualche domanda

da | Giu 20, 2025 | Recensioni album

E una certezza: è un album fatto di pop allo stato puro

Benson Boone porta intorno a sé un clamore mediatico tale che rischia di distrarre dal cantante strepitoso che è.

Sul palco la sua presenza è scintillante, con paragoni a Freddie Mercury accettati, cavalcati, celebrati col duetto insieme a Brian May su “Bohemian Rhapsody” al Coachella.

Qualche anno fa si gridava alla blasfemia quando qualcuno osava indicare un giovanissimo Bruno Mars come erede di Michael Jackson: succede sempre, quando si scomodano i mostri sacri. Ma se l’andazzo prosegue in questo modo, presto anche l’indignazione intorno a Benson Boone sarà esorcizzata.

Il nuovo pop rischia di passare sempre più spesso dai trend di TikTok: più raro che lo faccia con una bella canzone come “Beautiful Things”. Bella di una bellezza che si apprezza di più dal vivo che scrollando sul cellulare: un altro dettaglio per nulla scontato. Benson Boone ha una voce potente e precisa, una scrittura tanto semplice quanto universale e capacità atletiche che lo rendono un performer magnetico.

Nel 2021 ha sfiorato il mondo dei talent, fuggendo dalle grinfie di American Idol prima che fosse troppo tardi. «La ragione per cui ho lasciato American Idol è perché volevo fare musica. Non voglio che la gente pensi: ‘Oh, Benson Boone. È diventato famoso grazie ad American Idol. Viene da lì. No. Voglio essere Benson Boone perché scrivo grandi successi e la gente ama la mia musica. È per questo che me ne sono andato. Non volevo quella etichetta addosso.» Chapeau.

Venerdì 20 giugno segna l’uscita del nuovo album di Benson Boone, “American Heart”: un titolo e una copertina che in tutta onestà lasciano qualche dubbio sulle scelte strategiche del cantautore. Va bene ispirarsi a Bruce Springsteen, ma di questi tempi piazzare una bandiera americana in copertina e affiancarla a un titolo del genere forse non è la migliore idea possibile. Peraltro, le tematiche dei brani non sembrano collegarsi in alcun modo all’immagine trasmessa dalla copertina, in linea con le affermazioni dello stesso Boone che ha allontanato la sua musica dalle discussioni politiche. Non si tratta di una critica quanto piuttosto di un puro dubbio: perché esporsi così tanto alle critiche e alle richieste di spiegazioni?

Un’altra scelta poco chiara riguarda il fatto che, oltre alla bandiera americana, in copertina si vede Benson a petto nudo. Nulla di strano, ma qualcosa che un po’ cozza con le sue dichiarazioni di pochi mesi fa: «Ricordo perfettamente che c’è stato un periodo in cui mi toglievo la maglietta perché non sapevo cos’altro fare. Dopo aver fatto molti spettacoli, inizi a capire cosa piace e cosa non piace alla gente, cosa piace e cosa non piace alle ragazze. C’è un’arte nel far impazzire chiunque… Ma non voglio nemmeno che le persone vengano a un mio show aspettandosi solo che mi tolga la maglietta, come se fosse uno spettacolo di muscoli. Primo, non ho i muscoli per quello. Secondo, non è questo ciò che voglio rappresentare… Non voglio fare affidamento sul mio aspetto fisico come motore principale dei miei spettacoli.»

Magari si tratta soltanto di qualche piccola ingenuità di un’artista che, ricordiamo, ha soltanto 22 anni. Ingenuità che, sulla stessa linea di quanto scritto nell’introduzione, rischiano però di distrarre da quello che è, complessivamente, un bel disco pop.

La tracklist di “American Heart” di Benson Boone e le prime impressioni

Il preascolto lascia spazio solo a quelle che sono le prime sensazioni, quelle impressioni di pancia che spesso poi, perdute in tante rielaborazioni, finiscono per rimanere invariate. Ecco le nostre riguardo alle nuove canzoni del disco, tralasciando “Sorry i’m here for someone else” e “Mystical magical”, due singoli che abbiamo conosciuto già da un po’ di tempo.

Mr. Electric blue

Starebbe bene in un film: trasmette quelle vibes capaci di guidarti, possiede qualcosa di catartico difficile da definire ma facilissimo da apprezzare.

Man in me

Un brano che esalta la bravura tecnica di Benson Boone, la sua capacità di spaziare in diversi stili di canto, ma non certo l’unicità: si porta dietro qualcosa di già sentito non nel senso positivo del termine.

Reminds me of you

Un vero viaggio, trasmette l’idea di una macchina che viaggia spensierata sulla Route 66. Fa pensare al video di Scar Tissue dei RHCP (solo al video). I suoni sono avvolgenti e la parola chiave potrebbe essere struggimento, nei suoi lati più affamati, nel suo ardore di ricerca.

Momma song

Porta subito la mente a “Mama i’m coming home” di Ozzy Osbourne. Molto bello il concetto del verso “And California’s getting colder”: in mezzo a una California che brucia tra riscaldamento globale e incendi, l’assenza di una mamma rende tutto più gelido. Insomma, una ballad universale per un tema universale, commovente e fatta molto bene. C’è chi la definirà lagnosa e banale: la linea tra banale e universale è forse invisibile e soggettiva. Come quella tra lagnosa e commovente, forse.

I wanna be the one you call

I took a trip to Italy. Basta poco per comprarci? Magari sì, ma è comunque molto bella l’alternanza tra la strofa veloce e il ritornello lento, un esperimento che inizia a prendere piede e lascia un effetto soddisfacente. Un brano portatore di good vibes che prosegue il viaggio, stavolta al tramonto. Probabilmente sulle colline toscane.

Wanted man

Una canzone un po’ troppo ariosa: così tanto che vola via facilmente senza lascia. Un pop un po’ troppo estremizzato nei suoi lati cacofonici.

Take me home

Nostalgia pura, al 100%, ma di quella sana. Una canzone molto dolce che riporta ai lati teneri dell’adolescenza.

Young american heart

Vedi “Wanted man”. Proprio la stessa cosa.

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