Ogni tanto bisogna tornare al Fabrique di Milano, giusto per gustarsi quella che è la vera atmosfera da concerto. Questa volta è giunto il momento di Silent Bob & Sick Budd, artista e producer che viaggiano sempre in coppia da svariato tempo. Sul palco c’era principalmente da portare il nuovo disco, “Angelo Balaclava”, l’ennesimo progetto strutturato e incentrato sull’underground, più che sul mainstream. Potremmo anche definirlo un artista di nicchia, ma sarebbe una scialba e riduttiva etichetta, soprattutto per quello che abbiamo potuto vedere sul palco. Se molti mettono tutto al di sotto dei numeri, il fatto di sentir cantare le tue canzoni da quasi tremila persone non ha prezzo. Quando si suona live, non è più Spotify ad avere ragione, ma il palco.
Milano: pubblico importante, zero featuring. Coraggio o normalità ?
Molti storcono il naso, se gli viene proposta l’idea di assistere ad un concerto senza alcun ospite. Soprattutto nel caso degli artisti meno affermati, dove la presenza di un big può incentivare la curiosità di una fetta di pubblico. Probabilmente non è il pensiero più giusto, eppure spesso è così. Non in questo caso. Silent Bob ha all’attivo featuring con nomi del calibro di Guè, Emis Killa, Massimo Pericolo, ma non ha portato nessuno sul palco con sè. Nessuno, se non Sick Budd. La prima parola chiave di questo live è proprio “famiglia”, ripetuta più volte dall’artista. Lui, il suo amico e produttore, il pubblico: non è un ritrovo casuale, non è un live per tutti. Il primo e fondamentale punto è stato dare la massima intimità al momento.
Quindi, più che definirlo coraggioso, diciamo che per Silent Bob è normale questo genere di atmosfera. Nei dischi i featuring sono rari o assenti, e i concerti sono momenti di puro assolo, dove tutto quel groviglio di emozioni e psiche che lo contraddistingue può venir fuori al meglio. Ad aggiungersi a questo, riteniamo grandiosa l’idea scenografica alle sue spalle. Oltre alla statua dell’angelo col balaclava (difficile da non notare), c’è stato anche un dettaglio un po’ più curioso. Alle spalle della consolle, per ogni brano veniva proiettata la visual di un dipinto, o di una statua, come il gruppo scultoreo del Laocoonte, simbolo storico di sofferenza ed ingiustizia. Insomma, Silent Bob ha scelto di accompagnare la propria musica con l’arte visiva, facendo passare mano a mano dipinti che in qualche modo mettessero in scena ciò che lui poteva esprimere solo a parole.
Silent Bob, l’artista della zona grigia.
La definizione è strana, perchè lo chiamiamo “artista della zona grigia”? Tutti quelli che hanno accesso e voglia di ascoltare rap hanno sentito parlare di lui, magari conoscono qualche brano, alcuni hanno approfondito e fatto propria la sua musica. Fatto sta che, nonostante l’alta qualità del live (ben superiore a molti artisti più blasonati), Silent Bob per il momento non ha ancora voluto sfondare le barriere del mainstream. Non possiamo sapere come andrà la carriera di un artista, né dare giudizi particolari. Però una cosa la possiamo sottolineare: a lui, più che i numeri, sembra interessare il pubblico, la risposta delle persone. E questa è la vittoria più grande per un artista che probabilmente merita tanto di più rispetto a ciò che ha raccolto.










