Sold out per Franco126: il concerto a Firenze tra emozioni e piccole imperfezioni

da | Giu 16, 2025 | #Cromosomiintour

Il 13 giugno a Firenze Franco126 ha collezionato l'ennesimo sold out del suo tour "Futuri possibili". Noi di Cromosomi eravamo lì...

Nel suggestivo contesto dell’Anfiteatro delle Cascine di Firenze, Franco126 ha portato a casa un umilissimo sold out. Ad attendere lui e la band che lo accompagnava, un pubblico super eterogeneo di adolescenti, genitori, coppie e gruppi di amici. 

“Io vedo il miglior pubblico d’Italia”, ha esclamato il chitarrista dopo che il pubblico ha acclamato con un coro l’ex membro della Love Gang. Più che un concerto è stato un viaggio nel tempo, saltando da un album all’altro, da “Stanza singola” a “Futuri possibili”. 

Alle 22, con mezz’ora accademica di ritardo, ecco le luci affievolirsi e Franchino far capolino sul palco, occhiali scuri inforcati sul naso come al solito. 

“Due estranei” dà inizio al concerto e la folla si unisce in un canto a squarciagola che trasmette allegria. Segue “Nottetempo” e poi il palco si colora di arancione mentre partono gli accordi di “San Siro”. All’improvviso, un salto indietro al 2017 con due intramontabili cavalli di battaglia: “Sempre in due” e “Solo guai”. Un colpo al cuore non veder sbucare Carl Brave dal tendone rosso che campeggiava sulla scenografia. 

La quinta data del tour di Franco126 a Firenze prosegue fra simpatiche gag e piccoli incidenti di percorso

Franchino indubbiamente sa come intrattenere il pubblico: con il suo accento romano scherza con i musicisti e dialoga con la folla, rendendo il live interattivo e coinvolgente. Nota di merito al “Texano”, il sassofonista che, fra una canzone e l’altra, ha intonato “La pantera rosa”. A tenere le redini del live, Zoltar126, un cartomante virtuale che alleggeriva il tutto con oracoli e ironia e che completava la scenografia del palco, ispirata allo studio di un indovino. 

Fra siparietti e battute, è stato sulle note di “Maledetto tempo” che l’Anfiteatro delle Cascine si è stretto in un abbraccio metaforico ma significativo, salutando a squarciagola un momento della vita leggero e spensierato e dando il benvenuto alla vita adulta.

Maledetto tempo, maledetto me… Come mi è venuto in mente di crescere? Ma che mi è preso a me?

Messa da parte la parentesi commovente, la folla ha ripreso a scatenarsi sulle note di “Vampiro” e “Nuvole di drago”, grazie anche al karaoke apparso al posto di Zoltar. Una svolta: chissà quanto ancora sarebbero divertenti i concerti se il testo di ogni canzone fosse proiettato sulla scenografia!

Piccolo neo della serata, l’interpretazione ahimè scadente di “Senza di me”, un’altra hit originariamente in featuring con Gemitaiz. “Ho notato che alla scaletta piace cambiare”: così Franchino giustifica la sua falsa partenza, che non è riuscito a recuperare fino a oltre metà brano. Per fortuna, l’assolo del sassofonista ha risollevato le sorti della performance, pur lasciando l’amaro in bocca al pubblico privato di un grande classico. Per recuperare l’errore, Franco126 ha poi cantato una hit di “Stanza singola”, “Parole crociate”. Peccato che dopo qualche strofa l’abbia interrotta all’improvviso con un “basta”, scatenando ancora una volta la delusione della folla. 

Un viaggio con meta tutti i futuri possibili

“A Franchì, lo sai perchè sto qua?”

No Zoltar, perchè?”

“Per ascoltare QUELLA canzone!”

Ma dai, è troppo triste…”

È così che Franchino sceglie di introdurre finalmente “Futuri possibili”, la title track del nuovo album. Una canzone struggente che ha riavvicinato il pubblico dopo gli scivoloni, ognuno con il proprio personalissimo ventaglio di futuri possibili davanti. 

Il live di Franco126 a Firenze del 13 giugno è stato intenso ma incostante. Complice anche l’acustica non ottimale, non sempre le sue canzoni sono arrivate al cuore come succede di solito. A conti fatti, però, l’emozione di rivivere gli anni d’oro dell’indie italiano è stata immensa. Da Carl Brave x Franco126 ad oggi, Franco ci ha accompagnato in un viaggio emotivo fra risate, lacrime e nostalgia.

Grazie Franchì (e grazie Texà)! 

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