Sotto il romantico tramonto di Roma, all’Auditorium Parco della Musica, il pubblico si raduna e aspetta trepidante l’arrivo di Franco126. Tra una birra, risate e una chiacchierata, il tempo passa in fretta. Alle 21 le luci si abbassano, e la realtà lascia spazio alla magia.
Su un set che ricostruisce lo studio di un indovino o di una cartomante, tra lampade alte, tende rosse e luci soffuse, la band dà inizio al viaggio con “Due Estranei”. È solo l’inizio un’esperienza che mescola ricordi, malinconie e promesse mai mantenute.
Il concerto di Franco126 nella sua città del cuore è molto più di una semplice scaletta di brani: è un vero e proprio racconto tra passato, presente e futuro. Sul palco una simil sfera di cristallo decide la sorte del live, colorandosi ogni volta di una tonalità diversa, ognuna legata ai tre album della carriera dell’artista: arancione per “Stanza Singola”, blu per “Multisala” e verde per il suo ultimo progetto, “Futuri Possibili”. Ogni colore è una chiave d’accesso a una parte dell’anima di Franchino.
Ad accompagnarlo sul palco, oltre alla band, c’è anche una presenza inattesa e ironica: Zoltar 126, cartomante virtuale ispirato al film “Big” del 1988, che accompagna lo show con piccoli oracoli.
“Metti un’altra monetina e andiamo avanti, anzi – indietro nel passato” annuncia Zoltar.
E così partono “Solo Guai” e “Sempre in Due”, perle intramontabili dell’era Carl Brave x Franco126, entrate nel cuore del pubblico dal 2017 in poi – e c’è chi ancora spera in un ritorno. Tra il pubblico, occhi lucidi, abbracci stretti e canzoni che sanno colpire dove fa più male.
Una parola per descrivere il live di Franco126 a Roma? Emozionante, ma anche “gasa”
È proprio questa la forza di Franco126: riuscire, allo stesso tempo, a far emozionare il pubblico e anche a farlo esplodere d’entusiasmo. Non a caso, la frase più ripetuta della serata è “gasa?”. Il pubblico risponde con energia, soprattutto su brani come “Vampiro” e “Senza di Me”, dove i fan sono in delirio. Ma il pubblico della Cavea dell’Auditorium s’infiamma ancora di più all’arrivo di vari ospiti speciali: Gianni Bismark, con cui Franchino canta “Università ”, Coez con cui intona la toccante “Bella Mossa” e, in chiusura, Giorgio Poi per “Nottetempo”. Ancora più inaspettato è l’ingresso di Federico Zampaglione dei Tiromancino: la loro versione di “Frasi Fatte” è un duetto intenso e malinconico.
“Franchì, secondo me col prossimo pezzo me porti in paradiso”, dice Zoltar prima dell’iconica “Stanza Singola”, un brano che tocca le corde degli spettatori, facendo tornare in mente un passato ormai lontano. È un momento sospeso: le torce dei telefoni si accendono sulle note di “Prima dell’Alba”, che diventa un rito collettivo. Gli spettatori si stringono l’uno all’altro, ognuno con la propria storia e i suoi ricordi, in un unico istante pieno di emozione.
Dopo averci fatto viaggiare tra i ricordi e tutte le strade che avremmo potuto (o non potuto) prendere, tra tutti i futuri possibili che avremmo potuto vivere, Franco126 chiude con “Vabbè”. Il palco vibra, il pubblico balla, l’atmosfera si distende e la malinconia lascia spazio alla leggerezza.
Un concerto che è stato molto più di semplice musica: un momento condiviso, un frammento di vita che restera nel cuore di chi ne ha preso parte. E se questo è solo l’inizio del tour, il futuro – anche quello possibile – promette ancora scintille.










